martedì 3 luglio 2012

L'antipolitica delle istituzioni e la malattia del Pd

Il testo è lungo. Vi prego di avere pazienza. E' una questione delicata. Attraverso una vicenda piccola e penosa, tento di spiegare il male che sta uccidendo la politica. I lettori sardi conoscono i protagonisti. Per gli altri, ecco una breve indispensabile scheda. Ettore Cannavera è un sacerdote da decenni impegnato nel sostenere le persone in difficoltà. Ha realizzato un'esperienza comunitaria straordinaria a pochi chilometri da Cagliari, è un punto di riferimento per migliaia di donne e di uomini. Angela Quaquero, Partito democratico, è la presidente della Provincia di Cagliari. Spero per molto poco tempo ancora. Anzi, secondo me dovrebbe dimettersi subito. Ma sono certo che non lo farà. Ha sostituito Graziano Milia (Pd) alla fine dello scorso anno, dopo che questi era stato condannato definitivamente per abuso d'ufficio. Il “piccolo episodio” (le pressioni su don Ettore per eliminare il mio nome da un dibattito organizzato nel 'territorio' della Provincia) secondo me è emblematico delle dinamiche asfissianti che possono determinarsi in luoghi chiusi. E segnala anche (ma ne riparleremo) l'urgenza di fare della coerenza e della testimonianza uno degli aspetti fondativi di una nuova politica. Il Pd deve decidere se, nella varietà e nella complessità delle esperienze che un partito progressista deve saper accogliere, c'è anche un'idea della politica come puro strumento di potere. Deve scegliere, in definitiva, se continuare a ospitare personalità come quelle di cui parlo nella lettera a don Ettore. Se deciderà di farlo, non chiami 'antipolitica' la fuga di centinaia di migliaia di elettori.


Caro don Ettore Cannavera, la prima cosa che mi preme è definire il concetto di “correttezza”. Ho infatti la preoccupazione che tu, nel leggere questa lettera, ti senta in qualche modo ingannato da me perché ho deciso di rendere pubbliche una serie di comunicazioni con te e con alcuni tuoi collaboratori dalle quali emerge che la presidente della Provincia di Cagliari Angela Quaquero (con l'accordo dell'ex presidente Graziano Milia) vi ha chiesto di escludermi dalle iniziative previste per la giornata Mondiale del rifugiato. Richiesta alla quale tu e i tuoi collaboratori, pur con molto imbarazzo, avete aderito. Ecco, secondo me la “correttezza” è il rispetto delle regole. Niente di più e niente di meno. E quando, come in questo caso, si parla di un'iniziativa realizzata col denaro pubblico, la “correttezza” è soprattutto il rispetto delle regole della buona amministrazione. Che poi corrisponde al rispetto della comunità in cui si vive. Un rapporto personale, a maggior ragione se è fondato sul rispetto e la stima, non può mai eludere queste regole. Ogni volta che accade si ledono i diritti di ciascun appartenente alla comunità. E' questa la semplice ragione per cui ho deciso da subito che avrei reso pubblica questa storia. Come Michela Murgia, a cui mando questa lettera per conoscenza, può testimoniare.

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Ed ecco la storia. Te la riassumo nei dettagli. In modo cronachistico. Elencando uno dopo l'altro i fatti. Mi sono cautelato, come puoi immaginare, e ho le prove documentali di ognuna delle circostanze che sto per riferire. Insomma, forse la precisazione è superflua, ma deve essere chiaro che non c'è margine per risolvere questa vicenda penosa attribuendola a equivoci e incomprensioni. E' tutto molto chiaro, molto evidente. Anche molto grave perché racconta un ambiente malato nel quale esponenti delle istituzioni usano il loro potere per mettere in atto piccole vendette personale e lo fanno quasi con non chalance imponendo i loro capricci persino a personalità del tuo calibro. Un ambiente dove le regole del vivere civile sono cancellate da quelle di fedeltà al clan, al gruppo di potere, alla corrente politica.

