sabato 29 dicembre 2012

TEATRO DI GUERRA 2012, UNA GIORNATA DEDICATA ALLA LIBERTA' D'INFORMAZIONE


Domenica 30 dicembre 2012 alle ore 19.00, presso il Circolo Culturale Bohémien a Cagliari, si terrà la IV edizione della Rassegna “Teatro di Guerra”, organizzata dall’Associazione Culturale ARTIFIZIO e dedicata al Giornalismo di inchiesta e alla libertà di informazione.

Una rassegna culturale dedicata al dramma della guerra da un punto di osservazione particolare: quello dei giornalisti. La quarta edizione (2012) è incentrata in particolare sul tema della guerra ieri e oggi: ampio spazio verrà dato alla presentazione del libro di Maddalena Brunetti e Carlo Porcedda “Lo sa il vento”, denuncia dei veleni militari che inquinano la Sardegna e in generale i paesi “in pace”, complici silenziosi dei meccanismi militari. Perché per cambiare un sistema occorre essere cittadini informati e consapevoli. Nella rassegna si ricorda anche Antonio Gramsci, politico, storico e giornalista coraggioso di cui quest’anno ricorre il 75esimo anniversario della morte.

PROGRAMMA

Ore 19.00
Accoglienza

Ore 19.15
TEATRO DI GUERRA: l’impegno per Anna
Aggiornamento dei fatti circa Anna Politkovskaja

Ore 19.30
“LO SA IL VENTO”
Presentazione del libro di Maddalena Brunetti e Carlo Porcedda dedicato ai veleni militari in Sardegna

Sarà presente l’autrice
Maddalena Brunetti
Modera
Daniela Boi
Ore 20.30
“GRAMSCI GIORNALISTA”
Omaggio allo scrittore per il 75esimo anniversario dalla morte

Ore 20.50
Presentazione Teatro di Guerra 2013

Ore 21.00
Chiusura manifestazione

Cena anche vegetariana e vegana
Per prenotazione e info su costi:
Athena e Luca (Bohémien): + 39 347 8248304

Nel corso della serata:
Letture a cura di Carlo Antonio Angioni e Daniela Mei
Intermezzi musicali a cura di Andrea Congia
Proiezione di filmati

Progetto e direzione artistico-organizzativa: Carlo Antonio Angioni
Coordinamento e consulenza: Manuela Iannetti
Musiche: Andrea Congia
Grafica: Rebecca Dezzani

sabato 22 dicembre 2012

BUONE FESTE!




Non è stato un anno facile ma, facendo un bilancio della nostra attività, possiamo essere contenti di quanto realizzato. Per il futuro moltiplicheremo i nostri sforzi per progettare una diversificazione delle nostre iniziative e cercare un costante contatto con Voi tramite questo blog e la nostra pagina facebook, che cercheremo di rendere sempre più ricca di informazioni e di spunti di discussione. Ora le feste sono alle porte ed è tempo di auguri. 
A tutti quelli che ci hanno sostenuto, che ci hanno aiutato, che hanno condiviso le nostre idee, che hanno partecipato alle nostre iniziative, che ci sono stati vicini, che ci hanno seguito e, speriamo, continueranno a farlo, alle loro famiglie, auguriamo un buon Natale e un felice e prosprero 2013.   

lunedì 17 dicembre 2012

FACEBOOK IN SARDU: SI PODIT FAI






Riceviamo da ProgRes la notizia di questa iniziativa, che richiede la raccolta di firme per avere Facebook in limba, L'iniziativa è sinteticamente spiegata da Luigi Cocco,  responsabile della comunicazione dell'associazione:
Vi scrivo per specificare i termini della proposta riguardo ad una possibile media partnership. In sostanza l'idea di ottenere Facebook in Sardo nasce da un confronto con la loro sede europea, noi dobbiamo dimostrare l'interesse commerciale della lingua e loro aprirebbero l'opzione. E' necessario il maggior numero di firme possibile per favorire la contrattazione ora in corso con Headquarter di Dublino. Iniziative analoghe sono state avviate anche in altre nazioni dove esistono minoranze linguistiche riconosciute e stiamo cercando l'appoggio di parlamentari europei sensibili al problema.

Chi volesse aderire può firmare collegandosi al sito http://facebookinsardu.progeturepublica.net

LA DIGNITA' DEL LAVORO E L'INFORMAZIONE NEGATA




Sabato al ManàManà Elvira Corona e Uliano Lucas hanno animato un'intervista che, parlando delle fabbriche argentine autogestite, ha toccato il tema dell'ecologia dell'informazione.
Su Sardinia Post il resoconto: http://www.sardiniapost.it/culture/teatro/2145-lavorare-senza-padroni-le-fabbriche-argentine-autogestite-nel-racconto-di-elvira-corona-e-uliano-lucas

venerdì 7 dicembre 2012

ASIBIRI DIVENTA TEATRO PER UNA SERATA SPECIALE

Serata speciale nella sede di Asibiri trasformata, per l’occasione, in piccolo palcoscenico teatrale. Ieri è andata in scena la storia di chi non ha voce. “Nascosto al giorno” è una storia di ordinaria immigrazione, di clandestinità, di soprusi, di sangue. 
Ma soprattutto una storia d’amore raccontata con dolcezza, rabbia, dolore. Una storia che ti colpisce dritto al cuore ricordandoti, con una una forza narrativa asciutta e potente, quello che si cerca di ignorare, di allontanare dal nostro mondo. 


Il testo di Ettore Cannas, lo straordinario monologo di Gerardo Ferrara, le suggestioni sonore e visive di Giorgio e Maurizio Serra, la regia di Stefano Melis hanno immerso la sala in un miscuglio di sonorità e di immagini di grande e affascinante forza evocativa. Sensazioni che ci aveva anticipato Donatella Percivale nella  sua bella presentazione sul Sardinia Post e che abbiamo ritrovato, con un inaspettato e coinvolgente pathos, in questa serata speciale. 


 Presenti in sala anche Marco Alberto Desogus, ideatore dell’evento e Milena Agus che ha portato il testo sui banchi di scuola. 





Avevamo anticipato in un post precedente che Asibiri progetta il suo futuro. Il futuro è già qui, con un’associazione aperta ad eventi e contributi culturali più vari, per affermare la libera informazione e dare forza e voce alle storie di chi non riesce a farsi ascoltare.    E. P.





mercoledì 5 dicembre 2012

ASIBIRI, UN PROGETTO PER IL FUTURO

A otto mesi dalla sua fondazione ASIBIRI apre una fase nuova della sua attività. Nata per affermare l’ecologia dell’informazione in un momento di grande difficoltà per l’editoria sarda ha in questi mesi organizzato dibattiti, presentazioni di libri, corsi di giornalismo. E un gruppo dei suoi soci ha anche avviato il quotidiano regionale on line Sardinia Post.
Non è il punto d'arrivo, ma un passaggio importante di un percorso. Asibiri, pur condividendo gli spazi col quotidiano on line, va avanti in modo autonomo, come associazioni di cittadini che intendono promuovere l'ecologia dell'informazione.
Nei giorni scorsi abbiamo deciso di dotarci di una struttura operativa aperta formata dai soci che hanno deciso di mettere a disposizione parte del loro tempo e il loro sapere per realizzare nuove iniziative. E ha anche stabilito di rinnovare le cariche sociali al fine di separare nettamente il quotidiano dall’Associazione, per i motivi sono stati spiegati dal presidente Giovanni Maria Bellu nella lettera ai soci: Sardinia Post, in quanto organo di informazione, è come tutti gli organi di informazione 'sotto osservazione'. E la carica di presidente di Asibiri non è compatibile con la direzione del quotidiano on line.
ASIBIRI, dunque, va avanti con la programmazione di nuove iniziative. Aprendosi alle scuole di tutta l'Isola, realizzando momenti di dibattito anche oltre il capoluogo, avviando fin da gennaio un tesseramento diffuso. E aprendo ancora di più la sua sede a quanti hanno cose da raccontare e idee da proporre.
Nei prossimi giorni daremo notizia della data di una nuova assemblea, aperta a tutti i soci, per il rinnovo delle cariche sociali.
associazioneasibiri@gmail.com

domenica 2 dicembre 2012

"NASCOSTO AL GIORNO" SU SARDINIA POST

Oggi su sardinia Post una bella presentazione di Donatella Percivale sulla piece teatrale di Ettore Cannas (cliccate qui) in programma giovedì 6 dicembre nella sede dell'Associazione. Vi aspettiamo.

venerdì 30 novembre 2012

"NASCOSTO AL GIORNO" di Ettore Cannas

Giovedì 6 dicembre, alle ore 19,30, presso la sede dell'Associazione in via San Saturnino 7, Ettore Cannas  presenta "Nascosto al giorno", narrazione per immagini sonore con Gerardo Ferrara e Maurizio Serra.




venerdì 5 ottobre 2012

Sardegna - Emergenza informazione in Sardegna: che fare? Dibattito presso l'Associazione Asibiri

