giovedì 21 giugno 2012

Guida pratica alla querela per diffamazione

Vengo a sapere che, in relazione alla mia dichiarazione di alcuni giorni fa sulla vicenda di Sardegna24, alcuni colleghi, anche di agenzie di stampa, sono stati raggiunti telefonicamente da un soggetto il quale, qualificandosi come 'avvocato', li ha invitati a essere prudenti nel divulgare il contenuto della mia nota perché essa avrebbe presto potuto dar luogo a un'azione legale per diffamazione a mezzo stampa. L'eventualità di un'azione legale per diffamazione nei miei confronti ha avuto anche qualche, per quanto debole, eco in alcuni forum on line. Scrivo queste righe per puro scrupolo. Avendo una grande stima per l'avvocatura, e avendo avuto e avendo tuttora nella mia famiglia molti stimati avvocati, sono portato a ritenere che il soggetto fosse un impostore o che, in caso contrario, alcuni giovani colleghi abbiamo equivocato il senso delle sue raccomandazioni.

Comunque colgo l'occasione per dare alcuni suggerimenti ai colleghi. Il primo è che non devono farsi intimidire da discorsi del genere. Per una semplice ragione; chi pubblica una nota ufficiale di una fonte certa e qualificata a intervenire su quel determinato tema, non corre alcun pericolo. Sta esercitando il diritto di cronaca. Può eventualmente correrlo dopo che la fonte principale (in questo caso il sottoscritto) è stata querelata. Ma questo, purtroppo, non è avvenuto. Dico purtroppo perché, come d'altra parte ho già chiarito, ritengo che la vicenda di Sardegna24 debba essere esaminata dall'occhio freddo e imparziale della magistratura. Una querela nei miei confronti determinerebbe, senza nemmeno la necessità di una traumatica procedura fallimentare (o peggio ancora di una indagine, in astratto sempre possibile, per bancarotta fraudolenta) l'immediato ingresso della questione nel magico mondo del diritto penale. In assenza di una querela, telefonate come quelle che mi sono state riferite dai colleghi sono, semplicemente, un tentativo di impedire, attraverso pressioni psicologiche di carattere oggettivamente intimidatorio, la divulgazione di una notizia.

Nel caso in cui dovessero ripetersi, suggerisco ai colleghi di segnalare questi episodi all'ordine dei giornalisti, alla federazione della stampa e- nel caso in cui veramente si accertasse che l'autore delle telefonate è un legale – all'ordine degli avvocati. In ogni caso, intendo dare tutta la collaborazione perché una querela per diffamazione nei miei confronti venga presentata nel modo più semplice e veloce. Senza problemi di ricerca di indirizzi per la notifica, per esempio. Dunque, chi volesse querelarmi, mi invii un messaggio privato (attraverso la pagina pubblica facebook) e gli fornirò tutte le indicazioni utili a chiamarmi in giudizio nel tempo più breve. Grazie per l'attenzione
Giovanni Maria Bellu

lunedì 18 giugno 2012

La lobby degli intelligenti, un'associazione sovversiva

La Lobby degli Intelligenti è la più strana e inafferrabile delle lobby. Anche se si chiama così, per entrarci non è sufficiente essere intelligenti, basti dire che nessuno dei premi Nobel italiani vi appartiene, mentre ne fanno parte personaggi che, pur essendo senza dubbio intelligenti, hanno meno titoli di un Nobel. Per esempio Giuliano Ferrara. E' una lobby che non ha tessere né statuto. Ci si entra attraverso due meccanismi che di solito sono alternativi tra loro, l'acclamazione (cioè il riconoscimento popolare) e la cooptazione. Vorrei tentare di contribuire alla risoluzione di questo mistero nazionale, provando a rispondere a una domanda: esiste un criterio che consenta di individuare gli appartenenti alla Lobby degli Intelligenti distinguendoli dagli intelligenti diciamo 'ordinari'? Il quesito mi è stato ispirato da una conversazione su temi sardi. Il mio interlocutore – persona che gode della mia totale stima – mi comunicava con convinto entusiasmo un ragionamento politico e, a un certo punto, mentre indicava una serie di persone che a suo dire lo condividono, ha citato un consigliere regionale del PsdAz. Appena mi ha fatto quel nome, il mio interlocutore ha notato che cominciavo a storcere il naso. Non ha avuto bisogno di chiedermene la ragione perché subito, e con una certa veemenza, gli ho detto che non riuscivo a vedere la compatibilità tra un progetto politico coerente e un esponente di un partito, il Psd'Az, che per anni ha sostenuto un pessimo governo regionale (quello attualmente in carica) e che, per sovrapprezzo, è addirittura arrivato a far omaggio della bandiera dei Quattro Mori a Silvio Berlusconi. Uno dei gesti più squallidi della storia politica isolana dall'edificazione dei nuraghi.

E' stato a quel punto che il mio stimato interlocutore ha sorriso e ha detto: “Sì, ma è intelligente”. Un deja vu. Una decina di anni prima avevo avuto una conversazione pressoché identica con un'altra persona che pure godeva di tutta la mia stima. Solo che al posto del consigliere regionale sardista c'era appunto Giuliano Ferrara e, al posto della bandiera regalata a Berlusconi, c'era la collaborazione di Ferrara con la Cia. Ero quasi a metà del conto mentale fino a cento (non volevo sbottare negli improperi di dieci anni prima) quando mi è tornata alla mente una ulteriore scenetta della quale ero stato testimone da ragazzino e che mai avevo connesso alla problematica della Lobby degli Intelligenti. L'oggetto delle disputa era nientepopodimeno che Benito Mussolini, gli interlocutori due miei zii, uno che aveva subito persecuzioni dal fascismo e un altro che ci aveva convissuto senza problemi. In quel caso l'equivalente dei Quattro mori e della Cia era la Seconda guerra mondiale. Al posto dell'intelligenza c'erano “i treni in orario”. Lo zio antifascista, una persona mite, a quella banalità buttata là, in mezzo alla memoria di milioni di morti, gridò: “Ma vaffanculo tu e i treni in orario, analfabeta. I treni in orario come compensazione dello sterminio degli ebrei, delle leggi razziali, della guerra! Roba da matti. Ma non ti rendi conto della sproporzione? E soprattutto non ti rendi conto che quel figlio di puttana era il capo del governo e qualcosa di buono anche per sbaglio doveva pur farla?”. Un'illuminazione.