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Questa storia comincia lo scorso 2 marzo quando venni da te, alla Collina, per presentare un libro. Alla fine del dibattito, fui avvicinato da due dei tuoi collaboratori che mi chiesero se ero disposto a partecipare a una delle iniziative che stavano organizzando per la Giornata mondiale del rifugiato. Diedi immediatamente la mia disponibilità. In questi mesi i tuoi collaboratori mi hanno inviato delle mail che via via mi aggiornavano sugli 'stati d'avanzamento' dell'organizzazione. Nell'ultima mi comunicavano i dettagli, quelli che ancora è possibile vedere nel manifesto dell'iniziativa, il manifesto 'originale', non quello che è stato modificato una settimana prima in seguito alla richiesta della presidente della Provincia di Cagliari. Dunque, martedì 22 giugno, alle ore 19.00 presso la sala polifunzionale del Parco di Monteclaro con Silvana Arbia, cancelliere del Tribunale Internazionale dell'Aia e autrice del libro "Quando il mondo stava a guardare".

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Ho annotato nel cellulare l'esatto momento. Erano le 9,48 del 12 giugno. L'hai presa un po' alla lontana, poi sei venuto al punto e mi hai detto del 'dispiacere', dell'imbarazzo dei tuoi collaboratori, della difficoltà in cui vi eravate all'improvviso trovati. Mi hai parlato della tua telefonata con Angela Quaquero e del suo disappunto per la presenza del mio nome in un'iniziativa sponsorizzata dalla Provincia. Ricorderai che, in un primo momento, ho reagito con sorpresa e indignazione. Ti ho detto per sommi capi quali erano le uniche possibili ragioni di quel disappunto: un'inchiesta giornalistica su un curioso giro di appalti della Provincia e su un incomprensibile viaggio in Libano del suo presidente dell'epoca, Graziano Milia. Ho anche avuto la tentazione di dirti che ormai mi avevate invitato e di levarvi voi da soli le castagne dal fuoco. Ma mi sono frenato. Ho pensato che in questo modo la vicenda sarebbe finita lì, senza prove, senza testimoni. Come tante. Così ho deciso di assecondarti. Ho cambiato tono. Ti ho detto che ero disposto a trovare una soluzione. La mattina dopo ho scritto all'indirizzo email degli organizzatori, quello da cui mi erano pervenute tutte le comunicazioni precedenti, queste righe:
      
ho saputo stamani da Ettore dei problemi che sono insorti per la mia presenza alla giornata mondiale del rifugiato. Mi dispiace veramente di avervi creato, in modo involontario, un problema. So che la presidente della Provincia Angela Quaquero ha fatto presente che la mia presenza non è gradita, immagino per via di servizi giornalistici fortemente critici verso certi aspetti gestionali che apparvero su Sardegna24. I politici sono molto suscettibili. Ma so anche quanto sia importante, per associazioni come la vostra, avere un buon rapporto con le istituzioni. Come ho fatto notare a Ettore, la brochure – dove compare anche il mio nome - è stata già predisposta e molte persone l'hanno ricevuta. Alcune, infatti, me ne hanno parlato. E io ho confermato, non sapendo ancora di questi problemi, la mia presenza. Vorrei trovare una soluzione diversa (a meno che proprio non ce ne siano altre) dal fingere una indisposizione. Aiutatemi anche voi, contando sulla mia volontà a risolvere positivamente, per il bene di tutti, questa vicenda. Vi prego solo di darmi notizie rapidamente. Un caro saluto 


La risposta della tua collaboratrice (della quali ometto il nome, perché la ritengo una delle vittime di questa vicenda) è arrivata nel pomeriggio dello stesso giorno. Eccola. 


Ho passato subito ad Ettore la mail che mi hai mandato ed è rimasto benevolmente colpito dalla tua comprensione. Anche noi non immaginavamo di creare questi problemi. So che vi vedrete con Ettore e troverete la soluzione accettabile per tutti. Ti ringrazio 