Venerdì 12 Ottobre alle ore 18.00 presso l’Associazione ASIBIRI in Via San Saturnino 7, Cagliari, si terrà un incontro dal titolo "Sardegna - Emergenza informazione: che fare?", organizzata dal Circolo di Cagliari di Libertà e giustizia, dall'Associazione Articolo 21 e dall'Associazione Asibiri. Introdurranno: Carlo Dore jr. (Coordinatore Circolo Libertà e giustizia di Cagliari ) e Corrado Grandesso (Associazione Art. 21). Giovanni Maria Bellu intervisterà Francesca Barracciu sulla proposta di legge regionale in tema di "Misure di sostegno e promozione dell'informazione locale e disciplina della comunicazione istituzionale". Ingresso libero e gratuito.

martedì 25 settembre 2012

Nasce Sardinia Post, dal primo ottobre il nuovo quotidiano online

Cari amici, da lunedì primo ottobre sarà on line Sardinia Post, il nuovo quotidiano regionale sardo d'informazione e d'inchiesta. Da subito potete seguirci sulla pagina Facebook. Venite a visitarla, diventatene sostenitori. Troverete in link per accedere all'anteprima del sito, vedere la testata disegnata da Sergio Staino e leggere gli auguri di Stefano Benni. Il conto alla rovescia è cominciato.

lunedì 17 settembre 2012

Corso di fotogiornalismo


Sono aperte le iscrizioni al CORSO DI FOTOGIORNALISMO che si terrà nella sede del’Associazione in via San Saturnino 7 a Cagliari.

Finalità del corso.
Nel mondo dell’informazione la fotografia rappresenta un elemento basilare per il racconto degli avvenimenti e per le inchieste giornalistiche. Sappiamo però che si può disinformare, omettere, fuorviare non solo con le parole ma anche con le immagini. Anzi, con la fotografia, che si ammanta di una discutibile oggettività, si può mentire ancora meglio. Ecco perché un corso di fotogiornalismo: per affermare che l’ecologia dell’informazione passa anche attraverso l’ecologia dell’immagine.
Il corso è dedicato a persone già in possesso di nozioni tecniche basilari di fotografia e già in possesso di una fotocamera. Intende fornire gli strumenti storici, linguistici e, soprattutto, etici della fotografia di reportage, elementi utili a sviluppare una personale visione delle cose. La parte teorica sarà integrata da esercitazioni sul campo da commentare in aula. La parte finale del corso sarà dedicata alla simulata di un lavoro di redazione.

Durata: 50 ore con lezioni a cadenza settimanale in orario serale (inizio ore 19).

Programma del corso.
  • Storia del fotogiornalismo e della fotografia documentaria
  • Il linguaggio fotografico e le figure retoriche della fotografia
  • Analisi dei grandi autori
  • Etica del fotogiornalismo
  • Il racconto per immagini
  • Il rapporto con le persone e la privacy
  • Il ritratto
  • brevi note di post-produzione
  • Progettazione di un tema e sviluppo pratico
  • Preparazione di un portfolio ed esame dei risultati
  • Simulazione di un lavoro di redazione

Inizio lezioni.
Seconda settimana di novembre, subordinata al raggiungimento di almeno 10 iscritti

Docenti
Giovanni Maria Bellu, giornalista, Inviato de “La Repubblica” codirettore dell’Unità e direttore di Sardegna 24
Enrico Pinna, fotografo, esperto editoriale, ex collaboratore di Sardegna 24
Donatella Percivale, giornalista presso numerose testate nazionali (Il Mondo, Il Giornale, Panorama, Gente, Sette), caposervizio pagine culturali del gruppo Epolis, Sardegna 24
Marco Alberto Desogus, fotografo, autore di numerose pubblicazioni
Luisa Siddi, fotografa e giornalista, direttore della rivista di fotogiornalismo Fuoritema
Rosy Giua, fotografa free lance, ex fotoreporter di E. Polis

Numero dei partecipanti
Il corso prevede un numero massimo di 20 iscritti.

Costo del corso
Euro 250.00 a partecipante di cui metà all’iscrizione e saldo a inizio corso




Materiali
Il corso mette a disposizione materiali e attrezzature per le lezioni in aula. Gli allievi dovranno dotarsi di macchina fotografica. è gradita ma non necessaria la conoscenza di programmi informatici.

Per Informazioni e iscrizioni
Enrico Pinna tel. 347 6781789

Pagamento quota di iscrizione
  • Tramite bonifico bancario intestato: associazione ASIBIRI IBAN: IT52X0567604808000070068036
  • Direttamente nella sede dell’associazione previo appuntamento telefonando al 
    347 6781789

venerdì 31 agosto 2012

I falsi fotografici e l'ecologia dell'immagine

Notizie vere illustrate con foto manipolate, notizie manipolate illustrate con foto false, fino all’ultima recente “trovata” dell’Unione Sarda: per confermare una notizia di guerra non serve una fotografia. Basta una immagine di war game scaricato dalla Playstation (Nella didascalia si dice che l'immagine è dell'attentato dinamitardo al mercato di Diwaniya, in Iraq. In realtà è tratta da un famoso videogame).  Nell’emergenza informazione,che abbiamo sempre denunciato, c’è anche
una “emergenza immagine”, non meno subdola e pericolosa, di cui abbiamo raccolto numerosi esempi. L’Ecologia dell’Immagine sarà il tema del nostro prossimo incontro nella nostra sede di via San Saturnino 3 venerdì 7 settembre alle ore 19. Interverranno: Enrico Pinna, fotografo, saggista ex collaboratore di Sardegna 24; Luisa Siddi, giornalista e fotografa, direttrice della rivista Fuoritema; Rosy Giua, fotoreporter

giovedì 26 luglio 2012

Un dubbio: investire la Procura della Repubblica per avere una risposta dalle istituzioni?

Da qualche giorno sto ragionando sull'opportunità di compiere un atto (giuridico) sgradevole: presentare – proprio io, entusiastico sostenitore della nascita del Pd e, al pari di tanti altri ex entusiasti, probabile prossimo ex elettore del Pd – un esposto alla procura della Repubblica contro la presidente della Provincia di Cagliari Angela Quaquero (Pd). Non so se alla fine lo farò. Ho pensato di rendere pubblica questa riflessione per avere qualche suggerimento. Insomma, ditemi voi. Ma, prima di tutto, l'antefatto. Che ho qualche imbarazzo a riferire perché esso è ben noto negli ambienti del Pd sardo e ho la preoccupazione che, nel rileggerlo, in Sardegna scatti qualche 'uff'. E ho così descritto un aspetto del problema e una delle ragioni che mi hanno portato a ragionare attorno all'esposto: appunto il timore degli 'uff'. Cioè di quel perverso meccanismo che mette dalla parte del torto chi, non avendo avuto una risposta, insiste nella domanda. Un meccanismo su cui si fonda una delle forme più insidiose e sottili dell'abuso di potere: l'abuso del tempo altrui, del mio in questo caso. Del mio tempo come cittadino. Fatto sta che la presidente della Provincia di Cagliari non risponde. Almeno non lo fa pubblicamente. Infatti, siccome qua nell'isoletta siamo pochi e gli ambienti sono piccoli e i gradi di separazione non sono mai sei ma due o al massimo tre, ogni tanto mi arrivano notizie di un suo “dispiacere” e del suo desiderio di avere un “chiarimento”. Ma in privato. Che è poi la conferma di questa concezione del mondo e della politica che mi ha spinto, assieme a molti altri, quasi fuori, anche come elettore, dalla casa del Pd. L'antefatto è poca cosa rispetto alle dimensioni del problema. Una storia modesta di protervia. La riassumo per chi se la fosse persa. Chi la conosce può saltare direttamente all'ultimo capoverso. Per semplificare l'operazione la metto tra parentesi.

(Nel marzo scorso andai a presentare un libro a “La Collina”, una comunità cattolica di recupero di persone in difficoltà che si trova a pochi chilometri da Cagliari. Alla fine della presentazione, fui avvicinato a due collaboratori del fondatore e presidente della comunità, don Ettore Cannavera, un sacerdote da sempre impegnato nel sociale e unanimemente ben voluto e stimato in tutta l'Isola. Mi chiesero se fossi disposto a partecipare a una delle iniziative che si stavano organizzando in previsione della giornata mondiale del rifugiato. Vi partecipo da anni e mai avevo avuto occasione di farlo in Sardegna. Accettai immediatamente con convinzione ed entusiasmo. L'organizzazione andò avanti e fui regolarmente informato, attraverso mail, dei suoi progressi. Ma il 12 giugno, quando mancavano dieci giorni all'iniziativa, ricevetti un'imbarazzata telefonata di don Ettore che, senza tanti giri di parole, mi pregò di levargli le castagne dal fuoco. La presidente della Provincia aveva posto una specie di veto sul mio nome: doveva essere cancellato. E quell'iniziativa doveva svolgersi proprio in uno spazio della Provincia. Con finanziamenti della Provincia. Che oltretutto – questo don Ettore non me lo disse, ma lo sapevo di mio – è anche uno dei finanziatori delle benemerite attività de “La Collina”. Compresi immediatamente le ragioni di quel veto. D'altra parte, non c'erano ipotesi alternative. Alla fine del 2011 il mio giornale aveva realizzato un'inchiesta su uno strano viaggio in Libano di Graziano Milia (il predecessero di Angela Quaquero, che ne ha preso il posto a dicembre, dopo che è stato condannato definitivamente per abuso d'uffcio e dichiarato decaduto dall'incarico).

