lunedì 30 dicembre 2013

domenica 29 dicembre 2013

UN CLASSICO DELLA DISINFORMAZIONE.

DA ART. 21

Il pestaggio della giornalista Tetiana.

I testimoni sono sempre più scomodi

Tetiana Chornovil1
Nell’ex impero sovietico la chiamanodisinformatja. Metodo antico che Putin ha provveduto ad esaltare, soprattutto nei riguardi di Anna Politkovskaja. Il sistema è semplice: “è talmente facile la soluzione che naturalmente è una manovra per screditare i veri mandanti”. Insomma, una specie di “macchina del fango” rivisitata ad est. Siccome la cronista della Novaja Gazeta denunciava i crimini in Cecenia, cosa c’era di più semplice che raccontare che era tutta una manovra per screditare i veri responsabili? E così via con una serie di arresti degli esecutori senza tuttavia mai istruire un processo serio. In Ucraina, con la selvaggia aggressione alla coraggiosa giornalista ragazzina che da tempo attaccava il presidente Yanukovich stesso sistema. Cinque persone arrestate in tempi record per il pestaggio di Tetiana Chornovil, fra cui il proprietario del Suv che l’ha inseguita, tal Serghi Kotenko. Fra gli altri sospetti c’è anche Oleksandr Kotenko, che farebbe parte di un gruppo criminale indicato dalle autorità di Kiev come “vicino” a Vitali Klitschko, ex pugile e leader del partito d’opposizione ‘Udar’. Affermazione alla quale Klitschko ha già replicato annunciando querela per “diffamazione”. Secondo quanto riferito dalla polizia, i cinque arrestati avevano “stretti contatti” anche con il partito di opposizione che fa capo alla ex premier Yulia Timoshenko, attualmente incarcerata. Tetiana attaccava il governo? Ma allora è chiaro che è una manovra per incolpare il presidente, mica è così stupido da farsi autogol. Gli arrestati rischiano una condanna fino a dieci anni. Che naturalmente non prenderanno mai.
C’è da capirli. Con le guerre ormai soprattutto mediatiche i giornalisti, cioè i testimoni, sono diventati sempre più scomodi. Pensate che ieri in Bahrain è stato arrestato Ahmed Al-Fardan, un eccellente fotografo dell’Agenzia NurPhoto.  Era in casa, nel villaggio di Abu Saiba, quando le Bahrain Special Security hanno fatto irruzione nella sua abitazione, sequestrando pc e attrezzatura fotografica. Il governo di Bahrain nel corso degli ultimi anni ha represso violentemente fotografi, giornalisti e blogger che documentano le proteste antigovernative, tanto da diventare uno degli ambienti più duri per i media in Medio Oriente. Secondo il sito Freedom House, nel 2011, il governo di Bahrain ha usato omicidi, molestie e attacchi mirati per far tacere la stampa locale. Queste tattiche sono state impiegate anche nel 2012. Ad agosto, Al-Fardan venne arrestato da due poliziotti in borghese che, secondo un’intervista rilasciata ad Al-Jazeera, venne portato in macchina e picchiato duramente. Il fotografo, che ha ricevuto oltre cento premi fotogiornalistici internazionali, documentava per NurPhoto le proteste anti governative nel suo villaggio di Abu Saiba. Secondo il rapporto di Reporters Sans Frontières, sono ora cinque i giornalisti arrestati in Bahrain. Trattati come terroristi perché spesso un obiettivo è più efficace di uno stinger.
28 dicembre 2013