Devo dire che non speravo in una risposta così esplicita. In una conferma così piena di quanto era accaduto. Ci sono cose che si dicono, a bassa voce, ma non si scrivono. Vederle scritte con tanta naturalezza mi ha confermato nel dubbio che queste pratiche siano ordinarie nelle relazioni di certe istituzioni malate con le associazioni e quindi con i cittadini. Ho pertanto deciso di andare avanti con maggiore decisione, confortato dall'indignazione delle persone che seguivano 'in diretta' gli sviluppi di questa penosa vicenda. Poi c'è stata la tua telefonata del 15 giugno. Le sorprese non erano finite. A dire il vero ce n'era stata una anche il giorno prima. Una telefonata di Graziano Milia. Alla quale, naturalmente, non avevo risposto. Non sento Milia dalla fine dell'anno scorso quando tentò di bloccare la nostra inchiesta sulla Provincia con un mix di mezze minacce al giornalista che se ne occupava e mezza lusinghe al sottoscritto. Il tutto condito da continui e stucchevoli riferimenti a una nostra 'antica amicizia', al nostro essere stati nella stesso liceo. Senza avvertire minimamente il dubbio che proprio l'essere stati nella stessa scuola rendeva per me ancora più riprovevole il suo comportamento: ci avevano insegnato valori diversi! La tua telefonata mi ha chiarito la probabile ragione di quella 'senza-risposta' di Graziano Milia. Ma quando, alle prime battute, hai usato la parola 'pacificazione' ho pensato che ci fosse stato un momento di resipiscenza e che la presidente della Provincia si fosse resa conto del guaio in cui si stava cacciando e avesse deciso di fare marcia indietro, di dire che era tutto a posto, di chiudere col suo veto sul mio nome e in definitiva di dedicarsi a cose più importanti. Ahimè, non era così. La 'pacificazione' dava per acquisita la mia rinuncia a presenziare ed era un passo successivo.affidato a te da Angela Quaquero e anche da Graziano Milia (il quale, benché decaduto da presidente della Provincia in seguito alla condanna definitiva per abuso d'ufficio, continua evidentemente ad avere un certo peso). In definitiva, ottenuto il riconoscimento del loro potere, del loro essere “padroni” degli spazi pubblici della Provincia, volevano magnanimamente riavviare un discorso con me. A partire dalla brutale comunicazione del loro potere. E spudoratamente ti chiedevano d'essere il “paciere”. Devo dirti che la mia tenuta nervosa è stata messa a dura prova. Sono stato sul punto di mandare tutti a quel paese e di dirti che avevo cambiato idea: mi sarei presentato al dibattito del 22. Ho dovuto contare fino a dieci, forse ricordi un lungo silenzio, e ho preso tempo. Anche quanto all'incredibile proposta di “pace”. Poi ti ho scritto questa mail: 


Caro Ettore, vi riconfermo la mia intenzione di levarvi da qualunque imbarazzo nei rapporti con la provincia di Cagliari e dunque a non presentarmi all'incontro fissato per il 22 martedì alle ore 19.00 presso la sala polifunzionale del Parco di Monteclaro (...) Quando oggi pomeriggio per telefono mi hai accennato alla nuova telefonata della presidente Angela Quaquero e a una sua disponibilità, per un momento ho pensato che avessero superato la loro contrarietà alla mia presenza nel loro 'territorio'. Invece ti chiedono un intervento 'pacificatore' ferma restando il depennamento del mio nome dall'iniziativa del 22. La mia difficoltà ad aderire alla richiesta, almeno in questo momento, è che non riesco a capire in cosa debba consistere questa 'pace'. Infatti con Angela Quaquero come persona - la conosco da tanti anni - non ho mai avuto alcun problema. Nè l'ho avuto con lei nel suo ruolo di amministratrice. Le tensioni con gli ambienti della provincia, e in particolare con Graziano Milia, sono nate perché Sardegna24 si è occupata di due vicende di interesse pubblico: un viaggio in Libano di Graziano Milia e un giro di appalti nel quale ricorrevano le stesse ditte e in particolare una legata a Raimondo Schiavone, che era anche l'organizzatore del viaggio in Libano. Insomma, dolorosamente (Milia era mio compagno di scuola) ho svolto il mio ruolo di giornalista sforzandomi come sempre di essere imparziale e di non guardare in faccia a nessuno. Rifarei gli stessi articoli oggi. Tanto più che non ho ricevuto da parte di Milia e del suo entourage alcuna smentita, alcuna querela, alcuna precisazione. Ecco, vorrei che il mio atteggiamento - la decisione di non aderire per il momento a questa specie di 'piano di pace' - non apparisse frutto di superbia. Al contrario: credo di dover essere umile rispetto alle regole della mia professione. Se con Milia un giorno si dovesse ristabilire un rapporto sul piano umano, e il giorno successivo ne scoprissi un'altra, farei un altro articolo di denuncia. Sarei obbligato a farlo. A meno di non decidere di smettere di fare il giornalista. Dopo la chiusura di Sardegna24 ho fondato un'associazione culturale. Ho imparato a conoscere le difficoltà che si incontrano. So bene cheil sostegno delle istituzioni è indispensabile. Può decretare la vita o la morte di una iniziativa. Se metto a confronto il piccolo imbarazzo che mi crea l'improvvisa defezione e il danno che potreste averne voi, non ho il minimo dubbio: mi faccio da parte. Ecco, potrebbe essere d'aiuto se Angela Quaquero (o Graziano Milia) acquisita la certezza della mia non partecipazione dessero almeno la disponibilità (a prescindere dal 'piano di pace') a offrire uno spazio della provincia per realizzare a settembre un laboratorio sul tema dei rifugiati. Chiedo lo spazio, non la visibilità personale, sia chiaro. Penso di invitare Laura Boldrini o Cristopher Hein (sarebbero i loro nomi a comparire, non il mio) e di farli incontrare con degli studenti universitari per trattare del problema dell'informazione suirifugiati. Se potessi avere una risposta prima del 22, me ne starei casa più sereno. Se no, pazienza. Un caro saluto e grazie ancora 