A questo strano viaggio – una missione di politica estera del presidente di una provincia insulare - aveva tra gli altri partecipato un tale che, da editore, pubblicava i libri di Milia e, da presidente di svariate società, aveva vinto una serie di bandi della Provincia. Bandi realizzati con un sistema, il 'cottimo fiduciario', che consente all'ente pubblico di selezionare i cinque 'finalisti'. In alcuni di questi casi i 'finalisti' erano società collegate tra loro. Insomma, una storia sospetta che suscitò immediatamente l'interesse della procura della Repubblica. Ma cosa c'entrava tutto questo con la Giornata mondiale del rifugiato? Riassunsi la domanda in una considerazione sarcastica: “”Ma Ettore è la giornata del rifugiato, non dell'appaltatore!”. Mentirei se dicessi che don Cannavera apprezzò la battuta: era realmente sulla spine. Lo rassicurai, gli dissi che avrei trovato il modo di non partecipare, anche se non era semplicissimo visto che il programma dell'iniziativa, col mio nome, già da qualche giorno circolava su internet ed erano stati stampati manifesti e brochure. In realtà, superata l'irritazione iniziale, avevo deciso di assecondare don Ettore per acquisire le prove documentali di quella pressione indebita. L'unico modo per farlo era mostrarmi disponibile. Scrissi a lui ai suoi collaboratori delle mail nelle quali, mentre continuavo a rassicurarli, riassumevo l'intera storia. Mi risposero con parole grate. Quindi, qualche giorno dopo l'iniziativa mancata (non mi sono presentato per motivi “personali e familiari”), resi pubblica tutta la vicenda nella forma di una lettera a don Ettore. Chi volesse approfondire trova tutto il materiale nella mia pagina pubblica facebook e anche sul sito www.asibiri.com).

Come è facile immaginare, la rivelazione ha suscitato un certo scandalo in Sardegna e soprattutto negli ambienti del Pd. Benché la stampa isolana, unita in un patto non scritto di acquiescenza alle istituzioni locali (sponsor preziosi in un momento di crisi del mercato pubblicitario) l'abbia incredibilmente ignorata. Anche dopo l'intervento del segretario regionale del Pd che ha definito il comportamento di Angela Quaquero “grave e deplorevole”. Naturalmente se i fatti si erano svolti veramente come erano stati raccontati da me. Ed è questo uno dei pochi punti fermi: i fatti sono esattamente questi. Nessuno li ha smentiti, né ha provato a sostenere la tesi, molto di moda in questi anni, del 'fraintendimento'. Tutto vero, tutto confermato. Ma, da parte della diretta interessata, silenzio tombale. E, tutt'attorno, questo vociferare del “rammarico di Angela”, del suo volere “chiarire”. E anche qualche principio di rimbrotto sulla eccessiva intransigenza del sottoscritto. Questo il contesto nel quale mi è venuto in mente l'esposto alla Procura. I margini per informare la magistratura, mi dicono persone esperte, ci sono. I manifesti, come ho detto, erano stati già stampati quando è stata chiesta la cancellazione del mio nome. Sopra il quale, nei manifesti 'nuovi', c'è una pezzetta di diverso colore. Questa pezzetta peggiore del buco qualcosa è costata. Dieci centesimi? Un centesimo? Di certo è una briciola di denaro pubblico andata sprecata per il capriccio di una esponente delle istituzioni. Sì, uno spreco irrisorio, come è irrisoria e anzi minuscola la faccenda. Ma credo che la difesa dei principi e la verifica della loro saldezza passi proprio attraverso le piccole cose.

L'assuefazione ai piccoli abusi avvelena l'aria e corrompe il vivere civile. E poi c'è l'abuso del tempo, che è un proseguimento con altri mezzi di quello d'ufficio. Si possono ricostruire per intero le regole di una democrazia moderna attraverso l'esame degli strumenti che rendono obbligatorio il rispondere. E si può ricostruire la storia delle dittature attraverso i silenzi del potere. In una società sana, e in un'organizzazione politica sana, il dovere di rispondere dovrebbe appartenere alle consuetudini, dovrebbe essere una norma del galateo. Perché è il presupposto del riconoscimento della pari dignità tra i cittadini. I silenzi del potere dovrebbero avere una immediata sanzione, sociale e politica. Invece niente. Ecco, a me pare che questa piccola storia sia una perfetta metafora delle dinamiche che alimentano l'antipolitica e rendono il Pd tanto fragile al suo cospetto. Un'esponente istituzionale del Partito democratico che ritiene normale 'dare una lezione' a chi lo critica, un'associazione finanziata da quella istituzionale che asseconda, sia pure dolorosamente, l'atto di prepotenza. Un sistema dell'informazione che lo ignora. Un ambiente che minimizza.

Un Partito che formalmente condanna ma, alla fine non fa nulla. E un cittadino, il destinatario del torto, che scrive questa storia con la preoccupazione di essere preso per un rompicoglioni che non sa stare in questo piccolo mondo. Allora, fare o non fare l'esposto? Il farlo sarebbe un modo per sollecitare la risposta e forse ottenerla. Ma darebbe ulteriori argomenti alla tesi di chi dice 'esagerato'. E qualcuno farebbe notare che la magistratura non può essere investita di questioni che andrebbero risolte attraverso il confronto. A qual punto, chi l'ha rifiutato, si direbbe assolutamente disposto ad avviarlo. Sosterrebbe che l'avrebbe senz'altro accettato se non ci fosse stata questa improvvida iniziativa di chiamare in causa la procura della Repubblica. Che forse, davanti alla irrisorietà del danno, archivierebbe. E a quel punto l'autore del torto potrebbe dire che il problema in realtà non esisteva. E che si è fatto tanto rumore per nulla. Chissà. Dunque fare o non fare l'esposto?
Giovanni Maria Bellu

martedì 10 luglio 2012

Non lasciate il Pd, contribuite a cambiarlo

«Se le cose sono andate così, la vicenda è “deprecabile e preoccupante”». Lo scrive il segretario regionale sardo del Partito democratico Silvio Lai rispondendo alla lettera pubblica che Giovanni Maria Bellu gli ha inviato alcuni giorni orsono (vedi “Pd, lettera di un elettorale a un passo dall'uscita”) a proposito delle pressioni fatte dalla presidente della Provincia di Cagliari Angela Quaquero (Pd), d'accordo col suo predecessore Graziano Milia, perché il nome dello stesso Bellu fosse depennato dalle iniziative per la giornata mondiale del rifugiato.

Caro Giomaria, 

ti stimo come giornalista e come persona coraggiosa, lo hai dimostrato da vicedirettore dell’Unità prima e nella sfortunata, ma importante, avventura di Sardegna 24. E soprattutto ti credo sincero democratico e capisco dalle tue parole, al di là del merito, un sincero sentimento di delusione. Non so se i mali del Pd siano quelli della divisione tra ex Ds ed ex Margherita, o se siano mali peculiari. Vedo in tutti i partiti che nascono da rassemblement o che hanno avuto confluenze una naturale attribuzione dei gruppi dirigenti al percorso politico, talvolta anche con aspetti che rasentano l’incomprensibile. Pensa che mentre erano già nati i Ds, ai quali io avevo aderito come cattolico in una scelta bipolare netta, tra gli ex Pds venivano attribuite etichette risalenti a decenni prima, per cui mi presentavano (indicando da lontano qualcuno con il dito) chi era stato psup, chi socialdemocratico, chi socialista, chi ex manifesto, chi extraparlamentare. In tutto questo c’era e c’è soprattutto quel pregiudizio che ci semplifica la vita di fronte ai nostri simili, dandogli un’etichetta (non lo facciamo per molti altri campi non politici?) e ci evita di dover conoscere le persone e giudicarle da ciò che fanno in coerenza con ciò che dicono. Voglio innanzitutto non condividere l’affermazione che la maggioranza dei dirigenti siano ex qualcosa e che la maggior parte dei militanti, e di questo sono ancora più felice, siano ex qualcos’altro.

