martedì 10 luglio 2012

Non lasciate il Pd, contribuite a cambiarlo

«Se le cose sono andate così, la vicenda è “deprecabile e preoccupante”». Lo scrive il segretario regionale sardo del Partito democratico Silvio Lai rispondendo alla lettera pubblica che Giovanni Maria Bellu gli ha inviato alcuni giorni orsono (vedi “Pd, lettera di un elettorale a un passo dall'uscita”) a proposito delle pressioni fatte dalla presidente della Provincia di Cagliari Angela Quaquero (Pd), d'accordo col suo predecessore Graziano Milia, perché il nome dello stesso Bellu fosse depennato dalle iniziative per la giornata mondiale del rifugiato.

Caro Giomaria, 

ti stimo come giornalista e come persona coraggiosa, lo hai dimostrato da vicedirettore dell’Unità prima e nella sfortunata, ma importante, avventura di Sardegna 24. E soprattutto ti credo sincero democratico e capisco dalle tue parole, al di là del merito, un sincero sentimento di delusione. Non so se i mali del Pd siano quelli della divisione tra ex Ds ed ex Margherita, o se siano mali peculiari. Vedo in tutti i partiti che nascono da rassemblement o che hanno avuto confluenze una naturale attribuzione dei gruppi dirigenti al percorso politico, talvolta anche con aspetti che rasentano l’incomprensibile. Pensa che mentre erano già nati i Ds, ai quali io avevo aderito come cattolico in una scelta bipolare netta, tra gli ex Pds venivano attribuite etichette risalenti a decenni prima, per cui mi presentavano (indicando da lontano qualcuno con il dito) chi era stato psup, chi socialdemocratico, chi socialista, chi ex manifesto, chi extraparlamentare. In tutto questo c’era e c’è soprattutto quel pregiudizio che ci semplifica la vita di fronte ai nostri simili, dandogli un’etichetta (non lo facciamo per molti altri campi non politici?) e ci evita di dover conoscere le persone e giudicarle da ciò che fanno in coerenza con ciò che dicono. Voglio innanzitutto non condividere l’affermazione che la maggioranza dei dirigenti siano ex qualcosa e che la maggior parte dei militanti, e di questo sono ancora più felice, siano ex qualcos’altro.

 Se c’è una cosa che cresce sono i tanti militanti democratici nati, senza ex qualcosa, che tra l’altro portano culture e politiche che si scontrano con la pretesa (anche di qualche opinion maker) che il Pd assuma posizioni che avrebbero assunto i partiti che dal passato hanno dato origine al Pd. Poi c’è anche chi pensa nel suo piccolo regno di usare metodi e modalità che sono da spazi correntizi superati e da comunicazione tradizionale. Sono cose che saranno spazzate via da questa stagione che non sarà un momento transitorio come molti sperano. Da questa stagione il Pd uscirà confermando le ragioni per cui è nato: un partito del futuro dell’Italia e dell’Europa che mette insieme le culture riformiste del secolo scorso, superate dal tempo, per costruirne una che ci aiuti a cooperare con un mondo nuovo, che non lasci chi sta indietro da solo, che abiti a Nuoro o a Vilnius è lo stesso, un partito che non è rinnovamento solo sulla carta, ma che applica i limiti di mandato (chi altri li applica?) e il codice etico (che deve cambiare in misura di maggiore severità ma chi altri ne ha uno?), che seleziona i suoi vertici con le primarie (chi altri lo fa?). 

Ma non voglio sottrarmi a trattare l’episodio che citi nella tua lettera che troverei, se confermato, deprecabile e preoccupante. Preoccupante per un punto, se davvero una persona che io stimo al di sopra di molte altre, come il fondatore della comunità la collina si fosse trovato nelle condizioni di subire da una istituzione una pressione tale da cambiare idea su una scelta che aveva fatto in piena libertà. Questo mi preoccuperebbe più di quanto considero deprecabile l’esercizio di quel potere. Per me nel Pd ci sono regole scritte, e non scritte, che configurano uno stile nell’essere persone pubbliche, uomini e donne nelle istituzioni. Essere uomini pubblici comporta il confronto con l’opinione pubblica, o un costo politico preciso se ci si sottrae. Essere uomini pubblici e rappresentanti delle istituzioni significa essere obbligati alla misura nell’esercizio del proprio potere. Tutto questo significa prendersi delle responsabilità all’interno di uno stile dell'esercizio del potere che è sottoposto al giudizio dell’opinione pubblica.