Anche l'intelligenza, rispetto a chi ricopre ruoli di un certo livello è un requisito obbligatorio. Ci mancherebbe che un cretino potesse diventare ministro, direttore di un giornale o anche consigliere regionale sardo. E il fatto che esistano, in effetti, alcuni cretini integrali che coprono o hanno coperto quegli incarichi non rende 'eccezionali' gli intelligenti, ma rende eccezionalmente fortunati i cretini in questione. D'altra parte, per stare all'attualità politica, nessun risponderebbe mai alle obiezioni sulla politica di Mario Monti con la frase: “Ma è intelligente” Sarebbe un nonsense, una frase incompiuta. L'interlocutore resterebbe muto, in attesa del seguito. E nemmeno si utilizza il “ma” per introdurre un discorso sull'intelligenza di Rita Levi Montalcini o di Carlo Rubbia. I membri della misteriosa Lobby degli Intelligenti sono riusciti a trasformare un pre-requisito in un criterio di giustificazione. In un'attenuante. Infatti, quando si parla di loro, non si dice semplicemente “è intelligente”. Si dice, invece, “ma è intelligente”. E' un ribaltamento del buon senso e anche dei principi base del diritto che, infatti, individua come attenuante l'esatto opposto dell'intelligenza: l'infermità mentale. L'uso dell'avversativa è la chiave. Ed è anche il criterio di individuazione.

Potremmo a questo punto azzardare una definizione: fanno parte della Lobby degli Intelligenti coloro i quali vengono indicati come intelligenti dopo un'avversativa. La cui funzione è giustificare una qualche nefandezza di carattere etico o politico. A volte persino penale. La Lobby degli Intelligenti ha la funzione di trasformare un pre-requisito in un criterio di giustificazione. E per questo è uno dei più insidiosi pericoli per la salute di un Paese già carente nell'etica della responsabilità. La Lobby dispensa dal rispetto delle regole alcuni esponenti della classe dirigente e tenta di trasformare l'amoralità in senso comune. I “ma-intelligenti” sono un'associazione sovversiva di fatto. Spero con questo di aver dato un piccolo contributo al calo delle iscrizioni.
Giovanni Maria Bellu

sabato 16 giugno 2012

Un battesimo e le indennità

Stamani ho assistito a un battesimo. L'officiante era don Mario Cugusi, il battezzando era coperto da una lunga veste di tulle color panna e sul capo gli avevano sistemato una cuffietta dello stesso tessuto e dello stesso colore che, a dispetto delle cinque settimane di vita, gli dava una certa aria autorevole e antica da piccolo Budda. Il tipino, è stato spiegato, indossava un abito che nella sua famiglia si tramanda da tempo immemorabile di battesimo in battesimo. Nessuno dei parenti, in effetti, era in grado di dire quante volte fosse stato usato e a partire da quale avo.

Racconto questa storia perché mi ha colpito come don Cugusi, un attimo prima di inondare d'acqua del Giordano la testa del piccolo, ne ha commentato la curiosa mise, apprezzando la tradizione familiare di riproporla nei secoli dei secoli benché il tempo abbia ingiallito il tessuto rendendo la veste non più adattissima per il battesimo (che esige un bianco che più bianco non si può). Secondo don Cugusi, per dirla in due parole, l'abito fa il monaco. Quella veste, ha detto (non uso le stesse parole, non avevo un notes, ma riassumo con mie parole il concetto) connota, individua, comunica una storia. Rende immediatamente riconoscibile chi la porta come segmento di una vicenda familiare. Testimonia. Che poi è esattamente quanto deve fare un cristiano: essere sempre riconoscibile, ovunque si trovi, in qualunque situazione, dietro lo sportello di un'esattoria in presenza di un disperato che non sa come fare a pagare il suo debito, o lungo una strada quando incontra un derelitto che ha perso non solo la voglia ma anche la forza di vivere. Un cristiano deve farsi sempre riconoscere attraverso le parole e i gesti. Deve testimoniare.

Si tratta di uno dei concetti base della catechesi cristiana, si dirà. E' vero, ma questa osservazione è valida sempre, tutte le volte che si enuncia un concetto filosofico e religioso. Se non facciamo altro che riproporre certi concetti, da secoli e tutto sommato senza nemmeno annoiarci, è perché li incontriamo a ogni passo, come una lunga linea di punti (di contraddizione) coi quali pretendiamo di tracciare la retta del senso dell'esistenza. Ci pervadono talmente, questi concetti, che anche un abito di tulle è in grado di farli fibrillare. Un abito di tulle, però, indossato nella realtà presente. Don Mario Cugusi è un sacerdote impegnato nello sforzo continuo di comunicare con i non credenti. Appartiene a quella tradizione della Chiesa che vede nell'ateo non un avversario, ma un compagno di viaggio che, per motivi non condivisibili ma rispettabili, si ostina a procedere sulle pietraie anziché incamminarsi nel complesso ma sicuro sentiero della fede. L'osservazione delle acrobazie di chi è impegnato a camminare nel “sentiero sbagliato”, è per i sacerdoti come don Cugusi una preziosa fonte di ispirazione nel loro incessante incedere. Perché sanno che la fede non ha cancellato le pietre che sono là, sotto la polvere del sentiero, pronte a a riaffiorare.