 Se c’è una cosa che cresce sono i tanti militanti democratici nati, senza ex qualcosa, che tra l’altro portano culture e politiche che si scontrano con la pretesa (anche di qualche opinion maker) che il Pd assuma posizioni che avrebbero assunto i partiti che dal passato hanno dato origine al Pd. Poi c’è anche chi pensa nel suo piccolo regno di usare metodi e modalità che sono da spazi correntizi superati e da comunicazione tradizionale. Sono cose che saranno spazzate via da questa stagione che non sarà un momento transitorio come molti sperano. Da questa stagione il Pd uscirà confermando le ragioni per cui è nato: un partito del futuro dell’Italia e dell’Europa che mette insieme le culture riformiste del secolo scorso, superate dal tempo, per costruirne una che ci aiuti a cooperare con un mondo nuovo, che non lasci chi sta indietro da solo, che abiti a Nuoro o a Vilnius è lo stesso, un partito che non è rinnovamento solo sulla carta, ma che applica i limiti di mandato (chi altri li applica?) e il codice etico (che deve cambiare in misura di maggiore severità ma chi altri ne ha uno?), che seleziona i suoi vertici con le primarie (chi altri lo fa?). 

Ma non voglio sottrarmi a trattare l’episodio che citi nella tua lettera che troverei, se confermato, deprecabile e preoccupante. Preoccupante per un punto, se davvero una persona che io stimo al di sopra di molte altre, come il fondatore della comunità la collina si fosse trovato nelle condizioni di subire da una istituzione una pressione tale da cambiare idea su una scelta che aveva fatto in piena libertà. Questo mi preoccuperebbe più di quanto considero deprecabile l’esercizio di quel potere. Per me nel Pd ci sono regole scritte, e non scritte, che configurano uno stile nell’essere persone pubbliche, uomini e donne nelle istituzioni. Essere uomini pubblici comporta il confronto con l’opinione pubblica, o un costo politico preciso se ci si sottrae. Essere uomini pubblici e rappresentanti delle istituzioni significa essere obbligati alla misura nell’esercizio del proprio potere. Tutto questo significa prendersi delle responsabilità all’interno di uno stile dell'esercizio del potere che è sottoposto al giudizio dell’opinione pubblica.

 Tu sei uno di coloro che hanno partecipato alle primarie e che ha dato fiducia ad una coalizione (nel caso di Prodi) e ad un partito (nel caso di Veltroni) che stava compiendo la più grande delle imprese politiche: fondare un nuovo partito nel XXI secolo senza essere proprietà di un singolo leader ma ad una collettività. È quella collettività che si è assunta non un compito di giudicare ma di partecipare a questa impresa, dal di dentro, senza mettersi alla finestra attendendo il far bene o il fare male. Nelle scorse settimane in questo partito si è fatta una battaglia, vinta, perché ci si potesse iscrivere on line, senza passaggi attraverso strutture tradizionali e nella più totale trasparenza. Nelle scorse settimane i conflitti del Pd avevano come fondamento il tema dei limiti di mandato per la ricandidatura alle elezioni regionali e al Parlamento. Negli scorsi giorni gli stessi conflitti avevano come oggetto il tema delle alleanze. Sono battaglie vere aperte, che non riguardano chi ha un compito dirigente, ma ogni voce democratica si voglia esprimere, anche scegliendo di aderire ad un partito che, unico in Italia, non ha un nome di leader nel proprio simbolo. È poco? È molto? Non so: innanzitutto è un motivo per stare dentro e combattere dall’interno le battaglie per il campo progressista e riformista in cui si crede. Per ciò che mi riguarda, il Pd sardo si assume le responsabilità proprie, consapevole che i propri elettori danno giudizi su ogni episodio come tale, sui protagonisti dell’episodio non ritenendo che un errore o un comportamento singolo sia necessariamente responsabilità di tutto il Partito o del suo gruppo dirigente. 

Il Pd non è un partito di soli iscritti, ma con elettori che sono portatori di diritti e doveri, in una reciprocità che è nuova nel panorama di tutti i partiti europei. Ma al Pd come soggetto collettivo non attribuiamo l’errore e l’atteggiamento di un singolo, nè pensiamo che ogni altro democratico in quella situazione agirebbe nello stesso modo. Non pensiamo al Pd come ad un ritratto di Dorian Gray, a cui per incantesimo possiamo dare ogni bruttura singola di cui siamo testimoni. Il Pd non lo merita, non lo meritano la grandissimi maggioranza di amministratori locali che gratuitamente esercitano il proprio dovere civico e le decine di migliaia di volontari militanti che per 15 euro ogni anno non solo danno il loro tempo ma contribuiscono dall’interno a fare in modo che il partito a cui credono sia sempre migliore e sempre meno coloro che non ne danno l’immagine che merita. Il Pd sardo ha bisogno di persone che credano nel cambiamento non solo nel pretenderlo e nel declamarlo. Anche con il tuo stimolo, il Pd ha proposto una legge per cambiare il mondo dell’informazione, ma per farlo occorre essere maggioranza, come per cambiare molte altre cose. Allora, anzichè vederti come un elettore in uscita, mi piacerebbe che riflettessi sul fatto che se tu fossi un iscritto in entrata, per far crescere la comunità democratica sarda e farla essere determinante per cambiare l'isola.

I prossimi mesi saranno per tutta l'isola un appuntamento da non mancare.

Silvio Lai

MERCOLEDI AD ASIBIRI INCONTRO DI 'FINE STAGIONE'

Care amiche e amici
    sono passati circa cinque mesi dalla nascita di Asibiri e ne sono
passati quattro dall'apertura della sede. Nonostante difficoltà di
ogni genere siamo riusciti a realizzare numerose iniziative –
dibattiti, presentazioni di libri, brevi corsi di formazione – e
abbiamo anche avviato un sito che funziona come 'agenda in pubblico'
dell'associazione.
    Siamo ora a ridosso dell'inizio della pausa estiva. E' il momento
giusto per rivederci tutti assieme, ragionare su quanto si può ancora
fare tra l'ultimo scorcio di luglio e agosto e impostare le attività
per settembre.   Ma c'è anche dell'altro. La necessità di valutare
come l'associazione deve porsi in una fase politica ed economica come
questa nella quale i valori della libertà d'informazione non trovano
rappresentanza. L'appuntamento è per mercoledì prossimo, 11 luglio,
alle 18, in via San Saturnino 7.  Sarà anche una sorta di 'festa di
fine stagione'. Dopo l'incontro, berremo e mangeremo qualcosa assieme.
Anche i contributi gastronomici sono ben accetti. Chi volesse
ulteriori informazioni ci scriva alla mail
associazioneasibiri@gmail.com
Asibiri

sabato 7 luglio 2012

Pd, lettera di un elettore a un passo dall'uscita

Caro Silvio Lai, segretario regionale sardo del Partito democratico,

chi ti scrive non ha mai preso la tessera del Pd. Però conserva due ricevute. La prima mi fu consegnata il 16 ottobre del 2005 quando votai Romano Prodi come candidato del centrosinistra alle Politiche, la seconda il 14 ottobre del 2007 quando votai Walter Veltroni come segretario del Partito democratico. Credo di condividere questa condizione con molti altri. Eravamo più di quattro milioni la prima volta, circa tre milioni e mezzo la seconda. Se quella forza enorme di passione e di volontà di cambiamento avesse avuto quel che chiedeva - contare veramente, aprire una fase nuova, ridare vita ai valori costituzionali – di certo non saremmo al punto in cui siamo oggi. Il sogno di un vero partito democratico italiano è stato per buona parte frustrato dalla spartizione tra le cosiddette 'componenti originarie'. Ancora gli ex ds si riconoscono tra loro, così come gli ex Margherita. Quanti credevano nel Pd hanno una rappresentanza che è irrisoria rispetto a quelle due enormi ondate fondative. Basta contare gli iscritti di oggi.

Questa premessa serve a introdurre una piccola storia che già, in Sardegna, molti conoscono. L'ho raccontata in modo dettagliato, con riscontri documentali inattaccabili, alcuni giorni fa. Nessuno dei protagonisti ha smentito e nemmeno 'precisato'. Per cui te le sintetizzo in poche parole. Se vuoi vederla per intero, gli articoli sono ancora tutti là, nel sito di Asibiri – per l'ecologia dell'informazione, l'associazione che ho fondato alcuni mesi fa. Ma ecco la storia 'in pillole'. La presidente del consiglio provinciale di Cagliari sardo Angela Quaquero, uno dei più alti esponenti del Pd nelle istituzioni isolane, ha chiesto a don Ettore Cannavera, che di certo tu conosci, di depennare il mio nome da una delle iniziativa organizzate per la Giornata mondiale del rifugiato. Il fatto che il nome fosse il mio mi crea un certo imbarazzo perché quanto ti scrivo potrebbe apparirti condizionato da un risentimento personale. Ma se leggerai la ricostruzione che ho fatto della vicenda, ti sarà chiaro che non avevo alternative. Ho dovuto utilizzare un caso che mi riguardava per svelare e denunciare un sistema, una malattia, un metodo malato. Dunque eliminiamo i nomi e raccontiamo i ruoli.