sabato 28 dicembre 2013

NIENTE DI BUONO NEL PANORAMA EDITORIALE SARDO

Unione e Nuova, ritorno al passato

Articolo pubblicato il 28 dicembre 2013
nino_rovelli
“Si rende noto che la società Finegil EditorialeSpa ha incorporato l’Editoriale La Nuova Sardegna società per azioni. L’incorporante rileverà a tutti gli effetti ogni rapporto giuridico attivo e passivo riferito alla suddetta società. Pertanto a partire dal 13 dicembre 2013 tutti i rapporti contrattuali in essere con Editoriale La Nuova Sardegna Spa sono da riferirsi a Finegil Editoriale Spa, sede legale in via Cristoforo Colombo 98, 00147 Roma”. Firmato Antonio Esposito, consigliere Finegil (leggi il documento originale).
Tradotto: La Nuova non è più un giornale sardo. Si concretizza cioè quanto preannunciato a fine luglio (leggi): dopo 120 anni lo storico giornale sassarese lascia l’Isola e va ad ingrossare la cassaforte dei giornali locali del gruppo De Benedetti. Si ripete in scala quanto già avvenuto per il Banco di Sardegna, rilevato dalla Banca popolare dell’Emilia Romagna, malgrado la mobilitazione della redazione, del mondo politicoe dell‘informazione. La situazione rimane comunque tesa. A complicare ulteriormente le cose, negli ultimi giorni, ci ha pensato una causa intentata da un giornalista trasferito da Cagliari a Nuoro.
Tornando all’incorporazione: gli effetti dell’operazione sono molteplici. In primis, comporta il trasferimento della sede legale da Sassari a Roma. Questo significa che le imposte pagate fino a pochi giorni fa in Sardegna, dal 13 dicembre finiscono nelle casse dell’erario romano.Quantificare i mancati introiti non è semplice, ma se si considera che il bilancio 2012 dell’Editoriale La Nuova Sardegna, al netto delle imposte, è pari a 5,2 milioni di euro, si parla di un cifra intorno ai 3 milioni di euro. Nell’Isola sarà pagata solo l’Irap, peraltro ‘scontata’ del 70%, come previsto da una norma approvata di recente dal consiglio regionale.
L’unico dato positivo riguarda i premi e le indennità appannaggio dei giornalisti, che come richiesto e ottenuto dal Comitato di redazione (insieme alle rassicurazioni sull’autonomia del giornale), saranno calcolate a valere sul bilancio della testata e non commisurati al bilancio generale di Finegil. Ciò non toglie che per tutto il resto, l’incorporazione potrebbe far pesare anche sul bilancio de la Nuova, ben in attivo, eventuali conti in rosso di altre testate del Gruppo.
Ma quando si parla di giornali, all’aspetto squisitamente economico e finanziario si accompagna in parallelo anche quello relativo alla qualità dell’informazione. In questo senso la ‘ristrutturazione’ della Nuova è già stata avviata con l’addio alla sede cagliaritana. Una mossa che potrebbe avere anche conseguenze economiche legate alla pubblicità istituzionale della Regione, se è vero che con i nuovi criteri decisi dalla giunta Cappellacci, a partire dal 2014 il quotidiano (ex) sassarese non sarebbe più considerato di caratura regionale e potrebbe quindi perdere provvidenze tra il milione e il milione e mezzo di euro.
In tutto questo la diretta concorrente, ovvero L’Unione sarda, non è stata certo a guardare. Facendo il contrario di quanto ci si potesse aspettare. Secondo fonti ben informate infatti, il quotidiano di Sergio Zuncheddu si prepara a chiudere – o quantomeno tagliare drasticamente – le redazioni di Sassari e Olbia a partire dal prossimo 10 gennaio. Un’operazione sostanzialmente simmetrica a quanto messo in atto dalla proprietà della Nuova Sardegna, che conferma di fatto quanto riportano gli ambienti imprenditoriali isolani sui buoni rapporti tra i due editori.
Con questi segnali, il timore è chiaro: tornare indietro di quarant’anni, quando il dominus dell’informazione isolana – e non solo – si chiamava Nino Rovelli (nella foto), ingegnere milanese politicamente vicino a Giulio Andreotti. L’uomo di Olgiate Olona aveva acquisito sia l’Unione che la Nuova, dopo aver realizzato il petrolchimico di Porto Torres attraverso la Sir (Società italiana resine), acquistato la Rumianca di Macchiareddu e infine, insieme con Angelo Moratti e la Saras,il Cagliari Calcio. Nel 1970 arriva lo scudetto, nel 1976 il crac della Sir e la Serie B. Insomma, Rovelli si era comprato l’Isola. Con i soldi dei sardi, peraltro, visto che i denari provenivano in larga parte dal Credito industriale sardo. Un periodo dai più definito eufemisticamente ‘cupo’, che portò il poeta Alberto Masala a ribattezzare polemicamente l’Isola in “Sirdegna” e il Gruppo Rubanu di Orgosolo, nella celeberrima Pratobello firmata da Giuseppe Rubanu, a denunciare le regalìe fatte ai nuovi padroni continentali: “Sos contadinos e-i sos pastores / E totu canta sa zente famia / Isetavan concimes e tratores / Pro aer pius late e pius pane / Invetze’ totu an dadu a sos sinniores / A Rovelli, Moratti e s’Agacane”. Ovvero: “I contadini e i pastori / E tutti gli affamati / aspettavano concimi e trattori / Per produrre più latte e più pane / Invece hanno dato tutto ai Signori / A Rovelli, Moratti e all’Aga Khan”.  
Gli effetti dell’era Rovelli, archiviata con il fallimento della Sir nel 1981, si possono ben immaginare: la concentrazione dell’informazione nelle mani di un solo soggetto e una spartizione – non scritta ma ben percepibile – per cui L’Unione concentra le attività nel sud Sardegna, mentre La Nuova diventa il quotidiano del nord dell’Isola. La svolta nel 1981, quando il quotidiano fondato da Enrico Berlinguer (nonno dell’omonimo segretario del Pci) passa al Gruppo Espresso, mentreL’Unione viene acquisita da Nicola Grauso quattro anni più tardi. Ma oggi, viste le rispettive smobilitazioni, il timore di un ritorno al passato appare assai fondato.
Pablo Sole

giovedì 26 dicembre 2013

LA LIBERA INFORMAZIONE IN UCRAINA

Dal Corriere della sera:

Reporter scomoda pestata, proteste a Kiev

La giornalista, nota per i suoi attacchi al presidente Yanukovich , è stata massacrata di botte

