giovedì 2 gennaio 2014

Giornalisti, un mestiere ancora pericoloso (in alcune parti del mondo)


Dalle pagine de "L'Espresso"  un bilancio dell'anno passato.
Resta misterioso il fatto che in Italia un giornalista di 79 anni stia scontando in carcere una pena a 2 anni per diffamazione mentre un evasore più giovane condannato a quattro anni sia in libertà...


A starsene qui seduti al caldo davanti a un computer non sembra un lavoro pericoloso. Tra una notizia e un tweet, qualche verifica quando c’è il tempo, al massimo si rischia una querela per diffamazione.
Ma non è così in tutto il mondo. Secondo il rapporto del Committee to Protect Journalists, 211 giornalisti sono finiti dietro le sbarre a causa del loro lavoro. E’ il secondo peggior risultato di sempre, leggermente inferiore a quello registrato nel 2012 con 232 reporter finiti in prigione.
La classifica racconta che la Turchia, con i suoi 40 giornalisti in carcere, è il posto peggiore per fare il mestiere. Secondo il Committee to Protect Journalist, il governo turco trattiene dozzine di giornalisti curdi con accuse di terrorismo e di attività antigovernative.
Sul podio salgono anche Iran con 35 reporter imprigionati e la Cina con 32. La top ten si chiude con Eritrea (22), Vietnam (18), Siria (12) Azerbaijan (8), Etiopia (7), Egitto (5) e Uzbekistan (4).
Nell’Unione Europea, l’unico paese a fare parte della lista “nera” è l’Italia del ministro della giustizia Cancellieri, che ha personalmente seguito la vicenda della scarcerazione di Giulia Ligresti. In carcere è finito Francesco Gangemi, direttore del mensile “Dibattito”, accusato di diffamazione e falsa testimonianza (si è rifiutato di fare i nomi delle fonti). Arrestato nell’ottobre scorso, nonostante i 79 anni di età e qualche problema di salute, Gangemi deve scontare una pena di due anni.
Un solo recluso anche per gli Usa, dove in carcere è finito il blogger Roger Shuler, specializzato in scandali e corruzione nei circoli repubblicani in Alabama, accusato di diffamazione.
Dati preoccupanti cui si aggiungono quelli diffusi da Reporters Without Borders sui giornalisti uccisi nel corso del 2013. Secondo l’organizzazione, nel corso dell’anno, 75 reporter hanno perso la vita svolgendo la loro professione. Un dato inferiore del 20% rispetto a quanto registrato nel 2012, con 88 vittime. Da rimarcare, invece, il dato impressionante dei 39 citizen journalist che hanno perso la vita nel 2013. Andare, vedere, raccontare in certe parti del mondo può essere ancora una professione molto pericolosa. Con o senza la tessera di giornalista.





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