lunedì 26 marzo 2012

Ecologia dell'informazione

Qualcuno ricorderà gli ultimi giorni del giugno 2011 quando fu presentato il progetto di Sardegna24. Non solo un giornale di carta ma una “piattaforma multimediale” composta dal quotidiano, da una radio, da un forte sito internet e in prospettiva anche da una tv. A questo progetto editoriale (e dunque assieme industriale e culturale) aderii assieme a un gruppo di colleghi e avviammo uno degli start up più veloci e appassionati della storia del giornalismo sardo, e probabilmente non solo sardo.

I lettori del nostro giornale, quelli che ci hanno seguito nei mesi confusi e faticosissimi della vita di Sardegna24, sanno che di quel progetto non è stato fatto nulla. Non la radio, non un forte sito internet, figuriamoci la televisione, ma solo un giornale di carta stampato male, a volte malissimo, che a quattro mesi dalla sua uscita in edicola ha dovuto cambiare centro stampa e ha dovuto portare il numero delle pagine da 48 a 32 mantenendo il prezzo invariato. Fino all'estremo tentativo di salvare il giornale e i posti di lavoro con l'intervento diretto come editore del direttore responsabile il quale, un mese dopo, scopre che gli era stato presentato un conto economico largamente diverso da quello reale e annulla l'accordo. Quindi l'ultimo e inevitabile passaggio: la liquidazione dell'azienda.

Di questa vicenda editoriale si parlerà ancora, in diverse sedi. L'ho riassunta velocemente soprattutto per chiarire cosa è l'oggetto che avete tra le mani. Cosa è questa testata che riprende il titolo dell'ultimo numero di Sardegna24: Asibiri, arrivederci.
Cosa è, prima di tutto, nella sua materialità. Un oggetto editoriale curato ma povero, realizzato con pochissimi mezzi. Quelli che sono alla portata di un collettivo di giornalisti senza padroni.
E' questo il paradosso dell'informazione, lo stesso in tutto il mondo, che prende varie forme negli Stati e nelle nazioni: l'essere giornalisti non garantisce il diritto di fare informazione, perché l'industria dell'informazione, la proprietà dei mezzi di produzione, è nella disponibilità di chi dispone dei capitali per realizzarla. Per fare i giornalisti professionisti è necessario aver superato un esame di Stato, per quanto discutibile, insufficiente, poco selettivo. Ma per fare gli editori basta avere i soldi.

E oggi bisogna averne più di prima perché quella dell'informazione, specie nel settore della carta stampata, è un'industria sempre meno remunerativa: l'equilibrio economico lo si raggiunge in tempi lunghi e attraverso piani industriali prudenti e lungimiranti. E' una dato riconosciuto universalmente, lo si trova nei manuali di giornalismo: nelle fasi di crisi economica la vendita dei quotidiani cala. Oggi questo fenomeno si sovrappone alla diminuzione delle vendite in atto da anni, determinata dall'avvento e dall'espansione di Internet. Una rivoluzione industriale in una fase di recessione. Questa è la condizione che oggi vivono i quotidiani e i settimanali in Sardegna, in Italia e nel mondo. Ed anche un altro dei luoghi dove il divario tra i ricchi e i poveri si allarga. Perché sono le fasce sociali marginali a fruire ancora oggi in modo prevalente della carta stampata come fonte di informazione primaria e ad avere un accesso episodico a Internet.

Impegnarsi oggi perché la libera informazione sia garantita è svolgere un'azione analoga a quella che svolgono e hanno svolto i movimenti ambientalisti. Il diritto a essere informati è di tutti, così come è di tutti il diritto di respirare aria pulita e di fruire di spiagge non inquinate. La nostra ambizione, il nostro progetto, è essere giornalisti ambientalisti, ambientalisti dell'informazione.

Così come esistono imprenditori che realizzano fabbriche non inquinanti, ed esistono leggi che li premiano, sono necessari editori che promuovano l'informazione non inquinata. E sono necessarie leggi che obblighino le istituzioni pubbliche a seguire criteri rigorosi nella erogazione delle risorse che vanno all'informazione, come la pubblicità istituzionale che invece oggi, in Sardegna, è distribuita secondo criteri arbitrari e clientelari. E' necessaria una nuova cultura giornalistica capace di fare assieme informazione e “contabilità” per navigare nelle acque tempestose di questa rivoluzione industriale. Noi abbiamo deciso di affrontare questa sfida con i lettori, cioè con i cittadini. Chiediamo il vostro sostegno, ma soprattutto vogliamo realizzare una interazione permanente, un flusso continuo di notizie tra le città, le campagne, i paesi, i luoghi di lavoro e le redazioni. E' una strada difficile, impervia, ma è l'unica strada. Questo piccolo giornale è il suo primo tratto.

Giovanni Maria Bellu

2 commenti:

  1. Risposte
    1. bị Mã Vạn Lâm đánh bay ra ngoài, khóe miệng có vết máu.

      - Xoẹt

      Nhuyễn tiên của Nhạc Kiều cũng rút ra đâm về phía sau của Mã Vạn Lâm, hổ khẩu của Nhạc Kiều tê rần, đối phó với đấu khí phòng ngự rất khó, thất tinh đấu vương không thể có uy hiếp gì với Đấu Hoàng.

      - A...a
      đồng tâm
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      Ngay sau đó, Tư Mã Yên Nhiên, Đỗ Mật Nhi, Âu Dương Phiên Tình cũng trầm mặt xuống, Luyện Dược sư đan hỏa công kích so với Đấu khí và ma pháp công kích mạnh hơn một bậc, không thể khinh thường.

      - Ti ti.

      Đấu khí cường hãn không ngừng chuyển động, một mảng đấu khí phòng ngự hiện ra trước mặt Mã Vạn Lâm.

      - Xoẹt.

      Sắc mặt của ba cô gái trầm xuống, một mảng đấu khí tụ ở trước ngực công kích.

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