mercoledì 13 giugno 2012

Vuoti di memoria e '68 sardo

La rivolta di Pratobello e i sassi contro il Papa, i volantinaggi alla Rumianca e la lotta dei pescatori dello stagno di S. Gilla e l'occupazione di lettere, Feltrinelli e Mesina. Quando si parla del “'68 sardo” (ma in realtà di una fase politica che cominciò qualche anno prima e si esaurì all'inizio degli anni Settanta) sono questi i più ricorrenti tra i luoghi e i miti sui quali si concentra la memoria. Eppure, ad avere la pazienza di rileggere libri, documenti politici e volantini di quegli anni – che per la Sardegna furono anche gli anni del Piano di Rinascita e della nascita dei poli industriali – s'incontra una realtà più complessa, un dibattito più articolato e sofisticato. Con elaborazioni che oggi, mentre è in atto una devastante crisi economica planetaria, appaiono straordinariamente attuali. Come l'idea della possibilità di uno sviluppo diverso, fondato sulla valorizzazione delle risorse autoctone e su un rapporto armonico tra l'uomo e la natura. Teorizzazioni che si ritrovano non solo nei documenti e negli scritti di collettivi politico culturali di forte ispirazione identitaria, come il circolo Città e campagna, ma anche nel dibattito del Movimento studentesco.

A rileggere quelle vecchie carte – e Giovanni Piras, uno dei leader di quegli anni, l'ha fatto 'frugando' nel suo vasto archivio – si resta sorpresi per questo vuoto della memoria. Ricordiamo l'epica degli eventi, ma abbiamo quasi dimenticato l'aspetto del dibattito politico-culturale che meglio ha resistito al logorio del tempo e ai tumultuosi cambiamenti avvenuti nel passaggio del millennio. Non abbiamo certo l'ambizione di ricomporre la memoria, ma riteniamo sia opportuno avviare una riflessione attorno a questo sfasamento. Cominceremo a farlo martedì 19 giugno, a partire dalle ore 19, a Cagliari, nella sede dell'Associazione culturale Asibiri, per l'ecologia dell'informazione. Ne parleranno – documenti alla mano – l'antropologo Giulio Angioni e Giovanni Piras, in una conversazione coordinata da Giovanni Maria Bellu e aperta al contributo di tutti.

Nessun commento:

Posta un commento