giovedì 14 novembre 2013

Paolo Nori il 16 a Cagliari col suo monologo sulla fragilità e la politica delle piccole cose.

"Di politica io ne so molto poco ma se il motivo per cui vale la pena di fare politica è cambiare le cose, io vorrei capire in che senso vi sembra che si possano cambiare le cose…"

E' un frammento dell'incipit del monologo che Paolo Nori interpretò lo scorso 16 settembre a Roma, alla Festa del settimanale Left per introdurre un dibattito tra politici e intellettuali. E che sabato 16 novembre, alle 18,30, riproporrà a Cagliari, in via San Saturnino 7, nella sede dell'Associazione Asibiri, per l'ecologia dell'informazione.

Il pubblico della festa di Left cominciò ad ascoltare col livello d'attenzione proprio dei dibattiti politici. Un'attenzione "finalizzata". A cogliere la riflessione strategica, l'astuzia tattica, l'arguzia polemica. La presenza tra i relatori di Pippo Civati - uno che ha voce in capitolo, uno le cui parole pesano - consolidava questo punto di vista. Ma durò poco. Perché Paolo Nori "volò via": il suo monologo cominciò ad allontanarsi sempre più da quella politica senza però mai deviare dalla questione fondamentale: come cambiare le cose". Come cambiare il mondo.
Un mondo, quello di ognuno di noi, che ogni tanto ti dà "un botta" e ti richiama al senso sacro della vita "che delle volte si va a nascondere in cose minuscole, in momenti che non l’avresti mai detto, come quando stendi il bucato, e poi esci e torni a casa e senti odore di sapone di Marsiglia, o come quando hai un computer nuovo e stai caricando il programma di scrittura, o come quando sei in giro, in centro, con tua figlia, e ti volti a vedere se è dietro di te e la vedi e ti vien da pensare “Ma com’è bella”, o come quando firmi un contratto di allacciamento del gas, o quando vedi che gli alberi sono diversi e pensi L’autunno ha cambiato il giardino. Tutte le volte che ti svegli che hai fame".
Il pubblico, spiazzato, si ritrovò in un mondo dove le piccole cose parlano a quelle grandi. E dove non sono gli uomini "grandi" il motore del cambiamento, ma quelli piccoli, consapevoli della loro imperfezione: "...ho l’impressione che un modo bello di cambiare le cose sarebbe bene che non partisse dalla presunzione che noi siamo bravi, ma dalla consapevolezza che siamo deboli, difettosi, insignificanti, e io ho l’impressione, magari mi sbaglio, ma ho l’impressione che la nostra debolezza, la nostra insignificanza, i nostri difetti, siano le cose più importanti che abbiamo e che abbiamo bisogno di quelle, non abbiamo bisogno di supereroi..."
Di questo e di altro parleremo il 16 a Cagliari. Vi aspettiamo.



Paolo Nori è nato a Parma nel 1963 e abita a Casalecchio di Reno. Ha pubblicato diversi romanzi (tra questi "Noi la farem vendetta", Feltrinelli 2006; "Pancetta", Feltrinelli 2008, "Mi compro una Gilera", Feltrinelli 2008) e due antologie di discorsi. Ha tradotto e curato l’antologia degli scritti di Daniil Charms "Disastri" (Einaudi 2003, Marcos y Marcos 2011), l’antologia di Velimir Chlebnikov "47 poesie facili e una difficile" (Quodlibet 2009), il romanzo di Lev Tolstoj "Chadži-Murat" (Voland 2010). Per i Classici Feltrinelli ha tradotto e curato "Un eroe dei nostri tempi" di Lermontov (2004), la raccolta "Umili prose" di Puškin (2006), il poema in prosa "Anime morte di Gogol" (2009), i romanzi "Padri e figli" di Turgenev (2010) e "Oblomov" di Gončarov (2012). Nel 2011 - con Andrea Bajani, Michela Murgia e Giorgio Vasta - ha scritto "Presente" (Einaudi, 2012), un diario-almanacco dell'anno precedente scritto "a staffetta" un mese dopo l'altro. Quest'anno ha pubblicato (per Marcos y Marcos) il romanzo "La banda del formaggio" e per Chiarelettere il saggio "Mo mama" (in cui tratta, più o meno, delle cose delle quali parleremo nella serata del 16 novembre a Cagliari).

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