*** 

Sì, alla fine ho pensato che il modo migliore per proseguire il 'gioco' fosse dar prova d'essere entrato perfettamente nella logica di chi l'aveva spudoratamente avviato. Ho 'piegato la schiena', e suggerito un 'umile' risarcimento: un seminario da realizzare nei locali della Provincia con le due massime autorità nella materia, Laura Boldrini, portavoce dell'Agenzia dell'Onu per i rifugiati e Cristopher Hein, segretario del Consiglio italiano per i rifugiati. Era anche un modo per sottolineare un aspetto che, credo, era stato del tutto ignorato quando si è deciso di avanzare la proterva pretesa di escludermi. Vedi Ettore, capita a noi giornalisti di essere chiamati spesso a condurre dei dibattiti, su svariati argomenti. Capita, a volte, che ti chiamino per il tuo curriculum, in base a un criterio di competenza. Questo era il caso, almeno mi era parso quando i tuoi collaboratori mi hanno chiesto di esserci. Sono anni che prendo parte a iniziative a tutela dei rifugiati. Col Centro Astalli, col Cir, con l'Agenzia dell'Onu, con Amnesty International. Da anni vado nelle scuole di tutt'Italia dove un mio libro, i fantasmi di Portopalo, ogni anno è letto da centinaia di studenti. Ma mai mi era capitato di fare qualcosa in Sardegna. Ho un rapporto di stima e di amicizia con Laura Boldrini e Cristopher Hein. Abbiamo condiviso momenti difficili, scambiandoci le notizie che ci arrivavano dall'Eritrea e dalla Libia su donne, uomini e bambini che stavano rischiando la vita. La giornata mondiale del rifugiato è un giorno sacro. Non è una passerella. E' stato anche per questo che ho accettato con convinzione il vostro invito. Era un'occasione per restituire alla mia gente un po' della mia esperienza, di fare un incontro di qualità, di condividere delle storie. Peccato. 


***

Non avete risposto subito alla mia mail. Ancora una volta ho pensato che i vostri ottusi interlocutori istituzionali avessero finalmente capito. Mi aspettavo una chiamata: non di scuse, no, ma solo una telefonata che dicesse: 'Basta, chiudiamo con questa storia assurda. Vieni'. Non è arrivata. Allora vi ho scritto di nuovo, simulando un certo risentimento. Era il 20 giugno. C'erano ancora due giorni di tempo per cambiare idea. 


