sabato 29 marzo 2014

Da Art 21 l'indagine di "Carta di Roma"

nformazione

“La diversità nei media”. Prosegue l’indagine di Carta di Roma. Tappa in Catalogna



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di Anna Meli
BARCELLONA – Quando arriviamo aTV3 Televisiòde Catalunya passiamo dagli studi della diretta. E’ in onda un magazine mattutino, come il nostro Rai Uno mattina, e gli ospiti in studio sono esponenti politici e professori universitari. Si discute animatamente della bocciatura della dichiarazione di sovranità catalana da parte della Corte costituzionale di Madrid. Il processo di indipendenza dalla Spagna è il tema politico e di dibattito pubblico più sentito del momento. Il referendum per l’indipendenza indetto dal presidente Artur Mas rischia di non avere le basi giuridiche per essere riconosciuto. La mente corre immediatamente al Veneto e alla recente consultazione online organizzata da Plebiscito.eu che secondo i dati forniti dagli organizzatori, ma messi in dubbio da molti per i metodi di registrazione, avrebbe dato una maggioranza schiacciante di voti per l’indipendenza della regione. Non possiamo non collegare il referendum all’enfasi identitaria e ai proclami leghisti anti immigrazione.
Quando chiediamo però a Carles Solà, giornalista e direttore di programmi sulla diversità della tv catalana, le motivazioni con cui nascono i programmi che lui cura e che tipo di politiche editoriali stanno all’origine dell’esperienza, lui afferma: “Una televisione che ha come missione la diffusione della lingua e della cultura catalana deve essere una televisione inclusiva che si adatta allo scambio sociale. La tv pubblica catalana appartiene ai 7 milioni e mezzo di catalani che risiedono e vivono questa terra indipendentemente dalla loro origini”.
Carles ci spiega che l’incremento rapido e massiccio del numero di immigrati in Catalogna, che è passato nel giro di 10 anni da dal 3 al 17 per cento della popolazione, ha ovviamente generato dibattito, creato problemi di tensione sociale soprattutto dopo lo scoppio della crisi economica, ma per TV3 è stato anche l’occasione per interrogarsi sulla propria programmazione.
Si è partiti nel 2002 con un programma di cucina, Karakia, che con la scusa delle ricette e con una certa retorica legata all’esotismo e del folclore, permetteva però di entrare nelle case degli immigrati e di scoprire come vivono e da dove vengono. Dal 2004 però la curiosità verso il tema si evolve e parte Tod un mon (Tutto un mondo) un programma bisettimanale di 6 minuti che precede il telegiornale delle 14 il sabato e la domenica. Si racconta in ogni puntata la storia di una persona immigrata o sempre più di figli di immigrati che studiano e lavorano in Catalogna. L’obiettivo, dice Solà, è “normalizzare la presenza delle persone immigrate nella realtà della catalogna e farli uscire dalla cronaca nera e dal frame della marginalità, in cui spesso l’informazione li relega”.
Dal 2006 al 2011 in TV3 è stata istituita una Commissione Diversità che si occupava di formazione interna e di riflessione interna tra giornalista e programmisti o responsabili di talk show. L’idea nasce perché il dipartimento “Nuovi Format” si era reso conto che il tema della diversità e di quella culturale in particolare, meritava un’attenzione particolare e una consapevolezza maggiore per rendere il tema trasversale nei diversi generi, dall’informazione, all’intrattenimento ai talk show. La Commissione interna si collocava a livello di “dirigenza media” e ci partecipavano direttori di programma e di area nella convinzione che “la diversità è un prodotto televisivo interessante”.
Da allora oltre Tod un mon, sono stati sperimentati programmi come No topic, dedicato alle questioni giovanili che includeva le seconde generazioni, o come Un Loco Estrany (Un luogo strano) brevi interviste a immigrati su abitudini e stereotipi sui Catalani. Dal 2011 la Commissione Diversità è stata sostituita da una dedicata all’implementazione del Libro de Stilo – il codice di autoregolamentazione interno – formata da giornalisti, documentaristi e dirigenti di varie aree di produzione che sono fondamentalmente coloro che l’hanno scritto e che si occupano di diffonderlo e farlo conoscere all’interno della televisione.
“Le maggiori resistenze – afferma Solà – vengono dal settore dell’informazione dove le routine produttive sono più difficili da far cambiare e dove anche recentemente c’è stato un dibattito sulla copertura dei fatti di Melilla. Si è parlato ancora una volta di ‘assalto massiccio’ quando si trattava di meno di 200 persone che hanno cercato di passare la frontiera illegalmente”.
Una questione dibattuta internamente e che ha portato ad una rapida correzione di termini e di toni nelle edizioni del telegiornale successive. Nessuna censura o politicamente corretto, avverte Solà, solo la necessità di restituire nella giusta dimensione il racconto dei fatti: “Sono molte di più le persone che entrano via aereo o via mare con un regolare visto per turismo e poi si trattengono irregolarmente in Catalogna.”
Carles Solà fa parte anche del gruppo di lavoro interno al Collegio de Los Periodistas de Catalunyia – l’omologo del nostro Ordine dei giornalisti ma a cui ci si associa su base volontaria – chiamato DiversCat – www.diverscat.net. Insieme ad altri giornalisti hanno pensato, non solo di offrire formazione e aggiornamento sull’argomento ai colleghi, ma anche di organizzare un database di contatti di persone che vengono dall’immigrazione, esperti in vari campi professionali e sociali, medici, scrittori ecc.
Conoscendo i limiti della routine produttiva dell’informazione e mediatica, hanno voluto mettere a disposizione l’esperienza pluriennale e i contatti perché questi vengano utilizzati per parlare non solo di immigrazione. “Sentire il parere e valorizzare l’esperienza professionale delle persone immigrate o dei figli di immigrati aiuta a normalizzare la realtà sociale e ad abbattere gli stereotipi più di qualsiasi raccomandazione lessicale”.
Insieme alla Mesa de la Diversidad, un organismo di coordinamento promosso dal Consiglio dell’Audiovisuale della Catalogna, l’authority locale, stanno adesso svolgendo una ricerca sulle fiction e sui ruoli affidati agli immigrati nelle serie prodotte dalle varie tv pubbliche e private. Oltre alla ricerca preliminare sul campione stanno adesso incontrando i vari responsabili per capire come funziona il casting e come evitare ruoli stereotipati per gli attori di origine immigrata.
Insomma, “la televisione tutta e quella pubblica in particolare – afferma Solà – deve essere ‘de todos para todos’ (di tutti per tutti)”. Se la televisione rappresenta lo specchio della realtà di un paese, possiamo pensare che nel sentimento indipendentista catalano prevalga quindi una logica inclusiva piuttosto che la strumentalizzazione dell’immigrazione come fattore di pericolosa contaminazione identitaria. Un’isola felice? No, i problemi legati alla presenza migratoria reali o percepiti esistono. Sembra comunque prevalere la consapevolezza della stabilità del fenomeno e quindi politiche di responsabilità sociale che si basa anche sull’inclusione mediatica dei migranti.
29 marzo 2014