Ecco, stamani è successo che mentre percorrevo al solito la mia quotidiana pietraia, ho incrociato lo sguardo di quel tale che cammina nel sentiero. Per un attimo. Per via di quella veste di tulle. Ci siamo scambiati un sorriso, poi ognuno ha ripreso la sua strada. Il mio percorso per arrivare al concetto di 'testimonianza' è molto diverso da quello di don Cugusi, a partire da un aspetto fondamentale: non devo fare proselitismo, non devo favorire conversioni. Non credo di rispondere a un'entità superiore ma solo alla mia coscienza e al prossimo. Credo che l'uguaglianza delle opportunità garantisca la mia sanità mentale e, favorendo la capacità capacità di considerarsi parte di un tutto, sia un riparo dall'autismo dell'onnipotenza e, in definitiva, faccia vivere meglio. Magari pagandone dei prezzi. Ma alla fine sempre meglio, più in armonia con le cose. E credo che, non avendo a disposizione una religione che lo attribuisca alla volontà divina, per favorire questo processo – cioè convincere più persone che posso a regolarsi in questo modo – devo prima di tutto dimostrare che lo condivido, cioè che rispetto le regole (le regole non solo le leggi). Insomma, devo rendere chiaro che se prometto una uguaglianza futura, una società felice e magari socialista, lo faccio perché già, nel mio piccolo, ne seguo tutte le regole possibili. Diciamo, mi sottopongo, nei miei limiti, alle regole future. 

Quanto ho appena descritto è una delle tante vie attraverso le quali, percorrendo la pietraia atea o agnostica anziché il sentiero della fede, si può giungere a un concetto molto simile a quello cristiano di testimonianza. Naturalmente tra l'enunciarlo e il praticarlo con assoluta coerenza la strada è lunga (sono altrettanto lunghe il sentiero e la pietraia), ma quel che conta è che il tentativo sia onesto e duraturo. Anche questo concetto, come il precedente, è del tutto ovvio. Il primo lo è per i cristiani, il secondo per gli umanisti laici, chiamiamoli così. Dunque dov'è la novità? La risposta l'ho già data: la novità non è mai il concetto, ma nell'occasione che lo fa fibrillare in un certo momento. Dell'abito di tulle si è detto, ma il momento? Ho fatto fatica a scrivere un commento sulla vicenda delle indennità dei consiglieri regionali. Ci ho anche provato – lo consideravo in un certo senso doveroso – ma poi non ce l'ho fatta. Ho detto 'uff' e sono andato al mare. Non per snobismo, ma davvero per impossibilità. Infatti non lo riferisco con orgoglio: chi fa comunicazione non deve farsi trascinare dall'umore del momento. Di certo, se avessi avuto da rispettare i tempi di un giornale, mi sarei turato il naso e mi sarei messo all'opera. Potendomi oggi permettere l'uff sono andato al mare con un certo senso di colpa interrogandomi sul perché di quella difficoltà a commentare. E l'ho attribuita a qualcosa che ha a che fare con la noia. Chi scrive di professione lo sa bene; se una questione ti appassiona, butti giù cinque cartelle d'un fiato, se non ti appassiona scrivi lentamente e tra continui ripensamenti.

Il fatto che a me la questione dei costi della politica mi appassiona eccome. Ne ho scritto anche pochi giorni fa. Allora perché questa noia? Ecco, forse ho trovato la spiegazione. Ancora una volta ha a che fare con lo scrivere: l'argomento non solo ti deve appassionare, ma ogni volta deve proporsi in qualche modo come sfida stilistica. Deve stimolarti a fare del tuo meglio per restituire il tuo pensiero, o la descrizione di un fatto, nel modo più semplice e interessante possibile. Devi avere a che fare con qualcosa che ti appare complesso. Ed ecco il punto: la vicenda delle indennità non è affatto complessa. Le risposte e le “spiegazioni” che ho letto in questi giorni, mi sono apparse non tentativi di spiegare, ma fraseggi volti a complicare una sinfonia mediocre. E siccome francamente non mi piacciono le fanfare anticasta livorose (che in questo caso, ahimè, sono la colonna sonora più appropriata) ho ceduto al sentimento di noia e, per non cantare “La società dei magnaccioni”, me ne sono andato fischiettando al mare. Ma come si può approvare un emendamento senza conoscerne gli effetti quando tra l'altro gli effetti si producono sulla propria busta paga? Come si può tacere per anni, snobbando questi problemi e liquidandoli come 'grillismo', e poi fingere di occuparsene quando i cittadini hanno superato la soglia di sopportazione? Come si può richiamare, a dimostrazione del proprio impegno, qualche remoto disegno di legge mai coltivato o qualche distratta dichiarazione? Chi è in una istituzione e crede a un principio agisce in modo permanente e usa tutti gli strumenti perché venga praticato.

Se anche se un solo consigliere regionale vi avesse lavorato con impegno, non si sarebbe arrivati all'incredibile dibattito sull'effettiva entità del taglio. Dove la forbice comprende cifre che variano dal costo di una cena a tre stipendi di un insegnante. Ma andiamo! Ecco, alla fine un commento sulle indennità l'ho scritto. Ma quanto è stato lungo e tortuoso il percorso! Come se la noia e quella veste di tulle mi avessero portato direttamente alla conclusione. Oggi, quando i partiti tradizionali sono chi a pezzi, chi in grande difficoltà, e non ci sono ideologie di riferimento, la testimonianza laica ha un valore centrale. La differenza rispetto al passato è che essa non è un 'modo' della politica, ma è la politica stessa. E' il punto di partenza per rendere nuovamente credibile la politica. Praticare ciò che si dice. Rendersi riconoscibili. Indossare l'abito giusto – anche il più vecchio e modesto – e starci così comodi da portare più gente possibile dal tuo sarto. FINE
Giovanni Maria Bellu

giovedì 14 giugno 2012

Sul fallimento di Sardegna24 l'ultima parola a Soru e Scano

La sorte economica dei dipendenti e dei fornitori di Sardegna24 è subordinata alla scelte che saranno fatte nei prossimi giorni da uno dei soci fondatori, l'immobiliarista Carlo Luigi Scano, e dall'ex presidente della Regione sarda e amministratore delegato di Tiscali Spa Renato Soru. E' questo, in estrema sintesi, quanto è emerso martedì mattina nel corso dell'assemblea dei soci, presente il liquidatore dell'azienda Luigi Zucca.

