mercoledì 15 giugno 2016

PAOLO NORI PRESENTA IL REPERTORIO DEI MATTI DELLA CITTA' DI CAGLIARI

Paolo Nori torna a Cagliari il 18 e 19 giugno, con due appuntamenti da non perdere.

Sabato 18 giugno, alle 20:00, al Babeuf, in via Giardini 147/a, presenterà il Repertorio dei matti della città di Cagliari. Il libro, edito da Marcos y Marcos e curato da Paolo Nori, è stato scritto da Vanessa Aroff Podda, Bachisio Bachis, Alberto Bocchetta, Antonio Boggio, Carola Farci, Roberta Mele, Francesca Mulas, Nicola Muscas, Daniele Ortu, Giorgia Pittau, Chiara Saiu, Mauro Tetti e Gianni Zanata. Gli incontri per la stesura del Repertorio dei matti della città di Cagliari si sono tenuti al liceo Euclide e alla libreria Edumondo di Cagliari, tra maggio e luglio del 2015, grazie alla collaborazione delle associazioni Malik e Asibiri.
L’idea originale era venuta a Roberto Alajmo: raccontare una città attraverso i suoi matti, illustri o sommersi. Lui aveva scritto il Repertorio dei pazzi della città di Palermo, e auspicava che ogni città ne avesse uno, come ha la guida dei monumenti e dei ristoranti.
Paolo Nori ha rilanciato, organizzando laboratori di scrittura “senza sentimento” di città in città; i partecipanti censiscono i matti con occhio imparziale, trasformandosi in “cronisti medievali della contemporaneità”.

Domenica 19 giugno, sempre a Cagliari, alle 11:00, al Bar Florio, in via san Domenico 90, Nori presenterà, invece, Spinoza, il suo primo romanzo, recentemente riedito per i tipi di Marcos y Marcos “. Il romanzo racconta di quando Learco Ferrari, il protagonista, ha cominciato a scrivere, di quel che ha scritto quando si è messo a farlo perché diventasse un mestiere, e di quando ha pensato che tra un po' l'avrebbero visto per strada che avrebbe fatto impressione, dal tanto che era contento. E racconta anche di quando Paolo Nori ha cominciato a lavorare alla sua tesi, e di cosa c'entra, in questo libro, Spinoza, e di quando in Russia c'è stata una rivoluzione, e della relazione che c'è tra le agenzie ippiche e le biblioteche.


venerdì 15 aprile 2016

ECOLOGIA DELL'INFORMAZIONE PRIMA GIORNATA. LA DIRETTA STREAMING


La prima giornata di ecologia dell'informazione, nel ricordo di Giorgio Melis è dedicata al caso Regeni. La diretta streaming:



lunedì 11 aprile 2016

IL CASO REGENI AL CENTRO DELLA PRIMA GIORNATA IN MEMORIA DI GIORGIO MELIS

Poco più di un anno fa scompariva Giorgio Melis, uno dei più importanti giornalisti sardi, autore di inchieste che hanno raccontato la Sardegna fin dagli anni Sessanta, polemista instancabile e coraggioso, sempre in prima linea nel denunciare le degenerazioni della politica. L’associazione Asibiri per l’ecologia dell’informazione – della quale Giorgio Melis era socio fondatore – ha organizzato per il 15 aprile una giornata in sua memoria e – d’accordo con la famiglia – ha pensato di dedicarla alla tragedia di Giulio Regeni, il ricercatore ventottenne torturato e ucciso in Egitto.

Giorgio Melis era un sostenitore del “valore operante” della memoria. Per questo l’Associazione Asibiri ha pensato di ricordarlo affrontando – alla presenza di quanti l’hanno seguita e lo seguono da protagonisti –  questa vicenda tragica che, grazie all’impegno della famiglia Regeni e alle inchieste giornalistiche, è al centro dell’attenzione internazionale.  Una vicenda che chiama in causa valori fondamentali quali la libertà di ricerca e la tutela dei diritti umani.

Ne parleranno:
Alessandra Ballerini, avvocato della famiglia Regeni
Carlo Bonini, inviato speciale de “la Repubblica”
Aldo Giannuli, docente all’università di Milano ed esperto di intelligence
Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia.

La figura di Giorgio Melis sarà ricordata dall’avvocato Carlo Dore – che parlerà dell’attualità di una persecuzione giudiziaria che colpì Melis negli ultimi anni della sua vita -  e da Andrea Corda, vincitore dell’edizione 2015 del  premio del Centro Studi Gino Pestelli di Torino per la migliore tesi sul giornalismo.
Coordinerà i lavori Giovanni Maria .