Vi ho inviato una mail alcuni giorni fa, dopo avervi dato la mia disponibilità ad aderire al cambiamento del programma. Non ho avuto alcuna risposta. Francamente mi dispiace. Ma immagino che sarete impegnati nell'organizzazione dell'iniziativa. Fermo restando quanto ho già comunicato, e immutata la disponibilità, mi avrebbe fatto piacere avere almeno un riscontro. Un caro saluto 


Ed ecco la tua risposta 


Caro Giomaria, hai pienamente ragione. Ho la tua email davanti a me da giorni, ma preso da diverse cose rimandavo di giorno in giorno. Ho riparlato con Angela Quaquero sul possibile intervento "pacificatore" e della tua difficoltà ad aderire alla richiesta, almeno per il momento. 


Poi alcune frasi su amici comuni, su possibili occasioni d'incontro.... Poi di nuovo il silenzio. Ho chiesto a degli amici di andare a seguire quel famoso incontro che avrei dovuto coordinare. Non l'hanno trovato. Che è successo, alla fine per evitare problemi è stato annullato? O è stato fatto in modo semiclandestino? Come puoi immaginare la cosa è del tutto irrilevante rispetto a quanto è successo. Ci ho pensato molto prima di decidermi a scriverti. So che questa lettera – che renderò pubblica - ti creerà molto imbarazzo. Sono certo che i tuoi interlocutori 'provinciali' se la prenderanno con te. Ti accuseranno quanto meno di essere stato ingenuo. Cercheranno di dirti che io sono stato scorretto. E' anche molto probabile che tentino di costruire una versione di comodo, piena di 'non avevo capito' e di 'credevo'. Sono anche certo che la tua attività importante andrà avanti per la sua qualità e per la sua pulizia: non avete bisogno di padrini. Andrà avanti col pieno sostegno delle istituzioni. Perché questa gente nelle istituzioni presto non ci sarà più. La cacceremo via. X Noi sappiamo come sono andate le cose. Con te mi sono regolato come avrei fatto se un uomo minacciato dagli usurai mi avesse chiesto un aiuto. Gli avrei dato l'aiuto, per evitargli problemi immediati, poi sarei andato dai carabinieri. In questo caso i carabinieri si chiamano 'opinione pubblica'. La gente deve sapere. Non è ammissibile che esponenti istituzionali perdano tanto tempo, e tanto tempo facciano perdere agli altri, in azioni che hanno il solo scopo di affermare il loro potere. E che utilizzino un momento sacro nel mondo, il giorno delle ragioni dei più deboli, per le loro piccole rivalse. E che interferiscano con la loro incompetenza. Questa piccola storia rivela un mondo che va combattuto e cancellato. Ognuno deve fare la sua parte. Credo di aver fatto la mia. Un caro saluto Con immutata stima 
Giovanni Maria Bellu

2 commenti:

  1. Storia nota ai più, con diversi attori e scenari, ma dai medesimi contenuti. E' stancante, avvilente, deprecabile che i nostri rappresentanti istituzionali il più delle volte utilizzino le loro cariche per perseguire meri scopi personali di affermazione del proprio potere. L'unica arma efficace che abbiamo e' l'informazione, perche' questo modo di fare, questo "costume" oramai invalso non venga più percepito come la "normalità", ma combattuto per quello che e': negazione dei diritti per cui intere generazioni si sono battute. Lo dobbiamo, se non a noi, a coloro che ci hanno preceduto e creduto e a coloro che verranno, nella speranza che ci credano ancora.

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  2. No, deprecabile e ignobile è, semmai, il comportamento da ponzio pilato, assunto da chi, come Don Cannavera, avrebbe la possibilità di proteggere i più deboli. Deboli? Si, debole è chicchessia, allorquando, nonostante il fare mite viene prevaricato e con prepotenza messo da parte. E il prevaricare è lo sport più praticato dalla politica e dalle istituzioni.
    Deplorevole è stato il comportamento di chi, come Don Cannavera, non ha tenuto fede a un impegno di verità. Assumendo modi di fare da politico.....compromessi al solo fine di portere utilità alla sua comunità; già, ma il mite, in questo caso "il solo", l' "escluso" che fine fa? Non credo gli sia importato tanto. Mahh, ancora ero illuso sul mestiere dei "don", nonostante il mio caro, giusto e amato padre, pur non proferendo verbo al riguardo, lasciandomi libero nella mia crescita, disertasse i luoghi dei "don" per sua intima avversione alle gerarchie e ai luoghi di potere.
    CHE SCHIFO!!!!
    STEFANO SCANO

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