sabato 7 luglio 2012

Pd, lettera di un elettore a un passo dall'uscita

Caro Silvio Lai, segretario regionale sardo del Partito democratico,

chi ti scrive non ha mai preso la tessera del Pd. Però conserva due ricevute. La prima mi fu consegnata il 16 ottobre del 2005 quando votai Romano Prodi come candidato del centrosinistra alle Politiche, la seconda il 14 ottobre del 2007 quando votai Walter Veltroni come segretario del Partito democratico. Credo di condividere questa condizione con molti altri. Eravamo più di quattro milioni la prima volta, circa tre milioni e mezzo la seconda. Se quella forza enorme di passione e di volontà di cambiamento avesse avuto quel che chiedeva - contare veramente, aprire una fase nuova, ridare vita ai valori costituzionali – di certo non saremmo al punto in cui siamo oggi. Il sogno di un vero partito democratico italiano è stato per buona parte frustrato dalla spartizione tra le cosiddette 'componenti originarie'. Ancora gli ex ds si riconoscono tra loro, così come gli ex Margherita. Quanti credevano nel Pd hanno una rappresentanza che è irrisoria rispetto a quelle due enormi ondate fondative. Basta contare gli iscritti di oggi.

Questa premessa serve a introdurre una piccola storia che già, in Sardegna, molti conoscono. L'ho raccontata in modo dettagliato, con riscontri documentali inattaccabili, alcuni giorni fa. Nessuno dei protagonisti ha smentito e nemmeno 'precisato'. Per cui te le sintetizzo in poche parole. Se vuoi vederla per intero, gli articoli sono ancora tutti là, nel sito di Asibiri – per l'ecologia dell'informazione, l'associazione che ho fondato alcuni mesi fa. Ma ecco la storia 'in pillole'. La presidente del consiglio provinciale di Cagliari sardo Angela Quaquero, uno dei più alti esponenti del Pd nelle istituzioni isolane, ha chiesto a don Ettore Cannavera, che di certo tu conosci, di depennare il mio nome da una delle iniziativa organizzate per la Giornata mondiale del rifugiato. Il fatto che il nome fosse il mio mi crea un certo imbarazzo perché quanto ti scrivo potrebbe apparirti condizionato da un risentimento personale. Ma se leggerai la ricostruzione che ho fatto della vicenda, ti sarà chiaro che non avevo alternative. Ho dovuto utilizzare un caso che mi riguardava per svelare e denunciare un sistema, una malattia, un metodo malato. Dunque eliminiamo i nomi e raccontiamo i ruoli.

Un giornalista che negli ultimi mesi del 2011 ha denunciato e documentato episodi di malcostume politico e amministrativo della Provincia di Cagliari (senza aver ricevuto alcuna smentita, né alcuna querela) viene invitato a partecipare, ovviamente a titolo totalmente gratuito, a una delle iniziative previste a Cagliari per una giornata indetta dalle Nazioni Unite allo scopo di sensibilizzare i cittadini sulla condizione di donne e uomini che i vari paesi del mondo vengono perseguitati per le loro idee politiche, per la loro razza, per la loro religione. Il giornalista, che ha una competenza specifica sulla materia (da anni partecipa a quella giornata collaborando con la sezione italiana dell'agenzia dell'Onu, con Amnesty International, col Centro Astalli, col Consiglio italiano dei rifugiati) accetta con convinzione l'invito. Ma quando mancano dieci giorni, il responsabile dell'associazione che l'ha organizzato, don Ettore Cannavera, lo chiama pregandolo di non partecipare più. La presidente della Provincia lo ha dichiarato non gradito. E sia l'iniziativa per la Giornata mondiale del rifugiato, sia molte delle attività dell'associazione (che si occupa di sostenere persone in difficoltà) sono finanziate con i fondi della Provincia.

Il giornalista finge di piegarsi, asseconda l'operazione, ne raccoglie la documentazione, e poi la denuncia pubblicamente. Questo è il fatto: il presidente di una istituzione pubblica che utilizza il suo ruolo per colpire un giornalista che ha denunciato episodi di malcostume politico di quella stessa istituzione. E lo fa (anche questo è documentato) in accordo col suo predecessore (Graziano Milia) che è stato rimosso dall'incarico dopo essere stato condannato per abuso d'ufficio con sentenza definitiva. E, per farlo, utilizza la sua influenza sul presidente di un'associazione cattolica alla quale l'istituzione pubblica dà contributi economici. Non so se in questo comportamento siano addirittura ravvisabili gli estremi di qualche reato (di sicuro del denaro pubblico è stato speso inutilmente per modificare i manifesti dell'iniziativa), ma so per certo che questo genere di comportamenti è totalmente dissonante con i principi fondamentali della democrazia (la libera manifestazione del pensiero) e della buona amministrazione. Due dei principi che, assieme a milioni di persone, credevo di poter contribuire a rafforzare e a consolidare quando andai a votare alle primarie di Prodi e Veltroni-

Dimmi tu cosa devo fare. Mi spiego: credo che un Partito democratico sia lo strumento indispensabile per cambiare in meglio questo Paese e le sue sorti. Ma quel partito è il Pd? Perché, dal mio punto di vista, se quel partito è ancora come spero il Pd, non c'è spazio per me e per i personaggi che hanno agito nel modo in cui ti ho descritto. La domanda che ti pongo è semplice: se ne vanno loro o me ne vado io come elettore? Di certo, per quanto una forza politica possa essere inclusiva, visioni così diverse non possono condividere lo stesso luogo. Perché qua non parliamo di punti di vista dissonanti su una questione di bioetica o sulla valutazione del governo Monti. Qua parliamo dell'idea stessa della democrazia, del senso delle istituzioni, della correttezza nelle relazioni. E trovo francamente sconcertante che la presidente della Provincia non abbia sentito la necessità non dico di scusarsi, ma almeno di spiegarsi. Spera forse che il silenzio dei media assecondi l'oblio e che questo caso venga semplicemente dimenticato? O magari ci si appresta a criticare non il comportamento scorretto ma l'insistenza di chi lo denuncia? Sono questi gli atteggiamenti che favoriscono la cosiddetta 'anti-politica'. Atteggiamenti che tradiscono l'idea stessa della politica come momento di confronto finalizzato al progresso. Il Pd li considera normali, li copre, li nasconde, non li denuncia, non chiede nemmeno spiegazioni? Anche questa è una scelta, ma deve essere fatta in modo manifesto ed esplicito in modo che ciascun elettore possa regolarsi. Grazie per l'attenzione

Giovanni Maria Bellu

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