In un mio comunicato della scorsa settimana avevo segnalato la particolarità di questa procedura di liquidazione nella quale gli interlocutori del liquidatore non sono i soci attuali, tra i quali figuro con la quota di maggioranza, ma i 'vecchi soci', i soci fondatori e cioè Giancarlo Muscas, Mariano Pireddu e Carlo Luigi Scano. Questo per la semplice ragione che è pacificamente considerata priva di valore la scrittura privata in virtù della quale, nel novembre scorso, il sottoscritto acquisì la maggioranza dell'azienda. Lo è perché si è accertata una differenza molto rilevante tra il quadro finanziario che era stato presentato e quello reale. Questo dopo che – come ancora ho ricordato più volte – il sottoscritto aveva messo nelle casse dell'azienda una somma superiori ai centomila euro, che arriva a 140mila considerando somme a me dovuto ma non percepite. Mi trovo dunque, nella situazione di persona doppiamente danneggiata: non 'socio di maggioranza', ma ex dipendente colpito dal punto di vista professionale ed economico.

La novità rilevante è che, nell'ultima assemblea dei soci, l'unico esponente del 'gruppo dei fondatori' rimasto in società, Giancarlo Muscas, a una mia precisa domanda ha risposto che Mariano Pireddu è disponibile a intervenire economicamente per chiudere positivamente la liquidazione. Al contrario di Carlo Scano e di Renato Soru. Naturalmente ho chiesto che le risposte fossero messe a verbale.

E' l'ufficializzazione di circostanze ben note a tutti quelli che hanno seguito la vicenda di Sardegna24. I soci fondatori e Renato Soru, che ne ha per tutta la fase iniziale coordinato l'attività, sono gli interlocutori di un tentativo di liquidazione che è cominciato ormai quattro mesi fa. Ho anche fatto mettere a verbale la mia disponibilità a una transazione ragionevole. In pratica: sono disposto anche a rinunciare a qualcosa di quel che mi è dovuto a condizione che vengano regolarizzate le situazioni dei miei giornalisti. L'ho già dichiarato da tempo, confidando sul fatto che i 'vecchi soci' manifestassero un analogo senso di responsabilità. Purtroppo non tutti l'hanno fatto.

Mancano pochi giorni. Se la situazione non si sbloccherà sarà avviata la procedura fallimentare. La conclusione più traumatica. Che non auspico benché sia oggi più che mai convinto del fatto che solo lo sguardo imparziale del giudice potrà consentire di chiarire, anche davanti all'opinione pubblica sarda, le responsabilità di questa vicenda scandalosa non solo sul piano imprenditoriale, ma anche politico. Ma per questo ci sono altre sedi. La sede propria non è certo la pelle dei lavoratori.

Nota conclusiva. La cifra che manca per arrivare alla chiusura della liquidazione è, divisa pro capite tra alcuni degli esponenti più in vista dell'imprenditoria sarda, titolari di patrimoni di grande rilevanza, equivalente a quella che il sottoscritto e i suoi familiari, un giornalista e dei liberi professionisti, hanno bruciato nell'azienda dopo aver aderito alla scrittura privata dello scorso novembre.

Giovanni Maria Bellu

mercoledì 13 giugno 2012

Interrogazione in cerca di presentatore


CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA
XIV LEGISLATURA
INTERROGAZIONE n. 000/A
INTERROGAZIONE IN CERCA D’AUTORE PROPONENTE, con richiesta di risposta scritta, sulla millantata laurea in sociologia del consigliere regionale, nonché assessore ai trasporti della Regione Sardegna, Christian Solinas.
***************
IL SOTTOSCRITTO IMPAVIDO CONSIGLIERE X,
                                                          PREMESSO CHE:

A) in data 17 maggio 2006 il Sig. Christian Solinas conseguiva un diploma di laurea onorifico in sociologia conferitogli da una sedicente università americana con sede in Italia (vedasi foto documentali – reperto A)
B) Durante tale cerimonia di consegna della Laurea del  Sig. Christian Solinas, con tanto di toga e tocco, alla quale erano presenti anche dei sedicenti professori universitari che hanno consegnato una laurea Honoris Causa ad un certo Vosganian Varujan; noto alle cronache rumene come collaborazionista dell’ex dittatore Nicolae Ceausescu, nonché percettore dei denari di alcuni controversi faccendieri rumeni, come il magnate dei media Sorin Ovidiu Vantu, accusato dalla giustizia di Bucarest per riciclaggio di denaro e attualmente sotto processo per aver appropriazione indebita.
C)  La succursale italiana della “Liebniz University Institute of Art and Scienze”, gestita dal sig. Bernardo Rizzi è stata più volte sanzionata dall’ Autority Garante dalla Concorrenza e il Mercato per pubblicità ingannevole. (Vedasi delibere AGCM- reperto B)

                                                          PRESO ATTO CHE:

- il Sig. Christian Solinas, dopo la cerimonia di laurea, ha reso noto il conseguimento del titolo “senza alcun valore legale” ai funzionari dell’ ERSU, organizzando presso la sede dell’ Ente per il diritto allo Studio Universitario, un fastoso rinfresco.