sabato 22 marzo 2014

Da art. 21 l'allarme per la libertà di stampa in Turchia

Turchia: la paura di un tweet



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Dopo le leggi introdotte lo scorso febbraio che limitavano la libertà di espressione nel web, il 20 marzo, l’accesso a Twitter in Turchia è stato impedito. Gia due settimane fa Erdoğan aveva parlato della possibilità di censurare Facebook e Youtube ma l’altro ieri, durante un comizio elettorale nella città di Bursa, il primo ministro turco ha annunciato il blocco del social network: “stiamo andando a sradicare Twitter. La comunità internazionale può dire ciò che vuole, non mi interessa affatto. Vedranno la potenza della Repubblica turca”.
Presto è arrivato il comunicato stampa che affermava: “alcuni cittadini hanno chiesto di rimuovere link dalla rete, di conseguenza i tribunali si sono impegnati ed hanno preso le decisioni necessarie. Abbiamo contattato i responsabili di Twitter tuttavia non abbiamo avuto il riscontro richiesto. Non avevamo altra scelta”.  Dunque la motivazione ufficiale, apportata dal BTK, Consiglio delle tecnologie e dell’informazione, è che il blocco è stato un tentativo di tutela dei cittadini e una conseguenza delle denunce riguardanti casi di  violazione della privacy.
Il blocco arriva a soli nove giorni dalle elezioni regionali fissate per il 30 marzo e, casualmente, in seguito alla diffusione di notizie che danneggiavano la figura di Erdoğan con una serie di registrazioni audio, che potevano comprovare la sua corruzione, pubblicate su Twitter. E dunque a così poco dalle elezioni, Erdoğan, colpisce ancora il web promettendo di “sradicare, spazzare via” Twitter che, a sua detta, ha aiutato i suoi nemici politici a condurre una campagna diffamatoria contro di lui. In effetti l’utilizzo dei social media è cresciuto fortemente in Turchia da quando una buona parte dei media tradizionali sono stati messi a tacere sotto la pressione del governo.
Con la diffusione della notizia il principale partito di opposizione della Turchia, il Partito Repubblicano del Popolo, ha annunciato di voler presentare un ricorso e il Presidente della Turchia, Abdullah Gul, ha comunicato il suo disaccordo proprio tramite un tweet prendendo le distanze dall’accaduto.
Il Committee to Protect Journalists (CPJ), è fortemente preoccupato e si appella al Primo Ministro turco chiedendogli di “fermare il suo vetriolo contro i social media nel paese e concentrarsi sul garantire che tutte le piattaforme di informazione siano libere di operare durante le elezioni locali. Le autorità turche devono smettere di considerare i media come il nemico e accettare il ruolo di una stampa libera in una società democratica”. ”Il primo ministro Erdoğan può cercare di intensificare i suoi attacchi ai social media, ma servono solo a dimostrare che ha una disperata paura del messaggio” afferma la coordinatrice CPJ dell’Europa.
Questo grave atto di censura, degno dei regimi più repressivi del mondo, non potrà reggere a lungo. Il blocco infatti è già stato superato da molti utenti e la forza democratica del web si è fatta sentire.
22 marzo 2014

martedì 11 marzo 2014

Da L'Osservatorio dei TG di Alberto Baldazzi

L’Italicum è maschio