È condanna unanime per il brutale pestaggio che ha provocato una commozione cerebrale alla giornalista ucraina Tetiana Chornovil. La reporter della Ukrainska Pravda ha subito il pestaggio nella notte tra martedì e mercoledì da due uomini. Gli aggressori l’hanno tirata giù dalla sua auto, alla periferia di Kiev, e l’hanno massacrata di botte.
CAMPAGNA DI TERRORE - La giornalista si è sempre distinta per i suoi attacchi nei confronti del presidente Viktor Yanukovich e del suo entourage e per i suoi articoli filo europeisti in cui denuncia la corruzione del regime. Ukrainska Pravda ha pubblicato le immagini video e foto del volto della donna, completamente tumefatto. Si tratta di un’aggressione che ricorda molto l’assassinio di Anna Politkovskaya e che ha provocato manifestazioni di solidarietà a Kiev.  «Non permetteremo che Yanukovich lanci una campagna di terrore contro gli attivisti pro - europei», hanno spiegato gli attivisti.    Un altro attivista pro-europeo Dmytro Pilipets è stato accoltellato Martedì sera Kharkiv ( Est) da ignoti , secondo i media e la polizia . Due sospettati dell’assalto a Tetiana Tchornovyl sono stati arrestati . A dirlo è il ministero degli Interni che ha dichiarato di privilegiare l’ipotesi di una “provocazione “, volta a screditare il governo.    Il presidente ucraino ha incaricato il Ministro degli Interni Vitaly Zakharchenko e il procuratore generale Viktor Pchonka per indagare l’attacco al giornalista.
Commozione cerebrale e traumi per la reporter ucraina picchiata
  • Commozione cerebrale e traumi per la reporter ucraina picchiata   
  • Commozione cerebrale e traumi per la reporter ucraina picchiata   
  • Commozione cerebrale e traumi per la reporter ucraina picchiata   
  • Commozione cerebrale e traumi per la reporter ucraina picchiata   
  • Commozione cerebrale e traumi per la reporter ucraina picchiata
LA CONDANNA DAL CARCERE - L’ex primo ministro e avversario Yulia Tymoshenko dal carcere dove è rinchiusa, si è detta indignata per “ l’aggressione selvaggia “ , accusando Yanukovich di essere responsabile. A condannare l’attacco anche gli Stati Uniti e vertici europei.

LA LISTA SI ALLUNGA.

DA ART. 21

Mulhem Barakat, la vittima n.16 in Siria tra gli operatori dell’informazione nel 2013

Mulhem Barakat
Hanno ritrovato la sua macchina fotografica a terra, sporca di sangue. E dentro le immagini dell’ultima battaglia, davanti all’ospedale Kindi di Aleppo. Mulhem Barakat è morto così, come un vero grande reporter, ma non aveva ancora compiuto diciotto anni. E’ la vittima n.16 in Siria tra gli operatori dell’informazione quest’anno, la n.36 dall’inizio della rivolta. Mulhem era uno dei tanti free lance: adorava fare foto della vita quotidiana del suo Paese insanguinato. Talmente bravo che l’aveva ingaggiato da poco la Reuters, una delle più grandi agenzie del mondo, ma da quel che si sa, continuava a pagarlo solo per le immagini pubblicate sulla stampa internazionale. Così, Mulhem aveva deciso, un po’ per mestiere e un po’ come siriano, di seguire l’altrettanto giovane fratello, Mustafa, un ribelle appena più grande, in una delle battaglie più difficili contro i soldati del regime, per la riconquista di un ospedale strategico. Sono morti entrambi i fratelli, la notte del 20 dicembre. Per Mulhem un riconoscimento doloroso di cui non potrà mai godere: il suo nome nella lunga lista delle vittime, come un reporter vero.
Una lista, quella dei giornalisti morti in tutto il mondo, superiore purtroppo a quella fornita da alcune associazioni. Secondo il Pec (Press Emblem Campaign) che è sicuramente il più preciso e documentato, i reporter morti quest’anno sono già arrivati a 124, un numero che conferma una tragica media, e quando ancora il 2013 non è finito. Una lista che vede in testa, come detto, la Siria con 16 vittime, seguita da Pakistan (14), Filippine (11), Iraq e India (9), Somalia (8) ed Egitto (6). Testimoni di guerre “recenti” ma anche “antiche”, mai finite come in Iraq dove – dieci anni dopo – si continua a morire.
25 dicembre 2013

martedì 24 dicembre 2013

lunedì 23 dicembre 2013

La lettera di una nostra associata alla "Nuova Sardegna" rimasta senza risposta-




OGGETTO: ….La promessa

Gentile Direttore, 
leggo quotidianamente la "Nuova Sardegna" da molti anni, più precisamente, da quando 
" L'Unione sarda" venne acquistata da un noto imprenditore, prestanome di un ....notissimo imprenditore. Di proposito ometto di parlare di chi lo diresse subito dopo.

Mi piace aggiornarmi sulla vita civile e politica del Paese e della città in cui vivo da quando son nata: voglio essere informata ogni giorno con obiettività per poter valutare ogni mutamento sociale e politico che mi consenta, al momento opportuno, di orientare le mie scelte.

Scoprire che le sole pagine rimaste indenni dall'interferenza del padrone sono quelle dei necrologi mi ha convinta ad abbandonarne la lettura, sapere a chi fare le condoglianze o a quale funerale partecipare non è, per me,una priorità.

Così è nato il mio legame con "la Nuova Sardegna" ma, pochi giorni fa, ho scoperto che "la Nuova…." ha eliminato la cronaca di Cagliari. Dapprincipio ho creduto fosse indispensabile lasciare il più ampio spazio possibile alle informazioni sulla terribile tragedia che ha sconvolto la Sardegna ma quando ho scoperto che si continua a scrivere "edizione di Oristano ", ho capito che il capoluogo della regione e' stato.....inghiottito da qualcosa di diverso dalla bomba d'acqua che ci ha sommersi.

La Sardegna, al di la' delle piogge torrenziali, con i gravissimi problemi economici e sociali che l'affliggono, gestita da una classe politica subalterna e corrotta, avrebbe diritto ad una cronaca obiettiva, indipendente e puntuale, con uno sguardo sempre attento a quanto avviene nel capoluogo che ne ospita le Istituzioni. 

Si sente sempre più forte l'esigenza di una stampa libera e indipendente, che dia voce a chi non ne ha e che non regali nulla a quella che, omettendo tante verità, manifesta la sua obiettività solo sui funerali del giorno.