- Da tale data il neo-laureato inizia a firmare gli atti ufficiali dell’ Ente per il Diritto allo Studio Universitario di Cagliari, anteponendo al suo nome e cognome il titolo illegittimo di “Dott”, sanzionato penalmente dall’ art 1 della legge 262 del 13 marzo 1958. (Bando di gara per borse di studio e posti alloggio A/A 2006/2007 - reperto C)
- Anche la Presidenza della Giunta redige l’atto di nomina del neo assessore, anteponendo al cognome e nome il titolo di “Dott.” anziché “Sig.”  o “Dr.”, quest’ultimo qualificante il titolo onorifico della sedicente Università americana con succursale in Italia (Decreto di nomina – reperto D)

- Il Sig. Solinas, inoltre, non pago, fino a pochi giorni fa millantava tale titolo nel sito internet personale www.sardidazione.it, pagato con i fondi della comunicazione del Gruppo Consiliare del Partito Sardo D’ Azione in Consiglio Regionale (Pagina biografica cancellata www.sardidazione.it – reperto E).
                                                        CONSIDERATO CHE:

- Il Sig. Solinas, all’epoca della laurea onorifica, presiedeva un’importante ente regionale che gestiva svariati milioni di euro, promuovendo il merito degli studenti universitari che studiano nelle università dell’ Isola, aggrava altresì il comportamento poco “etico” e a tutti gli effetti moralmente e legalmente sanzionabile.
-  Se il comportamento illegale del Sig. Solinas rimarrà impunito, vi è il rischio d’ingenerare negli studenti “onesti” che faticano per frequentare lezioni e preparare gli esami universitari, potendosi laureare furbescamente e fregiandosi comunque del titolo “non avente valore legale” di “Dott”., alla stregua di un titolo equipollente o riconosciuto dalle università statali riconosciute dal MIUR a completamento di un regolare corso di studi.
chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale ai trasporti
1)      Se non ritenga il Presidente della Giunta Regionale riappropriarsi delle delega ai trasporti, richiedendo le dimissioni dell’ assessore Christian Solinas, a norma dell’ art. 54 comma 2 della Costituzione italiana che sancisce: ““I cittadini cui sono state affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge”

2)      Se non ritenga opportuno, lo stesso assessore Sig. Christian Solinas, di rassegnare immediatamente le dimissioni sia dalla carica di assessore che da quella di consigliere regionale, sull’esempio dell’ assessore regionale della Regione Lombardia Monica Rizzi che millantava una laurea in psicologia infantile o come il consigliere della stessa regione Renzo Bossi noto il Trota, accusato di aver comprato una laurea nella vicina Albania e  dimessosi dalla carica di consigliere regionale.

3)      Quali misure, inoltre, intenda adottare la Presidenza del Consiglio riguardo il comportamento del suo membro, alla luce delle prove evidenti che qualificano un comportamento tale da offendere e ledere la dignità, nonché l’onorabilità dell’ente regionale per il diritto allo studio, ma anche dello stesso Consiglio regionale che rappresenta nelle vesti di consigliere.


Cagliari, giovedì 14 giugno 2012.

Vuoti di memoria e '68 sardo

La rivolta di Pratobello e i sassi contro il Papa, i volantinaggi alla Rumianca e la lotta dei pescatori dello stagno di S. Gilla e l'occupazione di lettere, Feltrinelli e Mesina. Quando si parla del “'68 sardo” (ma in realtà di una fase politica che cominciò qualche anno prima e si esaurì all'inizio degli anni Settanta) sono questi i più ricorrenti tra i luoghi e i miti sui quali si concentra la memoria. Eppure, ad avere la pazienza di rileggere libri, documenti politici e volantini di quegli anni – che per la Sardegna furono anche gli anni del Piano di Rinascita e della nascita dei poli industriali – s'incontra una realtà più complessa, un dibattito più articolato e sofisticato. Con elaborazioni che oggi, mentre è in atto una devastante crisi economica planetaria, appaiono straordinariamente attuali. Come l'idea della possibilità di uno sviluppo diverso, fondato sulla valorizzazione delle risorse autoctone e su un rapporto armonico tra l'uomo e la natura. Teorizzazioni che si ritrovano non solo nei documenti e negli scritti di collettivi politico culturali di forte ispirazione identitaria, come il circolo Città e campagna, ma anche nel dibattito del Movimento studentesco.

A rileggere quelle vecchie carte – e Giovanni Piras, uno dei leader di quegli anni, l'ha fatto 'frugando' nel suo vasto archivio – si resta sorpresi per questo vuoto della memoria. Ricordiamo l'epica degli eventi, ma abbiamo quasi dimenticato l'aspetto del dibattito politico-culturale che meglio ha resistito al logorio del tempo e ai tumultuosi cambiamenti avvenuti nel passaggio del millennio. Non abbiamo certo l'ambizione di ricomporre la memoria, ma riteniamo sia opportuno avviare una riflessione attorno a questo sfasamento. Cominceremo a farlo martedì 19 giugno, a partire dalle ore 19, a Cagliari, nella sede dell'Associazione culturale Asibiri, per l'ecologia dell'informazione. Ne parleranno – documenti alla mano – l'antropologo Giulio Angioni e Giovanni Piras, in una conversazione coordinata da Giovanni Maria Bellu e aperta al contributo di tutti.

sabato 9 giugno 2012

Anche la Sardegna ha il suo Trota!


di Massimiliano Cordeddu.
 Se il Trota leghista ha preso una laurea nella vicina Albania, l’ inventore della Flotta Sarda Saremar, (1) nonché attuale assessore regionale ai trasporti Christian Solinas, si è spinto addirittura oltre Oceano, prendendo un diploma universitario onorifico senza alcun valore legale da un’ università con sede nel Nuovo Messico (USA) . Le foto della cerimonia di laurea e l’atto pubblico (2) nel quale Solinas si firma con il titolo di “Dott.” (dottore) e non di “Dr.” (Doctor). Il filo rosso che collega Alessandro Lorefice e Christian Solinas.

