sabato 5 maggio 2012

Lettera al gatto di Michela Murgia

Caro gatto, ho letto quanto ha scritto Michela a proposito dei referendum 'sardi' di domenica prossima. Lei dice che tu hai capito tutto vedendo chi quei referendum ha proposto. Sono certo che è così. Siamo quasi totalmente d'accordo sui giudizi specifici su questo o quel referendum. E sicuramente lo siamo sulla questione principale: che tutte quelle cose che vengono proposte attraverso i referendum, i proponenti dei medesimi avrebbero potuto realizzarle semplicemente esercitando la funzione per la quale sono molto ben retribuiti. Lascio da parte, gatto, la abbastanza penosa questione del presidente della Regioni Ugo Cappellacci. Ci potrebbe fuorviare, tanto è scandaloso il suo essere un 'referendario'. Quindi mettiamola da parte e consideriamola per quello che è: la mediocre astuzia di un mediocre.

Andiamo – fai questo sforzo: so che non è l'ambiente che ami – nelle zone d'ombra, nelle aree di confine. Quei luoghi dove le ragioni e i torti, la buona fede e la mala fede, si intrecciano. Dove hai un buon argomento e un poco credibile argomentatore. Uno che dice una cosa giusta, ma non si capisce perché non l'abbia realizzata, visto che avrebbe potuto farlo se solo ci si fosse dedicato. Là trovo un gruppo politico che si chiama 'I Riformatori' che sostiene la giunta Cappellacci, ha addirittura degli assessori, eppure sostiene anche i referendum. E che, quando ha minacciato di abbandonare quella giunta, non l'ha fatto perché non perseguiva la strada referendaria, ma per una cosa che è nota come “legge sul golf”. E questo basterebbe.

Dunque, gatto di Michela, dove non ci troviamo d'accordo? Non offenderti, ma il problema è proprio la tua natura gattesca. Mi spiego: tu capisci al volo, sei intelligentissimo e coraggioso. Ma sei un gatto. Non voti. Non hai la scheda elettorale. E' una discriminazione che un giorno sarà superata. Visto che votano tanti maiali, non si capisce perché i gatti non possano farlo. Questa è comunque la situazione presente: votano i cittadini. Che hanno pochissimi strumenti per cambiare le cose. E il voto – appannaggio esclusivo dei cittadini – è lo strumento fondamentale e quasi unico di cui dispongono. Ecco, la differenza tra le nostre posizioni è questa. Che io considero 'sacro' lo strumento del voto. Credo che vada preservato e difeso. Mi preoccupano molto i cittadini che vi rinunziano, perché rischiano di regalare ancora il potere a quelli che ce l'hanno già e che l'hanno gestito così male.

 Sai, gatto, che ci sono uomini politici in grado di calcolare, fino quasi all'unità, i voti che controllano? Sai che 2542 voti (per esempio) valgono 5 se tutti vanno alle urne e valgono 20 se ci va solo la metà? Ecco, a me questo ragionamento basta per dire che si deve andare a votare sempre, anche se ho dei compagni di strada di cui non mi fido. Sull'altro fronte, infatti, ho dei sicuri nemici. Mi basta per dire che il voto è un bene primario. Vale da solo, vale 'in quanto tale'. Dobbiamo difenderlo Ti sottopongo queste riflessioni, in attesa del momento in cui anche tu potrai votare. Il momento in cui le ragioni della natura e della vita avranno rappresentanza. Un giorno che verrà, ma che non è purtroppo il nostro presente.
Ciao, miao
Giomaria

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