Biancamaria Pes

venerdì 20 dicembre 2013

Sotto silenzio un pericolo per la libera informazione. Da "Repubblica"

la Repubblica

Se scompare la norma contro i super editori

19 dicembre 2013 - 1 Commento »
Giovanni Valentini
WebTv_schermiIN QUELL’HAPPENING parlamentare che è diventata ormai l’approvazione della legge finanziaria, ribattezzata eufemisticamente legge di Stabilità, la norma non compare. E non c’è neppure nel cosiddetto “decreto milleproroghe” che il governo si appresta a presentare entro l’anno, come i saldi di fine stagione.
Se nessuno di lorsignori se ne ricorderà in tempo, il 31 dicembre prossimo decadrà perciò il divieto di incroci fra televisione e carta stampata, stabilito nella famigerata legge Gasparri per compensare il trattamento di favore riservato al Cavaliere e rassicurare i suoi avversari. Dal 1° gennaio 2014, quindi, il titolare di una concessione tv potrà acquistare anche la proprietà di un quotidiano: per esempio, Silvio Berlusconi potrà riprendere il controllo diretto del “Giornale” che a suo tempo finse di cedere al fratello Paolo; o magari, conquistare il “Corriere della Sera”, “La Stampa” o qualsiasi altra testata nazionale che il legittimo editore sia disposto a cedere.
Il divieto, in realtà, scadeva già l’anno scorso. Ma la legge di Stabilità del governo Monti, approvata a dicembre del 2012, stabilì appunto una proroga di dodici mesi. E ora ci risiamo.
Intendiamoci: nell’ottica della multimedialità, un’editoria moderna dovrebbe articolarsi su più mezzi e svilupparsi su diverse piattaforme. Imperniata sul bit, la comunicazione digitale non fa più distinzioni tra carta, televisione e radio. E Internet è il “medium dei media”, la grande rete che coinvolge e contamina tutti i contenuti, i codici, i linguaggi. Un divieto del genere, dunque, non dovrebbe avere più ragion d’essere.
La situazione italiana, però, fa ancora eccezione. Con una concentrazione televisiva così abnorme, e tre reti generaliste in mano a uno stesso operatore privato, l’eventualità di un incrocio proprietario fra tv e carta stampata risulterebbe un’ulteriore minaccia al pluralismo dell’informazione e alla libera concorrenza. Tanto più che si tratta di un soggetto che, benché “decaduto” da parlamentare, è pur sempre il leader immarcescibile di un partito politico, già pronto a ricandidarsi alle prossime elezioni europee.
Oggi, verosimilmente, Berlusconi ha tutt’altro a cui pensare: deve ancora capire se finirà in carcere, a leggere magari l’ultimo libro sul suo amico Bettino Craxi; oppure se verrà affidato ai servizi sociali per andare a “pulire i cessi” — come ha paventato recentemente lui stesso — nella comunità di don Mazzi. E quanto al fido Gasparri, anche lui ha qualche pendenza con la magistratura, dalla quale è stato accusato di peculato per aver utilizzato a fini personali 600mila euro dei fondi assegnati al suo gruppo parlamentare, poi restituiti un anno dopo.
Il problema, tuttavia, non è né Berlusconi né tantomeno Gasparri. La questione riguarda piuttosto l’assetto del sistema televisivo italiano e più in generale quello dell’informazione. Evidentemente, non si può andare avanti a colpi di proroghe all’infinito. Un altro anno di tempo sarà utile senz’altro per arrivare a una soluzione definitiva: bastano tre righe per spostare il termine al 31 dicembre 2014. Ma, dopo che saranno state affrontate le principali emergenze economiche e sociali, sarà opportuno che la “maggioranza della decadenza”, formata da Pd, Sel e Movimento 5 Stelle, metta mano a una riforma complessiva che assicuri finalmente il pluralismo dell’informazione e la libera concorrenza.

giovedì 19 dicembre 2013

DA ART. 21 LA GEOGRAFIA EUROPEA DELLE LIBERTA' DI STAMPA

“Italia sotto osservazione
dell’Europa per la libertà dei media”

freedom-of-press-e1304495746490
“Come ci aspettavamo, l’Italia è stata inserita dal Centre for Media Pluralism and Media Freedom, un programma voluto e finanziato dalla Commissione Europea, tra i Paesi in cui si deve accertare se esiste un rischio di mancanza di libertà e pluralismo dei media”, rilevano i promotori dell’Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) per il Pluralismo dei Media, Lorenzo Marsili e Giovanni Melogli.
“Finalmente, dopo quattro anni di colpevole ritardo da parte della Commissione Europea, e grazie a un Progetto Pilota votato dal Parlamento Europeo, sono state stanziate le risorse necessarie per permettere l’utilizzo, almeno in prova, del Monitor per il Pluralismo dei Media”, prosegue la nota di Media Initiative.
“Il CMPF si occuperà di eseguire l’implementazione del test pilota in nove stati membri: Belgio, Bulgaria, Danimarca, Estonia, Francia, Gran Bretagna, Grecia, Italia e Ungheria. Questi Stati, oltre a essere rappresentativi delle diverse zone geopolitiche dell’UE, sono stati selezionati a causa della loro cattiva reputazione nel garantire la libertà della stampa”, affermano Marsili e Melogli.
“E’ bene che vi sia questa attenzione in paesi a rischio come Bulgaria, Gran Bretagna, Grecia, Italia e Ungheria  – nell’ordine 87°, 29°, 84°, 57° e 56° secondo la classifica mondiale della libertà di stampa stilata da Reporter Senza Frontiere - ma il nostro auspicio è che l’Unione Europea sappia individuare strumenti concreti per agire, una volta di più che si avranno i dati in mano, in favore del pluralismo dei media e della libertà di informazione. La nostra Iniziativa dei Cittadini Europei, Media Initiative, punta ad avere risposte concrete a problemi che minano alle fondamenta le democrazie europee, finalmente anche attraverso la verifica puntuale del Monitor per il pluralismo dei media”, concludono Marsili e Melogli.