L’incontro si terrà venerdì 15 aprile a Cagliari alle ore 17,30 al Ghetto - Centro Comunale d'Arte e Cultura via Santa Croce,18.


martedì 19 gennaio 2016

A proposito di "Ecologia dell'informazione"...







Dal sito https://medium.com/@margotten/se-questa-è-informazione-97b907ddcc55#.y5l0adet3Come



Se questa è informazione

(aspettando l’Odg è sui social media che si agisce)




Sia chiaro: ne abbiamo le scatole piene. Sì, ne abbiamo. Parlo al plurale senza essere demagogico perché oramai è appurato
 che sono in tanti, troppi, ad averne le scatole piene di CastedduOnLine: un sito che vuole essere di informazione locale 
ma che di giornalistico non ha nulla. Ma proprio nulla.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è questa: stamattina (19 gennaio 2016) a Cagliari è avvenuto uno scontro tra due convogli della linea tramviaria (erroneamente chiamata metropolitana leggera o di superficie). Sui social giornalisti o semplici cittadini hanno subito postato le loro foto per informare di ciò che è avvenuto. Ad esempio:




Tutti gli organi di informazione parlano in modo corretto dell’accaduto: sia i principali quotidiani (cartacei e online) regionali, L’Unione Sarda e La Nuova Sardegna, sia altre testate locali come SardiniaPost e CagliariPadSardegna Oggi
sia i corrispondenti di testate nazionali.
Tutti tranne uno, CastedduOnLine, che invece titolava così:




“ESPLOSIONE”, capite? Hanno parlato di esplosione nel titolo sparato sul sito e rilanciato sui social dallo stesso 
direttore del sito:




“Una parte del vagone della metro è esploso […] Le cause sono ancora da accertare”. Parole del genere non sono 
un’interpretazione dei fatti, non sono cautela. Sono un vero e proprio travisamento volontario dei fatti. Perché bastava 
vedere cosa hanno scritto le altre testate, bastava vedere cosa riportavano i cittadini sui social, le foto, i commenti dei primi 
testimoni, bastava leggere cosa ha scritto la propria cronista, prima di fare un titolo del genere.
Il termine “esplosione” è stato scientemente utilizzato per creare apprensione, paura, emozioni forti che ci fanno 
pensare con la pancia invece che col cervello, che stuzzicano il nostro morbo, la nostra macabra curiosità e che ci 
inducono a fare click.
Se altre volte il gioco è riuscito, e il clickbaiting ha portato risultati (economici) sperati, questa volta no. Questa volta a CastedduOnLine hanno giocato troppo sporco. Anche se altre volte si è denunciata la loro malafede questa volta si è andati oltre: l’indignazione adeguata e generalizata di giornalisti e lettori, delle persone che hanno svelato il gioco e denunciato il 
comportamento da carogne (nei confronti dei lettori) di questa testata.




Un’esplosione effettivamente c’è stata a Cagliari questa mattina. Un’esplosione di indignazione contro questa pratica fraudolenta. 
Per questo ho esordito che ne avevamo le scatole piene, al plurale. Cinque screenshot non rendono bene la portata dell’accaduto 
ma se si va a vedere i “Mi piace”, le condivisioni, l’engagement allora si capisce questo epic fail di CastedduOnLine.

Perché il sito non è nuovo a sparate dinsinformative del genere. Lo hanno fatto con i rom, con i deboli. Lo fanno ancora 
più spesso con politici, imprenditori o semplici persone con cui hanno screzi o divergenze personali, mettendole alla berlina. 
E’ il loro modo di agire. Probabilmente lo faranno anche con me.
Questa volta, dicevo, il gioco si è rotto. E bisogna dire grazie ai social. Anche se con #twitterdown, come ha scritto
 Insopportabile, l’aggregazione e il commento di notizie con Facebook è stato meno agevole, è con i social che si è potuto smascherare l’inganno, i mistificatori, cialtroni che non fanno altro che prendere quotidianamente in giro i cittadini. 
Qualche lettera al giornale o commento a un articolo su un sito non avrebbero avuto la stessa forza dei post su Facebook, p
erché non sarebbero circolati così tanto.
Smascherare pubblicamente una continuativa pratica lesiva del diritto dei cittadini a una corretta informazione non basta. 
Non so se un articolo che riporti deliberatamente la parola esplosione sia un reato. So per certo che quella compiuta da CastedduOnLine è un grave violazione della deontologia giornalistica. E lo è perché non è la prima volta che accade. 
Lo è perché, oltre ad esprimere disprezzo per i lettori e fornire loro informazioni deliberatamente non veritiere, questa pratica rappresenta una grave lesione della dignità di tutti i giornalisti, intesa come categoria, e dell’Ordine a cui sono iscritti
che però ancora non è intervenuto in modo deciso per mettere definitivamente fine a certe pratiche.
La funzione principale dell’Ordine dei giornalisti è dare una tutela ai cittadini, sanzionando chi viola la deontologia e per questo dà un’informazione distorta, ingannevole. Un errore può capitare, non ho conosciuto giornalista che non ne abbia commesso uno. 
Però la deliberata e continuativa pratica fraudolenta è cosa diversa. E va fermata.