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imagesI Tg di lunedì10 marzo – Nella fascia delle 20 i Tg arrancano dietro le votazioni in corso alla Camera sui tre emendamenti per la rappresentanza di genere nella nuova legge elettorale. E’ TgLa 7 quello che decide di scombinare la scaletta per fornire in tempo reale l’esito dei voti segreti. Precedentemente Studio Aperto e Tg4 avevano consapevomente affrontato sotto tono la questione, probabilmente per non infierire sull’unico partito che, fino poche ore fa,  si era schierato con i suoi stati generali contro l’equilibrio di genere. Siccome questo Paese non si fa mancare nulla, nel tardo pomeriggio Cinque Stelle ha deciso di votare contro, per non rischiare di avere un ruolo minimanente propulsivo nella riforma della politica che arranca faticosamente. Alle 19,55 Tg5 annunciava che non c’è accordo e che il tutto è demandato alla libertà di coscienza. Tg2 fa in tempo a riportare che anche l’emendamento “minimalista”, quello pattuito compromissoriamente tra Forza Italia e Pd che sanciva il 60% per gli uomini ed il 40% per le donne, è stato bocciato. Nel frattempo le immagini dall’Aula rimandano le chiazze bianche bipartisan delle deputate dei diversi schieramenti che hanno voluto simboleggiare un’unità di intenti per una rappresentanza parlamentare che assomigliase un pò di più al Paese. Una cronaca complessa, dunque, che  però non è riuscita a proporre la vera morale della giornata, che rimanda ad un quadro assolutamente maschilista e di potere ben impersonato dalla deputata (vestita di rosa) Santanchè che, intrevistata da Tg3, si dice tranquilla sull’esito dei voti segreti, certa che “noi uomini” (sic, ndr), avremmo vinto la battaglia sessista. Le interpretazione degli ultimi giorni sul braccio di ferro tra Berlusconi e il Pd sono andate a carte quarantotto, visti i numeri delle votazioni: i sì ai diversi emendamenti non hanno mai raggiunto i 240 voti, contri i no, sempre assestati intorno ai 350. Nel segreto dellìurna sono svaporati un centinaio di voti riformatori. L’Italicum è nato maschio, dunque, principalmente per una difesa di genere che, questa sì, ha funzionato, nella prospettiva della spartizione dei collegi alle prossime elezioni. Complimenti trasversali  per la trasmissione.
    Oltre la brutta pagina appena descritta, c’è ben poco da dire sui Tg di serata. Sempre a proposito di “genere”, segnaliamo un servizio niente male di Tg5 sulla satira presuntamente sessista rilevata da molti in occasione dell’imitazione della neo Ministra Boschi (che a noi, lo confessiamo, è piaciuta). Il serial parenti-serpenti scala titoli su titoli per l’ulteriore braccio di ferro tra Renzi e Camusso. La prima trasferta di Padoan a Bruxelles è in apertura su Tg1. Fiorello dimesso dal Gemelli è ancora ampiamente ripreso dai Tg Mediaset e non solo. Felici delle sue migliorate condizioni, ci chiediamo se abbia avuto senso proporre nell’ultima settimana una pagina fissa dedicata al bravissimo showman, protagonista di uno sfortunato incidente in motorino.
Alberto Baldazzi
Dati auditel dei TG di domenica 9 marzo 2014
Tg1 – ore 13:30 4.829.000, 24,26% ore 20:00 5.465.000, 21,74%.
Tg2 – ore 13:00 2.516.000, 13,44% ore 20:30 2.123.000, 7,69%.
Tg3 – ore 14:30 1.383.000, 7,35% ore 19:00 2.059.000, 10,23%.
Tg5 – ore 13:00 3.217.000, 17,07% ore 20:00 5.427.000, 21,47%.
Studio Aperto – ore 12:25 1.418.000, 8,98% ore 18:30 942.000, 5,29%.
Tg4 – ore 11:30 687.000, 6,97% ore 18:55 994.000, 4,93%.
Tg La7 – ore 13:30 688.000, 3,46% ore 20:00 1.236.000, 4,87%.

