domenica 27 maggio 2012

Sardegna, la strategia del saccheggio

Se ne è parlato come dell'ennesima manifestazione di malcostume politico, ma forse è qualcosa di più e di peggio. Forse è il segnale dell'inizio della fase conclusiva, la più drammatica e pericolosa, del crollo di un Paese: la fase del saccheggio. La notizia ha occupato per qualche giorno i notiziari sardi: la nomina alla guida della Carbosulcis, da parte del governatore Ugo Cappellacci, di un ventottenne del tutto incompetente: “Non conosco i bilanci dell'azienda, non so niente della realtà gestionale e amministrativa, e dunque non conosco le eventuali potenzialità da poter sfruttare per il rilancio dell'azienda”, ha dichiarato in un'intervista a Sardegna quotidiano. A quanto pare, i 'titoli' di Alessandro Lorefice – così si chiama il giovane incompetente – sono tutti di natura politica: è consigliere comunale del Pdl a Iglesias e si è schierato nella faida interna al partito con Ugo Cappellacci.

'Meriti' che, oltretutto, non sono stati acquisiti autonomamente ma per via ereditaria. Il giovane è figlio di un esponente locale del centrodestra il quale gli ha trasferito il suo pacchetto di voti e, amorevole genitore, ha anche provveduto a sistemare il ragazzo nell'istituto scolastico del quale è direttore didattico. Insomma, un raccomandato integrale. La nomina degli incompetenti ai posti di comando è una delle prassi instaurate dal berlusconismo nel governo del Paese e nell'Isola è stata largamente praticata. Senza alcun pudore. Nell'agosto scorso, l'attuale assessore alla Sanità Simona De Francisci, proprio come il giovane Lorefice, subito dopo la nomina dichiarò la sua assoluta ignoranza e annunciò che si accingeva a “studiare la materia”. Ma allora perché quest'ultima nomina dovrebbe segnare una svolta, un ulteriore passo in direzione dello sfascio? Il sospetto si fonda sulle mosse compiute in questi ultimi mesi dal governatore Cappellacci. Tutte finalizzate alla ricostruzione della sua immagine pubblica e a rendere credibile la trasformazione del governatore-fantoccio voluto da Berlusconi (anche in quel caso per 'meriti familiari'), in una sorta di Masaniello nuragico impegnato in una perenne battaglia contro il governo di Roma.

E' di qualche giorno fa il roboante annuncio di comunicare con Monti attraverso documenti scritti in sardo. E oltre che in Italiano. Mettiamo da parte per un momento la valutazione dell'efficacia di questa strategia. Con un'avvertenza: sarebbe imprudente sottovalutarla. La sinistra fece un grave errore quando, dopo l'annuncio della discesa in campo di Berlusconi, reagì con l'ironia. Dimostrando di non aver in alcun modo capito la devastante forza del controllo dei mezzi d'informazione. E, nell'Isola, Cappellacci – che con i soldi pubblici da anni agisce come 'co-editore' del principale quotidiano e della principale tv – ha senza dubbio un'ottima stampa. Di certo il governatore ha perseguito per mesi con estrema cura il proprio restyling. Ha mutuato molti temi dell'antipolitica, compare con regolarità, seguito dalle telecamere, alle manifestazioni dei movimenti. Si fa fotografare con una berritta in testa e sostiene i referendum anticasta. E manca meno di un anno alle elezioni politiche e meno di due alle Regionali. Il tempo stringe, insomma. Perché rischiare di compromettere questo lavoro con una nomina così evidentemente berlusconiana e clientelare? E' dalla risposta a questa domanda che nasce il dubbio attorno all'inizio della fase del saccheggio.

Cappellacci non è uno sprovveduto. E di certo è consapevole della impopolarità del suo gesto. Sa bene che la nomina di Alessandro Lorefice è una sintesi perfetta di tutto ciò che oggi fa infuriare l'elettorato. Perché ha deciso di compiere il passo? Non aveva a disposizione un fedelissimo meno impresentabile? Il saccheggio è, tecnicamente, l'appropriazione violenta dei beni di una popolazione. Mira a soddisfare le brame dei miliziani e dei loro comandanti. Determina un odio eterno e rende complicatissimo il controllo del territorio occupato. Di solito se ne pagano i danni con gli interessi. Li pagano allo stesso modo i figli dei saccheggiati e dei saccheggiatori. Col saccheggio si sceglie di appropriarsi dei beni presenti rinunciando alla possibilità di godere dei beni futuri. Non a caso veniva praticato dalle orde vandaliche, cioè da eserciti in transito, destinati a proseguire la loro marcia fino al saccheggio successivo. Truppe che, col loro passaggio, inaridivano la terra: non cresceva più l'erba. Il combinato disposto delle riforme che dovranno essere messe in atto prima delle prossime elezioni (la riduzione del numero dei consiglieri regionali) e dei risultati delle recenti amministrative, ha detto con chiarezza alla classe politica che per molti degli attuali membri delle istituzioni non hanno alcuna possibilità di salvare la poltrona. Contano i giorni, i mesi, le indennità. Arraffano tutto ciò che possono per riempire la dispensa (di beni materiali ma anche di crediti, cioè di futuri favori) e si preparano ai tempi cupi.

Un atteggiamento simile a quello di certi imprenditori che dirottano i capitale dalle aziende al loro patrimonio familiare. E' un fenomeno tipico delle fasi di crisi economica. E' il 'si salvi chi può'. Il fatto che l'improbabile Masaniello sardo ne venga oggi travolto non può essere motivo di soddisfazione. Non c'era bisogno di Lorefice per provarne l'inadeguatezza e l'inaffidabilità. Mentre questo episodio, e altri che con tutta probabilità silenziosamente avverranno in questi mesi nelle segrete stanze del potere, contribuisce a rendere ancora più pesante il lavoro di ricostruzione della vita pubblica che dovrà essere avviato quando i nuovi vandali usciranno dal Palazzo.
Giovanni Maria Bellu

Nessun commento:

Posta un commento