martedì 17 dicembre 2013

Da Art. 21 l'orrore di Lampedusa

Non serve andare lontano per documentare la dignità calpestata

300x169_1387231662977_centro_disinfestazione_lampedusa
Perché mandare vip e telecamere in luoghi lontani (Repubblica Democratica del Congo, Giordania, Mali, Ecuador, Sud Sudan) per documentare la vita di profughi e rifugiati nei campi di accoglienza? In tempi di spending review possiamo mandarle più modestamente a Lampedusa, dove la dignità dei migranti è ugualmente calpestata, senza sconti. Quelle immagini trasmesse ieri dal Tg2  (a me che sono napoletano) hanno evocato i filmati in bianco e nero girati dalle unità cinematografiche dell’esercito statunitense nella Napoli occupata del 1943. Bambini, anziani (alcuni sorridenti, altri con tristissime e sofferenti maschere “eduardiane” stampate sul volto) sottoposti all’irrorazione del ddt per sconfiggere le pulci. Quelle immagini le ho sempre considerate il simbolo di un popolo sconfitto dalla miseria e piegato dall’opportunismo per continuare a vivere. Eppure nelle intenzioni dei militari-registi statunitensi quei filmati dovevano essere il simbolo concreto dell’amicizia tra i due popoli. Ma se questo poteva far breccia 70 anni fa nei cuori e nelle menti dei napoletani (che avevano subìto i bombardamenti più duri di tutta Italia), oggi non vale più. La dignità di questi migranti è stata ancora una volta calpestata: provengono da paesi dove il rispetto delle persone è un bene comune e non basta il dittatore di turno a far cambiare idea: lo dimostra il fatto che sono disposti a rischiare la vita (unico bene prezioso) pur di fuggire.
La dignità non può essere barattata con niente.
17 dicembre 2013

Da Art. 21 il primo rapporto dell'Associazione "Carta di Roma"

Primo rapporto della Associazione Carta di Roma: “Notizie fuori dal ghetto”

fotocartadiroma
È stato presentato lunedì 16 dicembre, presso la Sala Aldo Moro della Camera dei Deputati –  con l’intervento d’apertura della presidente, on. Laura Boldrini –  il primo rapporto annuale dell’Associazione Carta di Roma dal titolo “Notizie fuori dal ghetto”.  A due anni dalla prima riunione del Comitato promotore (era il 2011 quando venne costituita l’Associazione nata per dare attuazione al protocollo deontologico per un’informazione corretta sui temi dell’immigrazione, siglato dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti insieme alla Federazione nazionale della stampa italiana, nel giugno 2008) esce il rapporto che contiene elaborazioni inedite su, come e quanto, le notizie legate al tema dell’immigrazione siano state trattate a livello nazionale e regionale.
“L’occasione è importante – ha rilevato la presidente Boldrini aprendo i lavori – in quanto il rapporto si è soffermato sulla questione dell’immigrazione al femminile dando risalto al fatto che tra le notizie prese a campione, fotografie e articoli, si evince che il 53% riguarda in prevalenza gli uomini, il 30% tocca i due generi in maniera equilibrata, solo il 17% è riservato alle donne”. L’immigrazione nei media italiani non è donna, come rivela il Rapporto: di loro si parla sui giornali quasi esclusivamente nelle notizie dedicate alla cronaca nera. Tuttavia, l’immigrazione come tema generale sembra essere uscito dal “ghetto della cronaca”, nelle prime pagine dei principali quotidiani nazionali il peso della cronaca diminuisce e si discute di più di cambiamenti sociali relativi alla presenza di migranti, richiedenti asilo e rifugiati in Italia. Quindi nel dibattito politico la discussione relativa alla cittadinanza è diventato un tema prevalente.
Le donne immigrate, malgrado si affronti spesso il tema del femminicidio, sono tuttavia le vittime invisibili della cronaca. “Quando si parla di donne straniere uccise, non vengono mai effettuate interviste ai conoscenti delle vittime, o a vicini e parenti, spesso ci si limita a riportare il fatto, negando così, la dimensione di umanità, che solitamente viene riservata alle donne di origine italiana”, ha detto Marinella Belluati dell’Osservatorio Carta di Roma, illustrando i dati in conferenza stampa, ed ha proseguito: “nel 2012 sono cresciute, in maniera significativa, rispetto ai precedenti studi le notizie sull’immigrazione e l’asilo legate alla società; in particolare quelle che riguardano le questioni demografiche, il lavoro, l’economia e anche l’istruzione”.
Pur permanendo una etnicizzazione delle notizie il dato confortante è che si sta dando più risalto ai casi di razzismo.
La pratica di riferimento a nazionalità specifiche riguarda in particolare il 59% delle notizie di cronaca nera. L’appartenenza nazionale, o alla comunità di origine, fornisce spesso l’unica spiegazione o chiave di lettura dei fatti e dei dati riportati sui quotidiani. Un dato interessante, nel segno di quel miglioramento informativo illustrato oggi, riguarda i figli di immigrati che conquistano invece un protagonismo attivo e positivo nelle news televisive.
Tra le  Associazioni della società civile, organizzata e religiosa, che aderirono da subito alla costituzione dell’Associazione, figura anche Articolo21 che da sempre è impegnata su questi temi. Oltre ad Articolo21 fanno parte della Carta di Roma: la Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei), A Buon Diritto, Acli, Amnesty International, Archivio Immigrazione, Arci,  Asgi, Associazione 21 Luglio, Centro Aastalli, Cestim,  Comunità di Capodarco, Cospe, Lunaria, Rete G2, l’Istituto Paralleli, l’Unione Forense  per la tutela dei diritti umani e Youth Press Italia.
Laura Boldrini, presentando il Rapporto, ha colto l’occasione per ringraziare tutti coloro che sin dal principio hanno promosso la nascita della Carta di Roma e ha voluto salutare il neo presidente, il giornalista e scrittore Giovanni Maria Bellu, già condirettore de L’unità e collaboratore de la Repubblica, oggi direttore di Sardinia Post: “Sembrano superati i tempi bui, spesso strumentali, utilizzati dall’informazione in materia di immigrazione – ha detto Bellu a margine dell’incontro – anche se non possiamo dire di essere arrivati ad un cambiamento sostanziale dei meccanismi consueti di produzione informativa che, ancora oggi, risentono fortemente di una inadeguata preparazione. Registriamo tuttavia con soddisfazione le novità che la professione giornalistica sta sperimentando per produrre qualcosa di più idoneo a raccontare le sfide contemporanee di questa società, sempre più multiculturale e interreligiosa”.
16 dicembre 2013