Un giornalista che negli ultimi mesi del 2011 ha denunciato e documentato episodi di malcostume politico e amministrativo della Provincia di Cagliari (senza aver ricevuto alcuna smentita, né alcuna querela) viene invitato a partecipare, ovviamente a titolo totalmente gratuito, a una delle iniziative previste a Cagliari per una giornata indetta dalle Nazioni Unite allo scopo di sensibilizzare i cittadini sulla condizione di donne e uomini che i vari paesi del mondo vengono perseguitati per le loro idee politiche, per la loro razza, per la loro religione. Il giornalista, che ha una competenza specifica sulla materia (da anni partecipa a quella giornata collaborando con la sezione italiana dell'agenzia dell'Onu, con Amnesty International, col Centro Astalli, col Consiglio italiano dei rifugiati) accetta con convinzione l'invito. Ma quando mancano dieci giorni, il responsabile dell'associazione che l'ha organizzato, don Ettore Cannavera, lo chiama pregandolo di non partecipare più. La presidente della Provincia lo ha dichiarato non gradito. E sia l'iniziativa per la Giornata mondiale del rifugiato, sia molte delle attività dell'associazione (che si occupa di sostenere persone in difficoltà) sono finanziate con i fondi della Provincia.

Il giornalista finge di piegarsi, asseconda l'operazione, ne raccoglie la documentazione, e poi la denuncia pubblicamente. Questo è il fatto: il presidente di una istituzione pubblica che utilizza il suo ruolo per colpire un giornalista che ha denunciato episodi di malcostume politico di quella stessa istituzione. E lo fa (anche questo è documentato) in accordo col suo predecessore (Graziano Milia) che è stato rimosso dall'incarico dopo essere stato condannato per abuso d'ufficio con sentenza definitiva. E, per farlo, utilizza la sua influenza sul presidente di un'associazione cattolica alla quale l'istituzione pubblica dà contributi economici. Non so se in questo comportamento siano addirittura ravvisabili gli estremi di qualche reato (di sicuro del denaro pubblico è stato speso inutilmente per modificare i manifesti dell'iniziativa), ma so per certo che questo genere di comportamenti è totalmente dissonante con i principi fondamentali della democrazia (la libera manifestazione del pensiero) e della buona amministrazione. Due dei principi che, assieme a milioni di persone, credevo di poter contribuire a rafforzare e a consolidare quando andai a votare alle primarie di Prodi e Veltroni-

Dimmi tu cosa devo fare. Mi spiego: credo che un Partito democratico sia lo strumento indispensabile per cambiare in meglio questo Paese e le sue sorti. Ma quel partito è il Pd? Perché, dal mio punto di vista, se quel partito è ancora come spero il Pd, non c'è spazio per me e per i personaggi che hanno agito nel modo in cui ti ho descritto. La domanda che ti pongo è semplice: se ne vanno loro o me ne vado io come elettore? Di certo, per quanto una forza politica possa essere inclusiva, visioni così diverse non possono condividere lo stesso luogo. Perché qua non parliamo di punti di vista dissonanti su una questione di bioetica o sulla valutazione del governo Monti. Qua parliamo dell'idea stessa della democrazia, del senso delle istituzioni, della correttezza nelle relazioni. E trovo francamente sconcertante che la presidente della Provincia non abbia sentito la necessità non dico di scusarsi, ma almeno di spiegarsi. Spera forse che il silenzio dei media assecondi l'oblio e che questo caso venga semplicemente dimenticato? O magari ci si appresta a criticare non il comportamento scorretto ma l'insistenza di chi lo denuncia? Sono questi gli atteggiamenti che favoriscono la cosiddetta 'anti-politica'. Atteggiamenti che tradiscono l'idea stessa della politica come momento di confronto finalizzato al progresso. Il Pd li considera normali, li copre, li nasconde, non li denuncia, non chiede nemmeno spiegazioni? Anche questa è una scelta, ma deve essere fatta in modo manifesto ed esplicito in modo che ciascun elettore possa regolarsi. Grazie per l'attenzione

Giovanni Maria Bellu

venerdì 6 luglio 2012

Alcune domande al Pd sardo

Il successo conseguito dal PD nelle recenti elezioni amministrative in Sardegna investe questo partito di nuove e gravose responsabilità. Ma un esame attento dei risultati elettorali, caratterizzati da un forte astensionismo, dimostra che molta è la diffidenza nei confronti del PD, e che una parte importante della società sarda non lo considera, ancora, una credibile alternativa alla fallimentare esperienza della destra alla Regione. Potrebbe essere utile aprire una discussione su alcune questioni rilevanti. La prima. Che fine ha fatto la nascita, più volte annunciata, del PD sardo, autonomo e federato con quello nazionale? Che ne è stato del Congresso regionale che avrebbe dovuto decretare la nascita del moderno partito riformista della Sardegna? La sensazione è che l’ennesimo nuovo inizio si sia trasformato nell’ennesima falsa partenza. Quella rivendicazione, giusta, sembra essersi infranta sulla soglia della Commissione nazionale di garanzia. La seconda. Qual è la proposta del PD in materia di riforma istituzionale? Quale dovrebbe essere il rapporto che lega la Sardegna allo Stato italiano? S’intende persistere nella stanca riproposizione della Autonomia speciale? Continuare ad ignorare che quel patto costituzionale è diventato oramai carta straccia per una precisa responsabilità di uno dei contraenti, lo Stato italiano, che lo ha disatteso in più di un’occasione, valga per tutte la “vertenza entrate”? Perché insistere in un ostinato rifiuto di qualsiasi confronto con l’opzione indipendentista, ritenuta, come nel secolo scorso, un tabù intoccabile? Sarebbe invece utile avviare un confronto vero e non strumentale con l’area “sovranista” e “indipendentista”, anche in vista dell’appuntamento, non più rinviabile, con l’Assemblea Costituente.

La terza. La questione morale. Esiste in Sardegna una questione morale? Questa riguarda solo la destra, oppure lambisce non marginalmente anche la sinistra? Alcune vicende che hanno visto coinvolti autorevoli esponenti del PD gettano una luce preoccupante sul buon governo della sinistra, sulla sua presunta superiorità morale. Destra e sinistra non possono essere uguali di fronte all’illegalità, agli scandali, alla corruzione, al malgoverno: la sinistra è portatrice di una concezione della responsabilità e dell’impegno politico imperniati sull’etica pubblica. Il PD non può continuare, in modo pilatesco, a girare il capo dall’altra parte di fronte a chi ha un’idea della politica come puro strumento di potere, a chi fa un uso personale delle istituzioni per mero tornaconto o per consumare squallide vendette personali. La vicenda denunciata da Giovanni Maria Bellu, su queste stesse pagine, che ha visto protagonisti l’attuale Presidente della Provincia di Cagliari, il precedente Presidente appena decaduto e suo malgrado Don Ettore Cannavera, è un esempio tangibile di un uso improprio delle istituzioni, usate per un inaccettabile fine personale. La quarta. Primarie sempre e comunque, sia per la designazione a cariche monocratiche (Sindaco, Presidente di Regione), che per le candidature al Consiglio regionale e al Parlamento? Ma soprattutto quale sarà l’atteggiamento del PD di fronte alla richiesta di candidatura di quegli iscritti che risultassero indagati dalla Magistratura o addirittura condannati?

La quinta. Il limite di mandato. Un partito serio non cambia le regole a seconda delle convenienze, e allora: il limite dei due mandati, introdotto per le regionali del 2009, rimane immutato oppure prevarrà la solita furbizia delle deroghe ad personam? La sesta. Le alleanze. Il PD darebbe un contributo importante di chiarezza se, oggi, dicesse, in modo inequivocabile, che non farà alcuna alleanza elettorale con quei partiti, UDC e sardisti in particolare, che sostengono la Giunta Cappellacci. Sarebbe molto utile se oggi affermasse che non si piegherà al tentativo di esportare in Sardegna quella sorta di “compromesso moderato”, l’alleanza innaturale tra la sinistra di Bersani, Vendola, Di Pietro e l’UDC di Casini. Un’ipotesi che in Sardegna si tradurrebbe in un’alleanza con l’UDC di Giorgio Oppi: la parte più conservatrice del mondo cattolico, quella più compromessa con quel sistema di potere pervasivo e tentacolare, che da anni avviluppa la Sardegna.
Massimo Dadea

martedì 3 luglio 2012

L'antipolitica delle istituzioni e la malattia del Pd

Il testo è lungo. Vi prego di avere pazienza. E' una questione delicata. Attraverso una vicenda piccola e penosa, tento di spiegare il male che sta uccidendo la politica. I lettori sardi conoscono i protagonisti. Per gli altri, ecco una breve indispensabile scheda. Ettore Cannavera è un sacerdote da decenni impegnato nel sostenere le persone in difficoltà. Ha realizzato un'esperienza comunitaria straordinaria a pochi chilometri da Cagliari, è un punto di riferimento per migliaia di donne e di uomini. Angela Quaquero, Partito democratico, è la presidente della Provincia di Cagliari. Spero per molto poco tempo ancora. Anzi, secondo me dovrebbe dimettersi subito. Ma sono certo che non lo farà. Ha sostituito Graziano Milia (Pd) alla fine dello scorso anno, dopo che questi era stato condannato definitivamente per abuso d'ufficio. Il “piccolo episodio” (le pressioni su don Ettore per eliminare il mio nome da un dibattito organizzato nel 'territorio' della Provincia) secondo me è emblematico delle dinamiche asfissianti che possono determinarsi in luoghi chiusi. E segnala anche (ma ne riparleremo) l'urgenza di fare della coerenza e della testimonianza uno degli aspetti fondativi di una nuova politica. Il Pd deve decidere se, nella varietà e nella complessità delle esperienze che un partito progressista deve saper accogliere, c'è anche un'idea della politica come puro strumento di potere. Deve scegliere, in definitiva, se continuare a ospitare personalità come quelle di cui parlo nella lettera a don Ettore. Se deciderà di farlo, non chiami 'antipolitica' la fuga di centinaia di migliaia di elettori.


