venerdì 6 luglio 2012

Alcune domande al Pd sardo

Il successo conseguito dal PD nelle recenti elezioni amministrative in Sardegna investe questo partito di nuove e gravose responsabilità. Ma un esame attento dei risultati elettorali, caratterizzati da un forte astensionismo, dimostra che molta è la diffidenza nei confronti del PD, e che una parte importante della società sarda non lo considera, ancora, una credibile alternativa alla fallimentare esperienza della destra alla Regione. Potrebbe essere utile aprire una discussione su alcune questioni rilevanti. La prima. Che fine ha fatto la nascita, più volte annunciata, del PD sardo, autonomo e federato con quello nazionale? Che ne è stato del Congresso regionale che avrebbe dovuto decretare la nascita del moderno partito riformista della Sardegna? La sensazione è che l’ennesimo nuovo inizio si sia trasformato nell’ennesima falsa partenza. Quella rivendicazione, giusta, sembra essersi infranta sulla soglia della Commissione nazionale di garanzia. La seconda. Qual è la proposta del PD in materia di riforma istituzionale? Quale dovrebbe essere il rapporto che lega la Sardegna allo Stato italiano? S’intende persistere nella stanca riproposizione della Autonomia speciale? Continuare ad ignorare che quel patto costituzionale è diventato oramai carta straccia per una precisa responsabilità di uno dei contraenti, lo Stato italiano, che lo ha disatteso in più di un’occasione, valga per tutte la “vertenza entrate”? Perché insistere in un ostinato rifiuto di qualsiasi confronto con l’opzione indipendentista, ritenuta, come nel secolo scorso, un tabù intoccabile? Sarebbe invece utile avviare un confronto vero e non strumentale con l’area “sovranista” e “indipendentista”, anche in vista dell’appuntamento, non più rinviabile, con l’Assemblea Costituente.

La terza. La questione morale. Esiste in Sardegna una questione morale? Questa riguarda solo la destra, oppure lambisce non marginalmente anche la sinistra? Alcune vicende che hanno visto coinvolti autorevoli esponenti del PD gettano una luce preoccupante sul buon governo della sinistra, sulla sua presunta superiorità morale. Destra e sinistra non possono essere uguali di fronte all’illegalità, agli scandali, alla corruzione, al malgoverno: la sinistra è portatrice di una concezione della responsabilità e dell’impegno politico imperniati sull’etica pubblica. Il PD non può continuare, in modo pilatesco, a girare il capo dall’altra parte di fronte a chi ha un’idea della politica come puro strumento di potere, a chi fa un uso personale delle istituzioni per mero tornaconto o per consumare squallide vendette personali. La vicenda denunciata da Giovanni Maria Bellu, su queste stesse pagine, che ha visto protagonisti l’attuale Presidente della Provincia di Cagliari, il precedente Presidente appena decaduto e suo malgrado Don Ettore Cannavera, è un esempio tangibile di un uso improprio delle istituzioni, usate per un inaccettabile fine personale. La quarta. Primarie sempre e comunque, sia per la designazione a cariche monocratiche (Sindaco, Presidente di Regione), che per le candidature al Consiglio regionale e al Parlamento? Ma soprattutto quale sarà l’atteggiamento del PD di fronte alla richiesta di candidatura di quegli iscritti che risultassero indagati dalla Magistratura o addirittura condannati?

La quinta. Il limite di mandato. Un partito serio non cambia le regole a seconda delle convenienze, e allora: il limite dei due mandati, introdotto per le regionali del 2009, rimane immutato oppure prevarrà la solita furbizia delle deroghe ad personam? La sesta. Le alleanze. Il PD darebbe un contributo importante di chiarezza se, oggi, dicesse, in modo inequivocabile, che non farà alcuna alleanza elettorale con quei partiti, UDC e sardisti in particolare, che sostengono la Giunta Cappellacci. Sarebbe molto utile se oggi affermasse che non si piegherà al tentativo di esportare in Sardegna quella sorta di “compromesso moderato”, l’alleanza innaturale tra la sinistra di Bersani, Vendola, Di Pietro e l’UDC di Casini. Un’ipotesi che in Sardegna si tradurrebbe in un’alleanza con l’UDC di Giorgio Oppi: la parte più conservatrice del mondo cattolico, quella più compromessa con quel sistema di potere pervasivo e tentacolare, che da anni avviluppa la Sardegna.
Massimo Dadea

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