martedì 10 dicembre 2013

Da Art. 21 la denuncia del ripetersi di editti e liste di proscrizione:

Grillo: Siddi (Fnsi), “inaccettabili liste di proscrizione”
img1024-700_dettaglio2_big_grillo-vendola
“Beppe Grillo ormai si comporta e parla come un cardinale dell’inquisizione, pretendendo di cancellare, di mandare al rogo libri e scrittori a lui non graditi. Dopo Maria Novella Oppo il bersaglio è il giornalista di Repubblica Francesco Merlo”. E’ la reazione del segretario della Federazione nazionale della stampa, Franco Siddi. “Credo che sia un dovere di tutti coloro che credono nella libertà di espressione e di critica – sottolinea Siddi – continuare ad operare per la libera circolazione delle idee e per un confronto fatto su questo terreno. Grillo esagera: cosa vuole, Merlo come Giordano Bruno? Sia ben chiaro – il sindacato dei giornalisti lo ripete per l’ennesima volta – non spetta a lui né ad altri, notabili, politici o meno, stabilire che cosa deve essere detto e scritto. Ci siamo battuti negli ultimi vent’anni soprattutto, e comunque sempre nella nostra storia, contro il pensiero unico. Continueremo a farlo, non solo dando la nostra solidarietà a Merlo, come ieri a Oppo, ma praticando concretamente l’esercizio di ogni attività umana possibile a garanzia dell’informazione libera e plurale, la stessa che consente a Grillo di essere oggi un protagonista politico e non solo un’artista”. “Sicuramente la critica può riguardare tutti, anche i giornalisti, ma le liste di proscrizione – conclude il segretario Fnsi – sono un’altra cosa, sono un’opera molto pericolosa e assolutamente inaccettabile”.

venerdì 6 dicembre 2013

GIOVANNI MARIA BELLU E' IL NUOVO PRESIDENTE DELL'ASSOCIAZIONE "CARTA DI ROMA"

L’Associazione “Carta di Roma“, nata per dare attuazione al protocollo deontologico per una informazione corretta sui temi dell’immigrazione, a due anni dalla sua creazione elegge il suo nuovo presidente. È Giovanni Maria Bellu, ex inviato di Repubblica e condirettore dell’Unità, che attualmente dirige il quotidiano online Sardinia Post. Verrà affiancato da Pietro Suber, giornalista del TG5 nel ruolo di vicepresidente nonché delegato del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti.
L’assemblea, che si è riunita oggi nella sede nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, ha ringraziato per il lavoro svolto Valentina Loiero, che aveva assunto l’incarico dal maggio 2012 e che ha impresso uno slancio significativo alla formazione dei giornalisti ed è stata motore e guida dell’incontro tra le espressioni della società civile, le rappresentanze professionali giornalistiche e il mondo della ricerca. “Lavorerò facendo tesoro del grande lavoro svolto da chi mi ha preceduto – ha detto Bellu – e cercando di unirmi all’impegno di tanti colleghi per la promozione e la difesa di un giornalismo attento ai diritti e alla verità sostanziale dei fatti. Non un ‘giornalismo buono’, ma il buon giornalismo“. Della Carta di Roma fanno parte: A buon diritto, Acli, Amnesty International, Arci, Archivio immigrazione, Asgi, Comunità di Capodarco, Centro Astalli, Cestim, , Cospe, Federazione delle Chiese evangeliche in Italia-Fcei, Federazione nazionale della stampa, Istituto Paralleli, Lunaria, Ordine dei Giornalisti, Rete G2 – Seconde generazioni, Unhcr (invitato permanente) e Unar (osservatore permanente).

