lunedì 18 giugno 2012

La lobby degli intelligenti, un'associazione sovversiva

La Lobby degli Intelligenti è la più strana e inafferrabile delle lobby. Anche se si chiama così, per entrarci non è sufficiente essere intelligenti, basti dire che nessuno dei premi Nobel italiani vi appartiene, mentre ne fanno parte personaggi che, pur essendo senza dubbio intelligenti, hanno meno titoli di un Nobel. Per esempio Giuliano Ferrara. E' una lobby che non ha tessere né statuto. Ci si entra attraverso due meccanismi che di solito sono alternativi tra loro, l'acclamazione (cioè il riconoscimento popolare) e la cooptazione. Vorrei tentare di contribuire alla risoluzione di questo mistero nazionale, provando a rispondere a una domanda: esiste un criterio che consenta di individuare gli appartenenti alla Lobby degli Intelligenti distinguendoli dagli intelligenti diciamo 'ordinari'? Il quesito mi è stato ispirato da una conversazione su temi sardi. Il mio interlocutore – persona che gode della mia totale stima – mi comunicava con convinto entusiasmo un ragionamento politico e, a un certo punto, mentre indicava una serie di persone che a suo dire lo condividono, ha citato un consigliere regionale del PsdAz. Appena mi ha fatto quel nome, il mio interlocutore ha notato che cominciavo a storcere il naso. Non ha avuto bisogno di chiedermene la ragione perché subito, e con una certa veemenza, gli ho detto che non riuscivo a vedere la compatibilità tra un progetto politico coerente e un esponente di un partito, il Psd'Az, che per anni ha sostenuto un pessimo governo regionale (quello attualmente in carica) e che, per sovrapprezzo, è addirittura arrivato a far omaggio della bandiera dei Quattro Mori a Silvio Berlusconi. Uno dei gesti più squallidi della storia politica isolana dall'edificazione dei nuraghi.

E' stato a quel punto che il mio stimato interlocutore ha sorriso e ha detto: “Sì, ma è intelligente”. Un deja vu. Una decina di anni prima avevo avuto una conversazione pressoché identica con un'altra persona che pure godeva di tutta la mia stima. Solo che al posto del consigliere regionale sardista c'era appunto Giuliano Ferrara e, al posto della bandiera regalata a Berlusconi, c'era la collaborazione di Ferrara con la Cia. Ero quasi a metà del conto mentale fino a cento (non volevo sbottare negli improperi di dieci anni prima) quando mi è tornata alla mente una ulteriore scenetta della quale ero stato testimone da ragazzino e che mai avevo connesso alla problematica della Lobby degli Intelligenti. L'oggetto delle disputa era nientepopodimeno che Benito Mussolini, gli interlocutori due miei zii, uno che aveva subito persecuzioni dal fascismo e un altro che ci aveva convissuto senza problemi. In quel caso l'equivalente dei Quattro mori e della Cia era la Seconda guerra mondiale. Al posto dell'intelligenza c'erano “i treni in orario”. Lo zio antifascista, una persona mite, a quella banalità buttata là, in mezzo alla memoria di milioni di morti, gridò: “Ma vaffanculo tu e i treni in orario, analfabeta. I treni in orario come compensazione dello sterminio degli ebrei, delle leggi razziali, della guerra! Roba da matti. Ma non ti rendi conto della sproporzione? E soprattutto non ti rendi conto che quel figlio di puttana era il capo del governo e qualcosa di buono anche per sbaglio doveva pur farla?”. Un'illuminazione.

Anche l'intelligenza, rispetto a chi ricopre ruoli di un certo livello è un requisito obbligatorio. Ci mancherebbe che un cretino potesse diventare ministro, direttore di un giornale o anche consigliere regionale sardo. E il fatto che esistano, in effetti, alcuni cretini integrali che coprono o hanno coperto quegli incarichi non rende 'eccezionali' gli intelligenti, ma rende eccezionalmente fortunati i cretini in questione. D'altra parte, per stare all'attualità politica, nessun risponderebbe mai alle obiezioni sulla politica di Mario Monti con la frase: “Ma è intelligente” Sarebbe un nonsense, una frase incompiuta. L'interlocutore resterebbe muto, in attesa del seguito. E nemmeno si utilizza il “ma” per introdurre un discorso sull'intelligenza di Rita Levi Montalcini o di Carlo Rubbia. I membri della misteriosa Lobby degli Intelligenti sono riusciti a trasformare un pre-requisito in un criterio di giustificazione. In un'attenuante. Infatti, quando si parla di loro, non si dice semplicemente “è intelligente”. Si dice, invece, “ma è intelligente”. E' un ribaltamento del buon senso e anche dei principi base del diritto che, infatti, individua come attenuante l'esatto opposto dell'intelligenza: l'infermità mentale. L'uso dell'avversativa è la chiave. Ed è anche il criterio di individuazione.

Potremmo a questo punto azzardare una definizione: fanno parte della Lobby degli Intelligenti coloro i quali vengono indicati come intelligenti dopo un'avversativa. La cui funzione è giustificare una qualche nefandezza di carattere etico o politico. A volte persino penale. La Lobby degli Intelligenti ha la funzione di trasformare un pre-requisito in un criterio di giustificazione. E per questo è uno dei più insidiosi pericoli per la salute di un Paese già carente nell'etica della responsabilità. La Lobby dispensa dal rispetto delle regole alcuni esponenti della classe dirigente e tenta di trasformare l'amoralità in senso comune. I “ma-intelligenti” sono un'associazione sovversiva di fatto. Spero con questo di aver dato un piccolo contributo al calo delle iscrizioni.
Giovanni Maria Bellu

Nessun commento:

Posta un commento