Caro don Ettore Cannavera, la prima cosa che mi preme è definire il concetto di “correttezza”. Ho infatti la preoccupazione che tu, nel leggere questa lettera, ti senta in qualche modo ingannato da me perché ho deciso di rendere pubbliche una serie di comunicazioni con te e con alcuni tuoi collaboratori dalle quali emerge che la presidente della Provincia di Cagliari Angela Quaquero (con l'accordo dell'ex presidente Graziano Milia) vi ha chiesto di escludermi dalle iniziative previste per la giornata Mondiale del rifugiato. Richiesta alla quale tu e i tuoi collaboratori, pur con molto imbarazzo, avete aderito. Ecco, secondo me la “correttezza” è il rispetto delle regole. Niente di più e niente di meno. E quando, come in questo caso, si parla di un'iniziativa realizzata col denaro pubblico, la “correttezza” è soprattutto il rispetto delle regole della buona amministrazione. Che poi corrisponde al rispetto della comunità in cui si vive. Un rapporto personale, a maggior ragione se è fondato sul rispetto e la stima, non può mai eludere queste regole. Ogni volta che accade si ledono i diritti di ciascun appartenente alla comunità. E' questa la semplice ragione per cui ho deciso da subito che avrei reso pubblica questa storia. Come Michela Murgia, a cui mando questa lettera per conoscenza, può testimoniare.

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Ed ecco la storia. Te la riassumo nei dettagli. In modo cronachistico. Elencando uno dopo l'altro i fatti. Mi sono cautelato, come puoi immaginare, e ho le prove documentali di ognuna delle circostanze che sto per riferire. Insomma, forse la precisazione è superflua, ma deve essere chiaro che non c'è margine per risolvere questa vicenda penosa attribuendola a equivoci e incomprensioni. E' tutto molto chiaro, molto evidente. Anche molto grave perché racconta un ambiente malato nel quale esponenti delle istituzioni usano il loro potere per mettere in atto piccole vendette personale e lo fanno quasi con non chalance imponendo i loro capricci persino a personalità del tuo calibro. Un ambiente dove le regole del vivere civile sono cancellate da quelle di fedeltà al clan, al gruppo di potere, alla corrente politica.

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Questa storia comincia lo scorso 2 marzo quando venni da te, alla Collina, per presentare un libro. Alla fine del dibattito, fui avvicinato da due dei tuoi collaboratori che mi chiesero se ero disposto a partecipare a una delle iniziative che stavano organizzando per la Giornata mondiale del rifugiato. Diedi immediatamente la mia disponibilità. In questi mesi i tuoi collaboratori mi hanno inviato delle mail che via via mi aggiornavano sugli 'stati d'avanzamento' dell'organizzazione. Nell'ultima mi comunicavano i dettagli, quelli che ancora è possibile vedere nel manifesto dell'iniziativa, il manifesto 'originale', non quello che è stato modificato una settimana prima in seguito alla richiesta della presidente della Provincia di Cagliari. Dunque, martedì 22 giugno, alle ore 19.00 presso la sala polifunzionale del Parco di Monteclaro con Silvana Arbia, cancelliere del Tribunale Internazionale dell'Aia e autrice del libro "Quando il mondo stava a guardare".

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Ho annotato nel cellulare l'esatto momento. Erano le 9,48 del 12 giugno. L'hai presa un po' alla lontana, poi sei venuto al punto e mi hai detto del 'dispiacere', dell'imbarazzo dei tuoi collaboratori, della difficoltà in cui vi eravate all'improvviso trovati. Mi hai parlato della tua telefonata con Angela Quaquero e del suo disappunto per la presenza del mio nome in un'iniziativa sponsorizzata dalla Provincia. Ricorderai che, in un primo momento, ho reagito con sorpresa e indignazione. Ti ho detto per sommi capi quali erano le uniche possibili ragioni di quel disappunto: un'inchiesta giornalistica su un curioso giro di appalti della Provincia e su un incomprensibile viaggio in Libano del suo presidente dell'epoca, Graziano Milia. Ho anche avuto la tentazione di dirti che ormai mi avevate invitato e di levarvi voi da soli le castagne dal fuoco. Ma mi sono frenato. Ho pensato che in questo modo la vicenda sarebbe finita lì, senza prove, senza testimoni. Come tante. Così ho deciso di assecondarti. Ho cambiato tono. Ti ho detto che ero disposto a trovare una soluzione. La mattina dopo ho scritto all'indirizzo email degli organizzatori, quello da cui mi erano pervenute tutte le comunicazioni precedenti, queste righe:
      
ho saputo stamani da Ettore dei problemi che sono insorti per la mia presenza alla giornata mondiale del rifugiato. Mi dispiace veramente di avervi creato, in modo involontario, un problema. So che la presidente della Provincia Angela Quaquero ha fatto presente che la mia presenza non è gradita, immagino per via di servizi giornalistici fortemente critici verso certi aspetti gestionali che apparvero su Sardegna24. I politici sono molto suscettibili. Ma so anche quanto sia importante, per associazioni come la vostra, avere un buon rapporto con le istituzioni. Come ho fatto notare a Ettore, la brochure – dove compare anche il mio nome - è stata già predisposta e molte persone l'hanno ricevuta. Alcune, infatti, me ne hanno parlato. E io ho confermato, non sapendo ancora di questi problemi, la mia presenza. Vorrei trovare una soluzione diversa (a meno che proprio non ce ne siano altre) dal fingere una indisposizione. Aiutatemi anche voi, contando sulla mia volontà a risolvere positivamente, per il bene di tutti, questa vicenda. Vi prego solo di darmi notizie rapidamente. Un caro saluto 


La risposta della tua collaboratrice (della quali ometto il nome, perché la ritengo una delle vittime di questa vicenda) è arrivata nel pomeriggio dello stesso giorno. Eccola. 


Ho passato subito ad Ettore la mail che mi hai mandato ed è rimasto benevolmente colpito dalla tua comprensione. Anche noi non immaginavamo di creare questi problemi. So che vi vedrete con Ettore e troverete la soluzione accettabile per tutti. Ti ringrazio 


Devo dire che non speravo in una risposta così esplicita. In una conferma così piena di quanto era accaduto. Ci sono cose che si dicono, a bassa voce, ma non si scrivono. Vederle scritte con tanta naturalezza mi ha confermato nel dubbio che queste pratiche siano ordinarie nelle relazioni di certe istituzioni malate con le associazioni e quindi con i cittadini. Ho pertanto deciso di andare avanti con maggiore decisione, confortato dall'indignazione delle persone che seguivano 'in diretta' gli sviluppi di questa penosa vicenda. Poi c'è stata la tua telefonata del 15 giugno. Le sorprese non erano finite. A dire il vero ce n'era stata una anche il giorno prima. Una telefonata di Graziano Milia. Alla quale, naturalmente, non avevo risposto. Non sento Milia dalla fine dell'anno scorso quando tentò di bloccare la nostra inchiesta sulla Provincia con un mix di mezze minacce al giornalista che se ne occupava e mezza lusinghe al sottoscritto. Il tutto condito da continui e stucchevoli riferimenti a una nostra 'antica amicizia', al nostro essere stati nella stesso liceo. Senza avvertire minimamente il dubbio che proprio l'essere stati nella stessa scuola rendeva per me ancora più riprovevole il suo comportamento: ci avevano insegnato valori diversi! La tua telefonata mi ha chiarito la probabile ragione di quella 'senza-risposta' di Graziano Milia. Ma quando, alle prime battute, hai usato la parola 'pacificazione' ho pensato che ci fosse stato un momento di resipiscenza e che la presidente della Provincia si fosse resa conto del guaio in cui si stava cacciando e avesse deciso di fare marcia indietro, di dire che era tutto a posto, di chiudere col suo veto sul mio nome e in definitiva di dedicarsi a cose più importanti. Ahimè, non era così. La 'pacificazione' dava per acquisita la mia rinuncia a presenziare ed era un passo successivo.affidato a te da Angela Quaquero e anche da Graziano Milia (il quale, benché decaduto da presidente della Provincia in seguito alla condanna definitiva per abuso d'ufficio, continua evidentemente ad avere un certo peso). In definitiva, ottenuto il riconoscimento del loro potere, del loro essere “padroni” degli spazi pubblici della Provincia, volevano magnanimamente riavviare un discorso con me. A partire dalla brutale comunicazione del loro potere. E spudoratamente ti chiedevano d'essere il “paciere”. Devo dirti che la mia tenuta nervosa è stata messa a dura prova. Sono stato sul punto di mandare tutti a quel paese e di dirti che avevo cambiato idea: mi sarei presentato al dibattito del 22. Ho dovuto contare fino a dieci, forse ricordi un lungo silenzio, e ho preso tempo. Anche quanto all'incredibile proposta di “pace”. Poi ti ho scritto questa mail: 