sabato 8 marzo 2014

Cambiano i governi ma il conflitto di interesse resta. Da Art. 21

Legge sul conflitto di interessi addio



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Come era largamente prevedibile la Camera ha deciso di respingere tutti gli emendamenti che tendevano non a risolvere, ma almeno ad attenuare gli effetti del conflitto di interesse sul regolare svolgimento delle competizioni elettorali.
I parlamentari di Sel, a cominciare dal capogruppo Gennaro Migliore, quelli di 5 stelle, alcuni deputati del gruppo misto, da Pisicchio a Tabacci, hanno presentato delle modifiche di assoluto buon senso e relative, in primo luogo, alla definizione dei casi di ineleggibilità.
Questi emendamenti, che non sono la risoluzione del conflitto di interessi, si erano resi necessari perché, subito dopo le scorse elezioni, un vasto schieramento, Pd compreso, aveva sostenuto la necessità di eliminare ogni eventuale ambiguità dalla legge del 1957 quella che definisce i casi di ineleggibilità.
La norma,infatti, esclude la eleggibilità dei titolari di concessioni pubbliche e tra queste ovviamente rientrano quelle radiotelevisive, anzi queste lo sono ancor di più perché il titolare può incidere sulla formazione del consenso in modo più rilevante del titolare di una farmacia comunale…
 Nel ventennio, al contrario sono stati ritenuti incompatibili i farmacisti e compatibile Berlusconi, perché l’ineleggibile non sarebbe il proprietario bensì l’amministratore delegato, in questo caso Confalonieri.
L’espediente truffaldino fu inventato per non infastidire il cavaliere e sempre reiterato, a conferma di un patto persistente, e capace di attraversare governi e maggioranze diverse.

Questa volta é andata in onda la replica di un vecchio programma. Gli emendamenti,che miravano solo ad impedire nuovi trucchi ed altri imbrogli, é stato respinto, a favore hanno votato solo in 157, pochissimi i dissidenti, a conferma che questo é davvero un tema esplosivo; chi prova solo a sfiorare i fili del conflitto di interesse rischia di restare bruciato.
Questa volta il voto contrario é ancora più grave.
Non ci avevano detto che il cavaliere era omai fuori dai giochi,addirittura incandidabile?
Qual è la difficoltà a definire una norma che non avrebbe avuto effetto su Berlusconi? Oppure le cose non stanno così e magari non si voleva fare dispetto ai suoi familiari in rampa di lancio? Oppure sono in arrivo altri editori di ogni risma e colore?
Sia come sia sia si é persa l’ennesima occasione per rispettare un impegno e per definire un noma non contro qualcuno, ma a favore dell’interesse generale.
Sotto questo profilo, spiace dirlo, il cosiddetto Nuovo si é mosso in assoluta sintonia con il Vecchio.
Un grazie, infine, a quei parlamentari di  qualsiasi segno e colore, che non hanno esitato a condurre una battaglia civile nel pieno rispetto dello stato di diritto e dei valori costituzionali.
7 marzo 2014