Cerimonia di laurea Solinas
Come il Trota Renzo Bossi,  anche l’attuale assessore regionale ai trasporti  Christian Solinas, eletto nel 2009 consigliere regionale nelle file del Partito Sardo D’ Azione, pare non amare particolarmente le università della sua terra d’origine, avendo preferito iscriversi in un’università con sede a Santa Fe in New Messico (USA), per conseguire più agevolmente un titolo accademico. Vi sembrerà un controsenso che un esponente di un partito indipendentista, nominato anche presidente dell’ ente regionale per il diritto allo studio universitario (ERSU), preferisca un ateneo straniero ad uno locale come quello di Cagliari o Sassari. D’ altronde siamo in Italia e Christian Solinas è stato certamente l’antesignano di questa nuova moda che imperversa nei Palazzi della politica, prima anche dello stesso Renzo Bossi detto il Trota, della sua badante Monica Rizzi, del vice presidente del Senato Rosy Mauro e del suo partner/bodyguard che nel tempo libero si diletta a fare il sosia di Elvis Presley!

Il caso dell’ assessore regionale, nonchè Psicologa infantile Monica Rizzi

Monica Rizzi
Un altro caso, poi, si è avuto nella giunta regionale lombarda guidata dal ciellino Formigoni, dove l’ex assessore allo sport Monica Rizzi è stata rinviata a giudizio per falso in atto pubblico dal procuratore di Brescia Leonardo Lesti, proprio per aver millantato una laurea in psicologia infantile. Il difensore della badante del “Trota” è Alessandro Diddi, lo stesso legale che assiste Ugo Cappellacci nel processo sullo scandalo eolico P3, nel quale il governatore è accusato di abuso d’ufficio e vede coinvolto anche il noto faccendiere Flavio Carboni. L’avvocato Diddi dice, invece, riguardo la laurea di Monica Rizzi, presa a “sua insaputa”, che presenterà presto un’altra memoria, ma nel frattempo l’interessata si è dimessa da assessore allo sport, seguendo l’esempio del suo baby-assistito Renzo Bossi.


La sparizione dei Curriculum vitae dai siti internet.

Il curriculum scomparso da sardidazione.it
Monica Rizzi, infatti, una volta scoperta dal “Fatto Quotidiano”, corre subito ai ripari cancellando dal suo sito il curriculum di psicologa infantile, sino ad allora costantemente aggiornato. La stessa mossa strategica, deve averla pensata anche lo staff dell’assessore Christian Solinas. L’addetto stampa dell’assessore ai trasporti, interpellato da me telefonicamente alcuni giorni fa, afferma di non sapere nulla della carriera universitaria di Solinas e, inoltre,  di non essere tenuto a dare informazioni del genere, in quanto lui si occupa solo di questioni relative all’assessorato ai trasporti e non personali dell’assessore. L’addetto stampa, mi ha dunque invitato a contattare gli uffici dell’assessorato per chiedere tale informazione direttamente all’assessore Solinas, indicandomi il numero della segreteria che ho immediatamente chiamato. A rispondere al telefono dell’assessorato ai trasporti è un commesso. Dopo essermi qualificato, ho chiesto di poter parlare con l’assessore Solinas. Il commesso ha inoltrato prontamente la chiamata all’interno degli uffici dello staff dell’assessore e, dopo che il telefono ha squillato a vuoto, mi ha comunicato che la segretaria dell’assessore era fuori stanza e chiedo di poter parlare con il capo di Gabinetto, ma anche lui è, momentaneamente, fuori ufficio. A questo punto non mi rimane altro che scrivere un’ e-mail formale ai tre indirizzi istituzionali dell’assessore, nella quale chiedo di essere contattato su dei chiarimenti relativi a delle notizie sul curriculum vitae e del corso di studi universitario di Solinas. A oggi ancora nessuna risposta, nonostante abbia chiamato anche al telefono personale di Solinas, nella speranza che mi rilasciasse una dichiarazione in merito alle notizie sulla sua presunta laurea. Successivamente a queste chiamate, Rizzi docet, è una corsa contro il tempo per cancellare tutto dai siti dove compare l’assessore Solinas laureato in Sociologia e laureando, addirittura, in giurisprudenza. Un’ora dopo la mia chiamata, misteriosamente, scompare dal sito personale del consigliere regionale Solinas www.sardidazione.it, la pagina con la biografia e il curriculum nel quale compare la brillante carriera accademica dell’assessore. Il sito è proprio quello ufficiale di Solinas, tanto che i media locali fanno affidamento a quelle informazioni, unione sarda 23 agosto 2010al curriculum vitae relative del neo assessore ai trasporti sardista. Anche l’ufficio di presidenza della giunta regionale, predisponendo il decreto nomina del nuovo assessore ai trasporti  decreta: “Il dott. Christian Solinas è nominato Assessore Regionale dei Trasporti”.
E’ importante ricordare che l’ assessore Solinas nel 2006, paradossalmente, era il presidente dell’ ente pubblico per il Diritto allo Studio Universitario della Sardegna (ERSU), il quale ha il compito di assegnare borse di studio e alloggi agli studenti più meritevoli che frequentano i corsi di studio nelle università dell’Isola. E’ in queste vesti istituzionali che l’attuale assessore ai trasporti, l’ 8 giugno 2006 ha la possibilità di anteporre,  venti giorni dopo la cerimonia di consegna del diploma onorifico “senza alcun valore legale”,  il titolo accademico nuovo di zecca, firmandosi però come “Dott.”(Dottore)  e non come “Dr” (Doctor), a margine del bando di concorso ERSU per l’attribuzione di borse di studio e di posti alloggio per l’anno accademico 2006/2007. (2)
La differenza sostanziale tra il titolo di Dottore “Dott.” e quello di Doctor “Dr.”
L’ art. 1 del D.Lgs 262 del 13 marzo 1958 sancisce che:
le qualifiche accademiche di dottore, compresa quella honoris causa, le qualifiche di carattere professionale, la qualifica di libero docente possono essere conferite soltanto con le modalità e nei casi indicati dalla legge” ovvero dalle istituzioni universitarie statali e non statali autorizzate a rilasciare titoli aventi valore legale.
L’ articolo 2 della medesima legge enuncia che:
È vietato il conferimento delle qualifiche di cui all’articolo precedente da parte di privati, enti e istituti, comunque denominati, in contrasto con quanto stabilito nello stesso articolo. I trasgressori sono puniti con la reclusione da tre mesi ad un anno e con la multa da lire 150.000 a lire 300.000. Chiunque fa uso, in qualsiasi forma e modalità, della qualifica accademica di dottore compresa quella honoris causa, di qualifiche di carattere professionale e della qualifica di libero docente, ottenute incontrasto con quanto stabilito nell’art. 1, è punito con l’ammenda da lire 30.000 a lire 200.000, anche se le predette qualifiche siano state conferite prima dell’entrata in vigore della presente legge. La condanna per i reati previsti nei commi precedenti importa la pubblicazione della sentenza ai sensi dell’art. 36, ultimo comma, del codice penale”.