mercoledì 4 dicembre 2013

LETTERA APERTA AI CANDIDATI DELLE PRIMARIE SUL TEMA DELL'INFORMAZIONE

Da Art. 21

Primarie Pd: qualcuno batte un colpo su l’Informazione? Lettera aperta ai 3 candidati

cuperlo_renzi_civati
L’8 dicembre prossimo sapremo chi traGiuseppe CivatiGianni Cuperlo eMatteo Renzi guiderà il principale partito del centro sinistra italiano. E chi di loro indicherà il percorso da seguire sulle strategie di governo, sulle scelte di politica nazionale e internazionale. Lavoro, economia, stato sociale, legge elettorale, giustizia… Sono tanti gli argomenti evocati con opzioni diverse dai tre candidati e che riguardano i principi fondamentali della nostra Costituzione. C’è però un’altra questione, tutt’altro che secondaria, ma che non sembra appassionare il dibattito: la libertà di informazione. In un paese libero, o che aspira ad esserlo, l’autonomia e il pluralismo dell’informazione dovrebbero essere un baluardo, la roccaforte di ogni programma politico. La libertà di espressione è linfa vitale di ogni democrazia. “E nessuna democrazia – per usare le parole del premio Nobel Amartya Sen – dotata di libera stampa ha mai sofferto una carestia”. Sarebbe pertanto importante conoscere il punto di vista dei tre contendenti alla guida del partito democratico su alcune materie che non riguardano solo il mondo dell’informazione ma l’idea stessa di società che vogliamo contribuire a migliorare:
- CONFLITTO DI INTERESSI: dopo vent’anni di sostanziale, complice disinteressamento, una legge avanzata e rigorosa sul conflitto di interessi può diventare uno dei primi punti all’ordine del giorno?
ANTITRUST: quanto dobbiamo aspettare per una normativa antitrust che impedisca l’abuso di posizioni dominanti sul mercato? – RAI – L’attuale modello di governance della Rai deve restare immutato o la principale azienda culturale del paese può essere finalmente sottratta dal condizionamento di governo, partiti e lobbies? La televisione pubblica è un bene comune o deve essere privatizzata?
TRASPARENZA: i cittadini hanno il diritto di conoscere la piena identità dei proprietari di mezzi di comunicazione, e i relativi meccanismi decisionali?
AGCOM : è giusto che l’Autorità Garante per le Comunicazioni non sanzioni adeguatamente le violazioni dei principi di pluralismo, par condicio ed imparzialità, anche al di fuori del periodo elettorale?
INTERNET: se la rete internet è libera per definizione perché si continuano a proporre leggi bavaglio anche per il web? E perché non si colma il ritardo sull’agenda digitale e il divario strutturale tra Nord e Sud?
PRECARIETA’: è auspicabile un impegno contro la crescente precarizzazione senza diritti del lavoro giornalistico o chi fa informazione deve continuare a vivere in condizioni di sfruttamento?
QUERELE TEMERARIE: a quando una legge che condanni chi utilizza le querele come forme di intimidazione, al pagamento del medesimo importo richiesto, in caso di sconfitta in sede giudiziaria?
GIORNALISTI MINACCIATI: sono oltre 300, nel 2013 i giornalisti minacciati in Italia e in particolare chi si occupa di criminalità. Quanto dobbiamo aspettare per una legge che sanzioni chi ostacola la libertà di informazione?
Gli ostacoli citati sono solo alcuni dei motivi che hanno visto sprofondare l’Italia al 57% nelle graduatorie internazionali della libertà di informazione. Ci piacerebbe sapere dai candidati alle primarie se intendano contribuire a togliere dalle nostre spalle questa indecorosa maglia nera, per fare dell’Italia un paese più libero e civile.

martedì 3 dicembre 2013

Politica, informazione e querele temerarie. La mia storia

Da art. 21 una storia simbolo di una abitudine che, indirettamente, rischia di limitare la libertà di stampa.

Politica, informazione e querele temerarie. La mia storia (APPUNTI PER IL “FORUM DI ASSISI”)

