mercoledì 30 maggio 2012

Nuove forme di criminalità, la gang dei "Saldo e stralcio"

“Saldo e stralcio” è una concezione del mondo. Ho conosciuto negli ultimi mesi questa solo apparentemente arida locuzione del linguaggio bancario e ho imparato ad apprezzarne l'onomatopea: saldo-e-stralcio suona come una raffica di kalashnikov. E, in effetti, ha già causato parecchie vittime. 
La definizione che se ne trova nei vocabolari e nei manuali per bancari e commercialisti non rende giustizia a questo moderno grido di guerra. Là si legge che è un modo per chiudere un credito trovando un compromesso tra la cifra dovuta e quella che il debitore può dare. Mi devi 100 euro? Ok, dammene 70, ma subito, e non se ne parla più. Saldo e stralcio, appunto. Un po' come dire “si mette una pallottola nel caricatore e si schiaccia il grilletto” per descrivere un omicidio. Un omicidio premeditato. 
Esistono, infatti, i killer del saldo e stralcio. Ufficialmente sono imprenditori. Di varie dimensioni. Da piccolissimi a enormi. Accomunati dalla determinazione a trasformare in ulteriore fonte di guadagni l'attitudine a non pagare i debiti. 
I saldo e stralcio sono insidiosissimi. Si mimetizzano nella selva selvaggia della crisi come i cobra nella giungla o come i coccodrilli nel rio delle Amazzoni. Di questi ultimi hanno mutuato il pianto. Che, però, è anche preventivo. Non serve solo a salutare la vittima agonizzante, ma è utilizzato anche prima dello sbranamento, per ammansirla. Di solito un mesetto dopo la scadenza del pagamento. Mai prima. Anzi, al momento del contratto i 'saldo e stralcio' non fanno alcun cenno alla loro indole. La nascondono presentandosi come pagatori puntuali e solerti. 
Poi il primo termine scade. E trascorrono quei dieci giorni che il creditore-vittima dà comunque, per educazione o timidezza. Aspettando sempre meno fiducioso che quanto gli è dovuto arrivi. Non arriva e nemmeno arrivano fino al telefono i saldo e stralcio che di punto in bianco sono impegnatissimi. Non hanno un minuto di tempo. Corrono.
Ma non perdono il tratto cordiale. Passa un mese e i creditori timidi si fanno coraggio. Bussano alla porta dell'ufficio. Vengono accolti a braccia aperte. Con un affetto un po' mesto, che ricorda quello di chi consola un malato grave. Le braccia, infatti, diventano sempre più aperte, si allargano a dismisura nel gesto della rassegnazione. C'è qualcosa che sta sopra di noi – la più grande crisi da cent'anni a questa parte – e tutti ne siamo vittime. I pagamenti non arrivano. Mai. Un disastro.
Quando i più abili tra i saldo e stralcio incontrano i più timidi tra i creditori, accade che questi ultimi si trovino a consolarli. E che, assieme, maledicano i cattivi pagatori. Mettendo da parte la circostanza non secondaria dei loro rapporti di debito e di credito. Così passa un altro mese.
Spesso accade che i piccoli creditori comincino ad agonizzare. Quei soldi, quei pochi soldi, sono indispensabili. Per pagare l'affitto, per fare la spesa. E accade anche che i piccoli creditori incrocino casualmente i 'saldo e stralcio' constatando che, a dispetto della più catastrofica crisi economica della storia, sfrecciano su auto di lusso e frequentano con nonchalance i ristoranti più cari. A quel punto, anche nei più timidi, sopravviene una crescente irritazione che li porta a rivolgersi bruscamente ai saldo e stralcio. I quali assumono un contegno contrito e offeso. Scuotono la testa. Bisbigliano parole amare sull'umana ingratitudine. Aprono il cassetto, tirano fuori alcune banconote stiracchiate. Le contano. Corrispondono a un decimo del debito. Prendere o lasciare. La giustizia civile è interminabile, lo sai? Ecco qua, firma questo foglietto. I poverini firmano. Saldo e straccio.


Giovanni Maria Bellu

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