Liebniz
Queste pseudo università americane, come la Leibniz Business Institute o la University of USA, ma anche tante altre nate in Italia come funghi, confidavano nel fatto che, evocando artatamente nelle loro pubblicità i nomi dei più famosi atenei statunitensi, come per esempio la University of Berkley-Exit, potessero fugare ogni dubbio alle incaute matricole e convincerle ad iscriversi, in quanto, apparentemente, sembravano succursali di vere e proprie prestigiose università estere.  Negli anni, inoltre, queste succursali fittizie di università americane hanno generato un proficuo commercio di lauree onorifiche (3), trovando un ricco mercato di manager o negli ultimi tempi di politici, con l’atavico desiderio d’inserire nel loro biglietto da visita o nella carta intestata il titolo di “Dr”, confidando nella poca conoscenza della differenza sostanziale e, aggiungo “legale”, del titolo onorifico di “Doctor”, a quello invece di “Dottore” che in Italia ha un valore legale e viene sanzionato penalmente chi ne abusa o ne fa un uso illegittimo.
Proprio per fugare ogni dubbio, relativi a strumentali “collaborazioni” internazionali, il Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica con la Circolare del 29 marzo 1999 ha recepito la nota n. 442 del 30 aprile 1997 del Ministero degli Affari Esteri, ove si esprime il parere che «una convenzione di tipo privatistico per la quale un’università estera, sia pure statale, affidi lo svolgimento di corsi universitari ad un’istituzione privata italiana che non sia abilitata, in base alla normativa interna, alla organizzazione e gestione della formazioneuniversitaria, non può avere alcuna efficacia giuridica nel nostro ordinamento. Solo nell’ambito di collaborazioni “interuniversitarie” sono ipotizzabili corsi integrati di studio con titoli finali aventi valore nei due paesi di rispettiva appartenenza delle Università partners»: la circolare raccomanda pertanto di attenersi a queste indicazioni, rammentando, inoltre, che il riconoscimento dei titoli conseguiti presso università estere è ammesso caso per caso e «semprechè trattasi di titoli conseguiti in Università o Istituti superiori esteri di maggior fama». La differenza sostanziale, dunque, tra un titolo rilasciato da queste sedicenti “University” e un Ateneo statale o non statale autorizzato dal MIUR è che il primo consente di fregiarsi del titolo “senza alcun valore legale” di “Dr.” (Doctor), mentre il secondo è a tutti gli effetti un diploma, avente valore di legge,
Ma torniamo al 17 maggio 2006, ovvero alla cerimonia di consegna dei diplomi rilasciati dalla “Leibniz Business Institute”(4), scoprendo insieme gli altri protagonisti Honoris Causa!

Christian Solinas
Oltre a Christian Solinas, alla solenne cerimonia di consegna dei diplomi con tanto di toga e tocco, erano presenti i rappresentanti della “Leibniz University” Bernardo Rizzi e Italo Aldo Pignatelli. Rizzi è il presidente della Liebniz Business Institute,  mentre Pignatelli è il fondatore della “University of USA”, ambedue finite sotto la lente dell’ Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) e sanzionate per pubblicità ingannevole (5)Questi due personaggi consegnarono il diploma di laurea all’assessore Solinas, conferendo anche una laurea Honoris Causa ad un famoso politico rumeno. Trattasi di Vosganian Varujan, accusato di aver collaborato con i servizi di sicurezza dell’ex dittatore Nicolae Ceausescu e di aver ricevuto denaro da controversi faccendieri, come il magnate dei media rumeno Sorin Ovidiu Vantu, quest’ultimo è attualmente sotto processo per riciclaggio di denaro e per appropriazione indebita di circa 400 milioni di euro, sottratti al Fondo Nazionale degli Investimenti rumeno.