domenica 22 novembre 2015

Fotogiornalismo o storytelling? Alla MEM "Ecologia dell'Informazione"

Dopo la Open Lesson di Tano D'Amico allo IED Ecologia dell'Informazione si è spostata alla MEM per il dibattito "Fotogiornalismo o Storytelling?". Ospiti Michele Smargiassi, giornalista di Repubblica dove cura anche il blog Fotocrazia, una delle finestre più autorevoli sulla fotografia mondiale, Tano D'Amico, grande fotoreporter degli anni "70 e '80, Samuele Pellecchia, fotoreporter per importanti testate americane e fondatore dell'agenzia Prospekt. A coordinare l'incontro Gabriella Saba, giornalista freelance per numerose ed autorevoli testate.

Preceduta da un'intervista su Radio3 a Michele Smargiassi per il programma Zazà e a Tano D'Amico per il TG3 regionale l'incontro è stata una grande riflessione sul mestiere di fotoreporter e sui cambiamenti che la velocità di produzione dei servizi sta imponendo a questo lavoro.

L'irruzione di tecniche tipiche dello storytelling, l'uso sempre più massiccio di immagini "staged" al posto di immagini prelevate nel momento dello svolgersi dei fatti sta orientando il mestiere verso la "costruzione" di storie che possono facilmente sconfinare verso la fiction che, hanno sottolineato tutti gli ospiti, può essere lecita in tutti gli ambiti ma non in quella che Smargiassi definisce "fotografia della testimonianza".

E' stato un momento di approfondimento colto sulla fotografia fatto da due fotografi e da un autorevole osservatore del mondo dell'immagine che ha portato alla luce un argomento che necessita di ulteriori contributi ed approfondimenti per capire l'evoluzione di quella parte dell'informazione che spesso è messa in secondo piano oppure usata come semplice illustrazione.










La Open Lesson di Tano D'Amico a Cagliari: Il commento dello IED







Dal sito dell'Istituto Europeo di Design la cronaca entusiasta della Open Lesson di Tano D'Amico svoltasi nella sede dello IED che ha ospitato, il 20 novembre, l'evento che fa parte del progetto "Ecologia dell'Informazione" organizzato da Asibiri insieme all'Associazione Malik.
Il testo e le foto sono quelli pubblicati sul sito e sulla pagina Facebook dello IED dove è postata una Photogallery  completa con gli scatti di Susanna Piga


























Siamo partiti per un viaggio insieme a Tano, condotti per mano dal suo spirito umile e nostalgico, ci ha accompagnato per tutta la mattina: è stato per noi come compagno di viaggio più grande e saggio. Il grande fotoreporter italiano ha aperto nella sede di Cagliari dell’Istituto Europeo di Design, la sesta edizione della rassegna “I libri aiutano a leggere il mondo” organizzata dalle associazioni Asibiri e Malik, con una bella Open Lesson, guidata con grande emozione da noi fotografi e docenti IED, Luca Pinna e Luigi Corda, del corso di Fotografia del triennale Media Design, coordinato da Angela Cotza. 
La lezione si è aperta con una riflessione, da parte della direttrice Monica Scanu, sui fatti di Parigi. Mentre le foto di Tano scorrevano alle nostre spalle, si legavano sinergicamente alle sue parole riuscendo a condurci nella storia racchiusa nelle sue immagini. Con una grande energia, che gli ha consentito di parlare per oltre due ore, ha creato un piacevole clima amichevole, regalandoci nelle sue risposte, degli aneddoti che ci hanno permesso di scoprire il lato romantico del fotografo che riesce a cogliere la bellezza umana pur nel disagio sociale. 
Di nuovo “E’ il ’77 ” quando una donna del pubblico si è alzata con il libro omonimo, le foto che tutti conosciamo hanno destato in lui una forte emozione, risvegliando nella  sua memoria la storia, con la nota rivalutazione degli insoddisfatti e l’innalzamento della dignità e della bellezza degli esclusi.

Una bella giornata, la prima di una serie di incontri che lo IED offre gratuitamente al pubblico esterno.

Luca Pinna e Luigi Corda