La rivolta di Pratobello e i sassi contro il Papa, i volantinaggi alla
Rumianca e la lotta dei pescatori dello stagno di S. Gilla e
l'occupazione di lettere, Feltrinelli e Mesina. Quando si parla del
“'68 sardo” (ma in realtà di una fase politica che cominciò qualche
anno prima e si esaurì all'inizio degli anni Settanta) sono questi i
più ricorrenti tra i luoghi e i miti sui quali si concentra la
memoria.
Eppure, ad avere la pazienza di rileggere libri, documenti politici
e volantini di quegli anni – che per la Sardegna furono anche gli anni
del Piano di Rinascita e della nascita dei poli industriali –
s'incontra una realtà più complessa, un dibattito più articolato e
sofisticato. Con elaborazioni che oggi, mentre è in atto una
devastante crisi economica planetaria, appaiono straordinariamente
attuali. Come l'idea della possibilità di uno sviluppo diverso,
fondato sulla valorizzazione delle risorse autoctone e su un rapporto
armonico tra l'uomo e la natura. Teorizzazioni che si ritrovano non
solo nei documenti e negli scritti di collettivi politico culturali di
forte ispirazione identitaria, come il circolo Città e campagna, ma
anche nel dibattito del Movimento studentesco.
A rileggere quelle vecchie carte – e Giovanni Piras, uno dei leader di
quegli anni, l'ha fatto 'frugando' nel suo vasto archivio – si resta
sorpresi per questo vuoto della memoria. Ricordiamo l'epica degli
eventi, ma abbiamo quasi dimenticato l'aspetto del dibattito
politico-culturale che meglio ha resistito al logorio del tempo e ai
tumultuosi cambiamenti avvenuti nel passaggio del millennio.
Non abbiamo certo l'ambizione di ricomporre la memoria, ma riteniamo
sia opportuno avviare una riflessione attorno a questo sfasamento.
Cominceremo a farlo martedì 19 giugno, a partire dalle ore 19, a
Cagliari, nella sede dell'Associazione culturale Asibiri, per
l'ecologia dell'informazione. Ne parleranno – documenti alla mano –
l'antropologo Giulio Angioni e Giovanni Piras, in una conversazione
coordinata da Giovanni Maria Bellu e aperta al contributo di tutti.
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