Comunque colgo l'occasione per dare alcuni suggerimenti ai colleghi. Il primo è che non devono farsi intimidire da discorsi del genere. Per una semplice ragione; chi pubblica una nota ufficiale di una fonte certa e qualificata a intervenire su quel determinato tema, non corre alcun pericolo. Sta esercitando il diritto di cronaca. Può eventualmente correrlo dopo che la fonte principale (in questo caso il sottoscritto) è stata querelata. Ma questo, purtroppo, non è avvenuto. Dico purtroppo perché, come d'altra parte ho già chiarito, ritengo che la vicenda di Sardegna24 debba essere esaminata dall'occhio freddo e imparziale della magistratura. Una querela nei miei confronti determinerebbe, senza nemmeno la necessità di una traumatica procedura fallimentare (o peggio ancora di una indagine, in astratto sempre possibile, per bancarotta fraudolenta) l'immediato ingresso della questione nel magico mondo del diritto penale. In assenza di una querela, telefonate come quelle che mi sono state riferite dai colleghi sono, semplicemente, un tentativo di impedire, attraverso pressioni psicologiche di carattere oggettivamente intimidatorio, la divulgazione di una notizia.
Nel caso in cui dovessero ripetersi, suggerisco ai colleghi di segnalare questi episodi all'ordine dei giornalisti, alla federazione della stampa e- nel caso in cui veramente si accertasse che l'autore delle telefonate è un legale – all'ordine degli avvocati. In ogni caso, intendo dare tutta la collaborazione perché una querela per diffamazione nei miei confronti venga presentata nel modo più semplice e veloce. Senza problemi di ricerca di indirizzi per la notifica, per esempio. Dunque, chi volesse querelarmi, mi invii un messaggio privato (attraverso la pagina pubblica facebook) e gli fornirò tutte le indicazioni utili a chiamarmi in giudizio nel tempo più breve. Grazie per l'attenzione
Giovanni Maria Bellu
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