 Tu sei uno di coloro che hanno partecipato alle primarie e che ha dato fiducia ad una coalizione (nel caso di Prodi) e ad un partito (nel caso di Veltroni) che stava compiendo la più grande delle imprese politiche: fondare un nuovo partito nel XXI secolo senza essere proprietà di un singolo leader ma ad una collettività. È quella collettività che si è assunta non un compito di giudicare ma di partecipare a questa impresa, dal di dentro, senza mettersi alla finestra attendendo il far bene o il fare male. Nelle scorse settimane in questo partito si è fatta una battaglia, vinta, perché ci si potesse iscrivere on line, senza passaggi attraverso strutture tradizionali e nella più totale trasparenza. Nelle scorse settimane i conflitti del Pd avevano come fondamento il tema dei limiti di mandato per la ricandidatura alle elezioni regionali e al Parlamento. Negli scorsi giorni gli stessi conflitti avevano come oggetto il tema delle alleanze. Sono battaglie vere aperte, che non riguardano chi ha un compito dirigente, ma ogni voce democratica si voglia esprimere, anche scegliendo di aderire ad un partito che, unico in Italia, non ha un nome di leader nel proprio simbolo. È poco? È molto? Non so: innanzitutto è un motivo per stare dentro e combattere dall’interno le battaglie per il campo progressista e riformista in cui si crede. Per ciò che mi riguarda, il Pd sardo si assume le responsabilità proprie, consapevole che i propri elettori danno giudizi su ogni episodio come tale, sui protagonisti dell’episodio non ritenendo che un errore o un comportamento singolo sia necessariamente responsabilità di tutto il Partito o del suo gruppo dirigente. 

Il Pd non è un partito di soli iscritti, ma con elettori che sono portatori di diritti e doveri, in una reciprocità che è nuova nel panorama di tutti i partiti europei. Ma al Pd come soggetto collettivo non attribuiamo l’errore e l’atteggiamento di un singolo, nè pensiamo che ogni altro democratico in quella situazione agirebbe nello stesso modo. Non pensiamo al Pd come ad un ritratto di Dorian Gray, a cui per incantesimo possiamo dare ogni bruttura singola di cui siamo testimoni. Il Pd non lo merita, non lo meritano la grandissimi maggioranza di amministratori locali che gratuitamente esercitano il proprio dovere civico e le decine di migliaia di volontari militanti che per 15 euro ogni anno non solo danno il loro tempo ma contribuiscono dall’interno a fare in modo che il partito a cui credono sia sempre migliore e sempre meno coloro che non ne danno l’immagine che merita. Il Pd sardo ha bisogno di persone che credano nel cambiamento non solo nel pretenderlo e nel declamarlo. Anche con il tuo stimolo, il Pd ha proposto una legge per cambiare il mondo dell’informazione, ma per farlo occorre essere maggioranza, come per cambiare molte altre cose. Allora, anzichè vederti come un elettore in uscita, mi piacerebbe che riflettessi sul fatto che se tu fossi un iscritto in entrata, per far crescere la comunità democratica sarda e farla essere determinante per cambiare l'isola.

I prossimi mesi saranno per tutta l'isola un appuntamento da non mancare.

Silvio Lai

1 commento:

  1. Caro Segretario, ho apprezzato molto la tua risposta a Giomaria. Molto brevemente tengo a dirti però che stare dentro il PD sta diventando molto faticoso e frustrante per chi ha creduto nella nascita "del" Partito Democratico. Finora abbiam...o assistito a guerre per bande e corse allo spasimo per occupare poltrone redditizie e/o di visibilità nelle istituzioni. Non sono entrata nel PD per fare guerre, ma per vedere realizzato il mio sogno di costruire una società migliore che sta dalla parte degli ultimi. Non andrò via...seguirò il tuo consiglio di lavorare dall'interno ma , credimi, sta diventando molto pesante e ogni giorno mi riserva delle novità che mi lasciano basita. Non sono avezza agli "intrighi di palazzo" e forse per questo, ma con orgoglio e per mia fortuna, ancora me ne meraviglio . Spero di continuare ad indignarmi perchè vorrà dire che non mi sarò piegata alle logiche perverse di chi non ha a cuore la crescita del nostro partito.

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