5340305387_7ec857223d_z-300x141
La storia che, in accordo con il sindacato, voglio raccontarvi, inizia nel 2010. E inizia da una “fine”, che è quella del gruppo Epolis. Una fine annunciata, visto che già da marzo di quell’anno avevamo iniziato a non ricevere gli stipendi… Una situazione della quale non eravamo a conoscenza solo noi dipendenti. A causa di un pesante buco con l’Inpgi erano già iniziati incontri al Ministero, colloqui con i politici… In quegli anni ci eravamo rivolti a tutti a destra e a sinistra, affinché ci aiutassero a trovare una soluzione. Purtroppo il tracollo è stato inevitabile. Questo per quanto riguarda Epolis, e la mia storia, è conseguente a questa vicenda.
Nel luglio del 2010 scoppiò a Padova il caso “Arpav”, un’inchiesta sulla pubblica amministrazione, non ancora conclusa, che svelò presunti abusi d’ufficio, presunti reati di peculato attribuiti in parte all’allora direttore dell’ente, in parte ad altri. Sulle pagine di Epolis Padova, fui l’unica a scrivere che la Finanza stava indagando su alcuni esposti anonimi, che parlavano di un cambio di sistema informatico nell’Arpav. Un cambio costato sui 700mila euro e avvenuto in base a una relazione-perizia che l’Arpav aveva affidato a dei consulenti esterni. Non entro nel merito della vicenda ma tra questi consulenti c’era anche un professionista, genero di un esponente politico membro del Parlamento. Negli esposti si faceva riferimento a proprio ai nomi di questo professionista e dell’esponente politico suo parente, e la procura diede incarico alla Finanza di andare a fondo della vicenda. Questo è quello che scrissi. Precisando che nessuno era indagato. Il giorno dopo arrivò la telefonata dell’avvocato del professionista, che mi chiese di rettificare tutto. Il legale, inoltre, e mandò una mail agli altri giornali diffidandoli da riprendere quella che riteneva una informazione falsa.
Epolis scelse di non fare alcuna rettifica.
La notizia uscì il 20 luglio. Il 23 luglio l’azienda ci comunicò le ferie anticipate per tutti. Il giornale da quel giorno non ha più riaperto. Due mesi dopo mi comunicano che la Senatrice in questione aveva intentato nei miei confronti e nei confronti del mio giornale una causa civile chiedendomi 250mila euro di risarcimento per quell’articolo. Perchè, sosteneva l’onorevole, il riferimento alla sua persona era “lesivo della sua dignità in quanto si suppone che la giornalista, non descriva i rapporti parentela di tutte le persone che cita nei suoi pezzi”.
… Panico. Chiamo subito l’azienda e scopro che non abbiamo più la copertura legale. Quindi mi sono ritrovata senza lavoro e senza stipendio da sei mesi, e mi dovevo pure pagare un’avvocato. Non possedevo, e non possiedo, nulla se non la nuda proprietà della casa in cui vivevano i miei anziani genitori. Mi sono presentata da Daniele Carlon (l’allora segretario regionale Fnsi) trattenendo a stento le lacrime e chiedendo aiuto. E il sindacato mi ha aiutato. “Ti difendiamo noi”, ha detto. E mi ha presentato all’avvocato Luisa Miazzi, che ha istruito la causa.
Ma non finisce qui perché all’inizio del 2011 vengo a sapere che il genero dell’onorevole, mi ha denunciata, e il pm ha chiesto il rinvio a giudizio. Quindi tra il 2010 e il 2011 ci sono due elementi della stessa famiglia che intentano due cause, una penale e una civile, per lo stesso pezzo, scritto su un giornale che non esiste più e rivolte a una sola persona, disoccupata e senza stipendio da mesi. Altra crisi di panico. Per fortuna ci sono due avvocati, Giovanni Lamonica e Giuseppe Pavan di Padova, che si offrono di difendermi gratis, perché non c’era il tempo di accedere al fondo per le cause penali offerto dal sindacato a Roma.
Morale della favola: tra maggio e ottobre di quest’anno vinco entrambe le cause. A chiudere quella penale è il gup, per non doversi procedere. Vi cito solo alcuni passi della motivazione della sentenza del giudice del tribunale civile di Padova Gianluca Bordon, perchè sono significativi:
“E’ abbastanza palese che se il professionista fosse stato il genero di un comune cittadino la giornalista non si sarebbe minimamente interessata ai suoi famigliari. Il professionista era però famigliare di un importante esponente politico, una senatrice con incarico governativo. L’interesse del giornalista verso il rapporto di affinità nasce dal fatto che l’articolo si occupa di un appalto affidato da un ente pubblico, perché la legittimità della scelta amministrativa compiuta era stata posta in discussione con un esposto alla magistratura. Ciò è avvenuto perché la procedura amministrativa adottata dall’Arpav (per il cambio del sistema informatico) aveva consentito di evitare un bando di gara. Fra le persone che avevano tratto un vantaggio economico vi era un prossimo congiunto di un importante politico, e tale tecnico si era già distinto in passato per aver organizzato un evento su richiesta dell’ex governatore della Regione Veneto.(…) Il tema è dunque di interesse pubblico perché riguarda il rapporto fra azione amministrativa, affari e politica. Gli articoli non si spingono tuttavia a suggerire l’esistenza di un comportamento illecito della senatrice. L’eventuale nesso avrebbe potuto sussistere anche a prescindere da qualsiasi iniziativa della senatrice, per il solo fatto che un dirigente amministrativo, con una scelta discutibile, potesse aver voluto favorire un persona vicina a un personaggio politico. (…) Il ripetuto richiamo al legame famigliare è sicuramente poco piacevole per le persone menzionate. Ma la giornalista non ha trasformato un’insinuazione in un fatto, non consentendo di distinguere i fatti dalle opinioni. Alla lettura dell’articolo un lettore medio comprende che non è emerso nulla di riprovevole. Gli articoli censurati costituiscono espressione del diritto di cronaca, e come tali non possono esporre il giornalista a una responsabilità per un fatto illecito”.
Questa è la sentenza civile, vi risparmio quella penale. Entrambe confermano che il mio comportamento di professionista è stato corretto.
Il giudice civile ha condannato la Senatrice anche a rifondere interamente le spese legali. Ora ho deciso, in accordo con il sindacato, di mediare sulle spese legali per definire l’intero contenzioso. A seguito della sentenza La senatrice, nel suo pieno diritto conciliatorio, l’ha infatti messa più o meno così: “Non ti pago le spese legali ma in cambio non ricorro in appello”.
La mia è stata una scelta obbligata: sono ancora precaria e l’unica cosa che possiedo è la casa dove ancora vive mia madre. Ci fosse anche una possibilità di su mille di perdere questa causa in appello io non posso rischiare di mettere mia madre su una strada.
Ringrazio i legali Luisa Miazzi, Giovanni Lamonica e Giuseppe Pavan ai quali sarò riconoscente a vita. Ringrazio il sindacato e tutti quanti mi hanno accompagnato in questa per traumatica esperienza e mi hanno consentito di uscirne nel migliore dei modi, ridandomi la serenità che avevo perduto.
3 dicembre 2013