Caro Ettore, vi riconfermo la mia intenzione di levarvi da qualunque imbarazzo nei rapporti con la provincia di Cagliari e dunque a non presentarmi all'incontro fissato per il 22 martedì alle ore 19.00 presso la sala polifunzionale del Parco di Monteclaro (...) Quando oggi pomeriggio per telefono mi hai accennato alla nuova telefonata della presidente Angela Quaquero e a una sua disponibilità, per un momento ho pensato che avessero superato la loro contrarietà alla mia presenza nel loro 'territorio'. Invece ti chiedono un intervento 'pacificatore' ferma restando il depennamento del mio nome dall'iniziativa del 22. La mia difficoltà ad aderire alla richiesta, almeno in questo momento, è che non riesco a capire in cosa debba consistere questa 'pace'. Infatti con Angela Quaquero come persona - la conosco da tanti anni - non ho mai avuto alcun problema. Nè l'ho avuto con lei nel suo ruolo di amministratrice. Le tensioni con gli ambienti della provincia, e in particolare con Graziano Milia, sono nate perché Sardegna24 si è occupata di due vicende di interesse pubblico: un viaggio in Libano di Graziano Milia e un giro di appalti nel quale ricorrevano le stesse ditte e in particolare una legata a Raimondo Schiavone, che era anche l'organizzatore del viaggio in Libano. Insomma, dolorosamente (Milia era mio compagno di scuola) ho svolto il mio ruolo di giornalista sforzandomi come sempre di essere imparziale e di non guardare in faccia a nessuno. Rifarei gli stessi articoli oggi. Tanto più che non ho ricevuto da parte di Milia e del suo entourage alcuna smentita, alcuna querela, alcuna precisazione. Ecco, vorrei che il mio atteggiamento - la decisione di non aderire per il momento a questa specie di 'piano di pace' - non apparisse frutto di superbia. Al contrario: credo di dover essere umile rispetto alle regole della mia professione. Se con Milia un giorno si dovesse ristabilire un rapporto sul piano umano, e il giorno successivo ne scoprissi un'altra, farei un altro articolo di denuncia. Sarei obbligato a farlo. A meno di non decidere di smettere di fare il giornalista. Dopo la chiusura di Sardegna24 ho fondato un'associazione culturale. Ho imparato a conoscere le difficoltà che si incontrano. So bene cheil sostegno delle istituzioni è indispensabile. Può decretare la vita o la morte di una iniziativa. Se metto a confronto il piccolo imbarazzo che mi crea l'improvvisa defezione e il danno che potreste averne voi, non ho il minimo dubbio: mi faccio da parte. Ecco, potrebbe essere d'aiuto se Angela Quaquero (o Graziano Milia) acquisita la certezza della mia non partecipazione dessero almeno la disponibilità (a prescindere dal 'piano di pace') a offrire uno spazio della provincia per realizzare a settembre un laboratorio sul tema dei rifugiati. Chiedo lo spazio, non la visibilità personale, sia chiaro. Penso di invitare Laura Boldrini o Cristopher Hein (sarebbero i loro nomi a comparire, non il mio) e di farli incontrare con degli studenti universitari per trattare del problema dell'informazione suirifugiati. Se potessi avere una risposta prima del 22, me ne starei casa più sereno. Se no, pazienza. Un caro saluto e grazie ancora 


*** 

Sì, alla fine ho pensato che il modo migliore per proseguire il 'gioco' fosse dar prova d'essere entrato perfettamente nella logica di chi l'aveva spudoratamente avviato. Ho 'piegato la schiena', e suggerito un 'umile' risarcimento: un seminario da realizzare nei locali della Provincia con le due massime autorità nella materia, Laura Boldrini, portavoce dell'Agenzia dell'Onu per i rifugiati e Cristopher Hein, segretario del Consiglio italiano per i rifugiati. Era anche un modo per sottolineare un aspetto che, credo, era stato del tutto ignorato quando si è deciso di avanzare la proterva pretesa di escludermi. Vedi Ettore, capita a noi giornalisti di essere chiamati spesso a condurre dei dibattiti, su svariati argomenti. Capita, a volte, che ti chiamino per il tuo curriculum, in base a un criterio di competenza. Questo era il caso, almeno mi era parso quando i tuoi collaboratori mi hanno chiesto di esserci. Sono anni che prendo parte a iniziative a tutela dei rifugiati. Col Centro Astalli, col Cir, con l'Agenzia dell'Onu, con Amnesty International. Da anni vado nelle scuole di tutt'Italia dove un mio libro, i fantasmi di Portopalo, ogni anno è letto da centinaia di studenti. Ma mai mi era capitato di fare qualcosa in Sardegna. Ho un rapporto di stima e di amicizia con Laura Boldrini e Cristopher Hein. Abbiamo condiviso momenti difficili, scambiandoci le notizie che ci arrivavano dall'Eritrea e dalla Libia su donne, uomini e bambini che stavano rischiando la vita. La giornata mondiale del rifugiato è un giorno sacro. Non è una passerella. E' stato anche per questo che ho accettato con convinzione il vostro invito. Era un'occasione per restituire alla mia gente un po' della mia esperienza, di fare un incontro di qualità, di condividere delle storie. Peccato. 


***

Non avete risposto subito alla mia mail. Ancora una volta ho pensato che i vostri ottusi interlocutori istituzionali avessero finalmente capito. Mi aspettavo una chiamata: non di scuse, no, ma solo una telefonata che dicesse: 'Basta, chiudiamo con questa storia assurda. Vieni'. Non è arrivata. Allora vi ho scritto di nuovo, simulando un certo risentimento. Era il 20 giugno. C'erano ancora due giorni di tempo per cambiare idea. 


Vi ho inviato una mail alcuni giorni fa, dopo avervi dato la mia disponibilità ad aderire al cambiamento del programma. Non ho avuto alcuna risposta. Francamente mi dispiace. Ma immagino che sarete impegnati nell'organizzazione dell'iniziativa. Fermo restando quanto ho già comunicato, e immutata la disponibilità, mi avrebbe fatto piacere avere almeno un riscontro. Un caro saluto 


Ed ecco la tua risposta 


Caro Giomaria, hai pienamente ragione. Ho la tua email davanti a me da giorni, ma preso da diverse cose rimandavo di giorno in giorno. Ho riparlato con Angela Quaquero sul possibile intervento "pacificatore" e della tua difficoltà ad aderire alla richiesta, almeno per il momento. 


Poi alcune frasi su amici comuni, su possibili occasioni d'incontro.... Poi di nuovo il silenzio. Ho chiesto a degli amici di andare a seguire quel famoso incontro che avrei dovuto coordinare. Non l'hanno trovato. Che è successo, alla fine per evitare problemi è stato annullato? O è stato fatto in modo semiclandestino? Come puoi immaginare la cosa è del tutto irrilevante rispetto a quanto è successo. Ci ho pensato molto prima di decidermi a scriverti. So che questa lettera – che renderò pubblica - ti creerà molto imbarazzo. Sono certo che i tuoi interlocutori 'provinciali' se la prenderanno con te. Ti accuseranno quanto meno di essere stato ingenuo. Cercheranno di dirti che io sono stato scorretto. E' anche molto probabile che tentino di costruire una versione di comodo, piena di 'non avevo capito' e di 'credevo'. Sono anche certo che la tua attività importante andrà avanti per la sua qualità e per la sua pulizia: non avete bisogno di padrini. Andrà avanti col pieno sostegno delle istituzioni. Perché questa gente nelle istituzioni presto non ci sarà più. La cacceremo via. X Noi sappiamo come sono andate le cose. Con te mi sono regolato come avrei fatto se un uomo minacciato dagli usurai mi avesse chiesto un aiuto. Gli avrei dato l'aiuto, per evitargli problemi immediati, poi sarei andato dai carabinieri. In questo caso i carabinieri si chiamano 'opinione pubblica'. La gente deve sapere. Non è ammissibile che esponenti istituzionali perdano tanto tempo, e tanto tempo facciano perdere agli altri, in azioni che hanno il solo scopo di affermare il loro potere. E che utilizzino un momento sacro nel mondo, il giorno delle ragioni dei più deboli, per le loro piccole rivalse. E che interferiscano con la loro incompetenza. Questa piccola storia rivela un mondo che va combattuto e cancellato. Ognuno deve fare la sua parte. Credo di aver fatto la mia. Un caro saluto Con immutata stima 
Giovanni Maria Bellu