Vosganian Varujan
Nel 2006 Varujan, due mesi dopo aver ricevuto la laurea Honoris Causa dalla Liebniz University, rischiò di diventare il nuovo Commissario europeo in seno all’organo di governo UE presieduto da Josè Barroso, su indicazione del governo di Bucarest. Peccato, però, che appena si apprese la notizia di tale candidatura, nel parlamento europeo si levò un coro di proteste tale da convincere lo stesso Varujan a ritirare la candidatura. Il presidente della Commissione europea Josè Barroso, infatti, aveva già avuto una grana simile nel 2004, quando l’Italia indicò come Commissario europeo Rocco Buttiglione che per la sua dichiarazione omofobica fu, non senza polemiche, sostituito prontamente da Franco Frattini . Ma ora vediamo chi c’è dietro la Liebniz Business Institute di Milano.
La Libera Università Internazionale G.W. Leibniz (Santa Fe – New Messico USA)
i diplomi onorifici della Walker University a coronamento dei successi ottenuti in campo professionale per meriti rilevabili dal curriculumvitae personale, i diplomi accademici della Leibniz University a conclusione di un master, senza obbligo di frequenza o specializzazioni previste, i titoli onorifici di Cavalier, Cav., diplomi accademici in scienze dell’allenamento per i quali ci avvaliamo della collaborazione della Federazione pesistica e cultura Fisica, riconosciuta dal CONI».
Questo è il testo della pubblicità di varie “University”,  tra cui la Liebniz, effettuata per il tramite di una società di intermediazione (Erre Servizi S.r..l.) e proprio questo comunicato è stato giudicato ingannevole da una delibera dell’ AGCM nel 2006.(5) Quello che è interessante, però, è che per conseguire il diploma non c’è bisogno né di frequentare le lezioni né tantomeno di possedere altre specializzazioni.  Queste comodità pagate a caro prezzo, sono una delle tante peculiarità della Liebniz Business Institute. Bernardo Rizzi e la sua Liebniz University, venne sanzionata dall’ Autority per pubblicità ingannevole, una prima volta nel 2003, successivamente recidiva nel 2005 e infine nel 2006. (5) Rizzi cerca di resistere all’ AGCM appellandosi al TAR del Lazio, ma il Tribunale amministrativo con sentenza n° 7118 del 7 maggio 2008,(6) respinge il ricorso e dà ragione, definitivamente, all’ Autorità Garante della Concorrenza e il Mercato.  La Liebniz, infatti, secondo l’ AGCM, utilizzava nei suoi messaggi commerciali una terminologia che, decodificata dai potenziali interessati, aveva il potere di influenzarli e, allo stesso tempo,  attrarli in una falsa prospettiva di conseguire un “valido” titolo di studio o, viceversa, consapevolizzarli di acquistare un attestato che consentisse loro di fregiarsi, a qualsiasi costo, dell’agognato titolo di “dott.”. Renzo Bossi,Monica Rizzi, Rosy Mauro e ora Christian Solinas, appartengono a quest’ultimo target di cliente, il quale ben si collega al commercio di lauree onorifiche, più volte sanzionate dall’ AGCM. In altre parole, le pubblicità della Liebniz University avevano il potere di indurre in errore i potenziali clienti, generando negli stessi la convinzione che essa fosse un’università autorizzata in Italia e/o i suoi titoli fossero in qualche modo riconosciuti, o comunque equipollenti o spendibili in Italia alla stregua di quelli aventi valore legale.
Christian Solinas, Bernardo Rizzi, Alessandro Lorefice e l’ Università Telematica Niccolò Cusano.

Alessandro Lorefice
C’ è una linea rossa che collega questi tre nomi all’ Università Niccolò Cusano (UNISU), in quanto durante le mie ricerche, con grande sorpresa,  ho scoperto che l’ex presidente della Liebniz Business Institute ora è il responsabile di una succursale milanese dell’ Università Telematica Niccolò Cusano (UNISU): un istituto universitario telematico simile alla vecchia antesignana “Scuola Radio Elettra”, riconosciuto dal MIUR nel 2006. In questa università nel 2009 si è laureato in giurisprudenza un certo Alessandro Lorefice. Sicuramente questo nome non vi dirà nulla, ma Lorefice è il giovane ventinovenne che è diventato popolare in Sardegna in quanto è stato nominato dal presidente Ugo Cappellacci a capo della Carbosulcis; l’ultima miniera di carbone italiana situata nella provincia più povera d’Italia. Lorefice si è ritrovato tra le mani, grazie a Cappellacci, la miniera di Nuraxi Figus, gestendo un budget di 25 milioni di euro e 442 dipendenti, senza contare l’indotto delle ditte di appalto che gravitano intorno ad essa.  Dalla stampa locale il giovane Lorefice è stato ribattezzato il “Trota Sardo”, ma a ben vedere, pesci della stessa specie e ben più grossi sono presenti numerosi nei nostri mari.
Ora l’opposizione in consiglio regionale può aggiungere una nuova mozione in assemblea, oltre ovviamente a quella riguardante la nomina di Alessandro Lorefice, per chiedere le dimissioni dell’assessore Solinas, prima che il Partito Sardo D’ Azione faccia il salto dai banchi della maggioranza a quelli dell’ opposizione…..in odore di vittoria alle prossime elezioni regionali, ovviamente Beppe Grillo, Movimento 5 Stelle e astensionisti permettendo.
Dopo quest’ inchiesta, ho capito certe confusioni letterarie profuse in questi ultimi mesi da Solinas, quando citando la profetessa “Cassandra” la confondeva con gli “uccellacci del malaugurio”.
« Nulla va considerato come un male assoluto: altrimenti Dio non sarebbe sommamente sapiente per afferrarlo con la mente, oppure non sarebbe sommamente potente per eliminarlo. »
(G.W. Leibniz 1646-1716)
Note:
1)      Decisione del 16/4/2012  AGCM SP136 – SAREMAR – Rotte Civitavecchia – Golfo Aranci e Vado Ligure – Porto Torres. Provvedimento n. 23495
3)      “Sogni di laurea e pubblicità ingannevole” in Consumatori, Diritti e Mercato – (Ed. Altroconsumo  3/2007). Autore Cesare Vaccà, Professore associato di Diritto Privato nell’ Università degli studi di Milano Bicocca.
4)      CERIMONIA DI CONSEGNA DELLA LAUREA-2 
5)      Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) Procedimento PI 4004, University of USA, Decisione n. 12057 del 29 maggio 2003. Procedimento PI 4185, FIAF/Libera Università G.W. Leibniz, Decisione n. 12313 del 31 luglio 2003. Procedimento PI 4232, Leibniz University, Decisione n. 12630 del 20 novembre2003.Procedimento PI 4900, Università Leibniz, Decisione n. 15203 del 15 febbraio 2006;; Procedimento PI 5056, Erre Servizi, Decisione n. 15572 del 31 maggio 2006
6)      Sentenza Tribunale Amministrativo del Lazio n° 7118 del 7 maggio 2008
Ringrazio per la gentile e preziosa collaborazione Giulio L. Giusti PhD in Italian Studies- Departement of Italian Studies University of Birmingham (UK)