giovedì 21 giugno 2012

Guida pratica alla querela per diffamazione

Vengo a sapere che, in relazione alla mia dichiarazione di alcuni giorni fa sulla vicenda di Sardegna24, alcuni colleghi, anche di agenzie di stampa, sono stati raggiunti telefonicamente da un soggetto il quale, qualificandosi come 'avvocato', li ha invitati a essere prudenti nel divulgare il contenuto della mia nota perché essa avrebbe presto potuto dar luogo a un'azione legale per diffamazione a mezzo stampa. L'eventualità di un'azione legale per diffamazione nei miei confronti ha avuto anche qualche, per quanto debole, eco in alcuni forum on line. Scrivo queste righe per puro scrupolo. Avendo una grande stima per l'avvocatura, e avendo avuto e avendo tuttora nella mia famiglia molti stimati avvocati, sono portato a ritenere che il soggetto fosse un impostore o che, in caso contrario, alcuni giovani colleghi abbiamo equivocato il senso delle sue raccomandazioni.

Comunque colgo l'occasione per dare alcuni suggerimenti ai colleghi. Il primo è che non devono farsi intimidire da discorsi del genere. Per una semplice ragione; chi pubblica una nota ufficiale di una fonte certa e qualificata a intervenire su quel determinato tema, non corre alcun pericolo. Sta esercitando il diritto di cronaca. Può eventualmente correrlo dopo che la fonte principale (in questo caso il sottoscritto) è stata querelata. Ma questo, purtroppo, non è avvenuto. Dico purtroppo perché, come d'altra parte ho già chiarito, ritengo che la vicenda di Sardegna24 debba essere esaminata dall'occhio freddo e imparziale della magistratura. Una querela nei miei confronti determinerebbe, senza nemmeno la necessità di una traumatica procedura fallimentare (o peggio ancora di una indagine, in astratto sempre possibile, per bancarotta fraudolenta) l'immediato ingresso della questione nel magico mondo del diritto penale. In assenza di una querela, telefonate come quelle che mi sono state riferite dai colleghi sono, semplicemente, un tentativo di impedire, attraverso pressioni psicologiche di carattere oggettivamente intimidatorio, la divulgazione di una notizia.

Nel caso in cui dovessero ripetersi, suggerisco ai colleghi di segnalare questi episodi all'ordine dei giornalisti, alla federazione della stampa e- nel caso in cui veramente si accertasse che l'autore delle telefonate è un legale – all'ordine degli avvocati. In ogni caso, intendo dare tutta la collaborazione perché una querela per diffamazione nei miei confronti venga presentata nel modo più semplice e veloce. Senza problemi di ricerca di indirizzi per la notifica, per esempio. Dunque, chi volesse querelarmi, mi invii un messaggio privato (attraverso la pagina pubblica facebook) e gli fornirò tutte le indicazioni utili a chiamarmi in giudizio nel tempo più breve. Grazie per l'attenzione
Giovanni Maria Bellu

lunedì 18 giugno 2012

La lobby degli intelligenti, un'associazione sovversiva

La Lobby degli Intelligenti è la più strana e inafferrabile delle lobby. Anche se si chiama così, per entrarci non è sufficiente essere intelligenti, basti dire che nessuno dei premi Nobel italiani vi appartiene, mentre ne fanno parte personaggi che, pur essendo senza dubbio intelligenti, hanno meno titoli di un Nobel. Per esempio Giuliano Ferrara. E' una lobby che non ha tessere né statuto. Ci si entra attraverso due meccanismi che di solito sono alternativi tra loro, l'acclamazione (cioè il riconoscimento popolare) e la cooptazione. Vorrei tentare di contribuire alla risoluzione di questo mistero nazionale, provando a rispondere a una domanda: esiste un criterio che consenta di individuare gli appartenenti alla Lobby degli Intelligenti distinguendoli dagli intelligenti diciamo 'ordinari'? Il quesito mi è stato ispirato da una conversazione su temi sardi. Il mio interlocutore – persona che gode della mia totale stima – mi comunicava con convinto entusiasmo un ragionamento politico e, a un certo punto, mentre indicava una serie di persone che a suo dire lo condividono, ha citato un consigliere regionale del PsdAz. Appena mi ha fatto quel nome, il mio interlocutore ha notato che cominciavo a storcere il naso. Non ha avuto bisogno di chiedermene la ragione perché subito, e con una certa veemenza, gli ho detto che non riuscivo a vedere la compatibilità tra un progetto politico coerente e un esponente di un partito, il Psd'Az, che per anni ha sostenuto un pessimo governo regionale (quello attualmente in carica) e che, per sovrapprezzo, è addirittura arrivato a far omaggio della bandiera dei Quattro Mori a Silvio Berlusconi. Uno dei gesti più squallidi della storia politica isolana dall'edificazione dei nuraghi.

E' stato a quel punto che il mio stimato interlocutore ha sorriso e ha detto: “Sì, ma è intelligente”. Un deja vu. Una decina di anni prima avevo avuto una conversazione pressoché identica con un'altra persona che pure godeva di tutta la mia stima. Solo che al posto del consigliere regionale sardista c'era appunto Giuliano Ferrara e, al posto della bandiera regalata a Berlusconi, c'era la collaborazione di Ferrara con la Cia. Ero quasi a metà del conto mentale fino a cento (non volevo sbottare negli improperi di dieci anni prima) quando mi è tornata alla mente una ulteriore scenetta della quale ero stato testimone da ragazzino e che mai avevo connesso alla problematica della Lobby degli Intelligenti. L'oggetto delle disputa era nientepopodimeno che Benito Mussolini, gli interlocutori due miei zii, uno che aveva subito persecuzioni dal fascismo e un altro che ci aveva convissuto senza problemi. In quel caso l'equivalente dei Quattro mori e della Cia era la Seconda guerra mondiale. Al posto dell'intelligenza c'erano “i treni in orario”. Lo zio antifascista, una persona mite, a quella banalità buttata là, in mezzo alla memoria di milioni di morti, gridò: “Ma vaffanculo tu e i treni in orario, analfabeta. I treni in orario come compensazione dello sterminio degli ebrei, delle leggi razziali, della guerra! Roba da matti. Ma non ti rendi conto della sproporzione? E soprattutto non ti rendi conto che quel figlio di puttana era il capo del governo e qualcosa di buono anche per sbaglio doveva pur farla?”. Un'illuminazione.

Anche l'intelligenza, rispetto a chi ricopre ruoli di un certo livello è un requisito obbligatorio. Ci mancherebbe che un cretino potesse diventare ministro, direttore di un giornale o anche consigliere regionale sardo. E il fatto che esistano, in effetti, alcuni cretini integrali che coprono o hanno coperto quegli incarichi non rende 'eccezionali' gli intelligenti, ma rende eccezionalmente fortunati i cretini in questione. D'altra parte, per stare all'attualità politica, nessun risponderebbe mai alle obiezioni sulla politica di Mario Monti con la frase: “Ma è intelligente” Sarebbe un nonsense, una frase incompiuta. L'interlocutore resterebbe muto, in attesa del seguito. E nemmeno si utilizza il “ma” per introdurre un discorso sull'intelligenza di Rita Levi Montalcini o di Carlo Rubbia. I membri della misteriosa Lobby degli Intelligenti sono riusciti a trasformare un pre-requisito in un criterio di giustificazione. In un'attenuante. Infatti, quando si parla di loro, non si dice semplicemente “è intelligente”. Si dice, invece, “ma è intelligente”. E' un ribaltamento del buon senso e anche dei principi base del diritto che, infatti, individua come attenuante l'esatto opposto dell'intelligenza: l'infermità mentale. L'uso dell'avversativa è la chiave. Ed è anche il criterio di individuazione.

Potremmo a questo punto azzardare una definizione: fanno parte della Lobby degli Intelligenti coloro i quali vengono indicati come intelligenti dopo un'avversativa. La cui funzione è giustificare una qualche nefandezza di carattere etico o politico. A volte persino penale. La Lobby degli Intelligenti ha la funzione di trasformare un pre-requisito in un criterio di giustificazione. E per questo è uno dei più insidiosi pericoli per la salute di un Paese già carente nell'etica della responsabilità. La Lobby dispensa dal rispetto delle regole alcuni esponenti della classe dirigente e tenta di trasformare l'amoralità in senso comune. I “ma-intelligenti” sono un'associazione sovversiva di fatto. Spero con questo di aver dato un piccolo contributo al calo delle iscrizioni.
Giovanni Maria Bellu