mercoledì 5 marzo 2014

Da "L'osservatorio dei TG" del 4 marzo di Alberto Baldazzi

Renzi e lo “slalom riformatore”


slalomI Tg di martedì 4 marzo - I paletti non mancano; Renzi si preoccupa di non picchiarvi contro, diminuendo la velocità ma mantenendo la linea che porta al traguardo. Quasi tutti i Tg – con l’eccezione di Tg3 e TgLa7 che privilegiano l’Ucraina – aprono su un Berlusconi che si dice deluso dal Premier ma che, al contempo, dà il via libera all’Italicum a mezzo servizio, ovvero valido solo per la Camera. Le testate Mediaset evidenziano le incoerenze ed i ritardi della maggioranza,tentando di ridimensionare il succeso incassato e commentato da Renzi dalla sua trasferta tunisina (apertura Tg2). Anche i falchi di Forza Italia, tra lamenti e fronti corrucciate, annuiscono all’accordo, espressione diretta del “senso di responsabilità” di Berlusconi. Alfano (Tg2) tweetta di felicità e si dice tutt’altro che deluso dal Premier, avendo ottenuto la quasi-certezza che non si voterà almeno per un annetto, per la presenza di due sistemi elettorali completamente diversi tra la Camera ed il Senato. Cinque Stelle protesta, mentre Civati esprime dubbi giuridico-costituzionali del tutto legittimi ma “fuori quadro” in una situazione per la quale le riforme, se arrivernno, saranno frutto di forzature e del superamento di reciproci veti. Un punto a favore di Renzi, dunque. Da notare, poi, che Tg4 sta assumendo sempre più il ruolo di incursore nel territorio dell’amico-nemico Renzi. Questa sera esplicito attacco nell’editoriale di Giordano sulla questione dei quattro sottosegretari del Pd sotto inchiesta, ma anche a Fraceschini per la vicenda dei crolli a Pompei. Rincara la dose La Bischerata di Del Debbio, dedicata tutt’altro che affettuosamente al sottosegretario De Caro. Per sopramercato l’intervista-twitt di Renzi a Vanity Fair è oggetto di un ulteriore servizio che ha poco di giornalistico e che sa di satira un pò scontata.
Sempre per la politica in primo piano le convulsioni di Cinque Stelle. Titolo per Tg3 e lungo servizio di TgLa7 che “inquadra” il nuovo, ultimo caso: Pizzarotti in rotta di collisione con il duo Grillo-Casaleggio. Il Berlusconi cui viene impedito il viaggio a Dublino dalla magistratura milanese è nei titoli del solo TgLa7, mentre a Mediaset la notizia è data da studio.
L’Ucraina e la situazione in Crimea occupano lunghi minuti in apertura su TgLa7; in un servizio Mentana fa tastare il polso ai cittadini di Sebastopoli che “più russi di così” non si potrebbero trovare neanche a Mosca.
Su Mediaset continua l’epopea de La grande Bellezza, il “regalo” di questa sera ai teleutenti di Canale5. A Tg5 interviene di nuovo Pier Silvio Berlusconi che ci ricorda il ruolo mecenatesco che il suo gruppo svolge a favore della cultura italiana, citando Sorrentino ma anche Checco Zalone ed il Grande Fratello. 10 minuti in apertura sulla testata diretta da Clemente Mimun.
Il ben organizzato sportello bancario milanese che razzola soldi sporchi della ‘ndrangheta e finanzia operazioni losche ad imprenditori altrettanto loschi della ricca Lombardia è presente con i 34 arresti decisi da Ilda Bocassini su tutti Tg e nei titoli di Tg 1 e Tg3. La vicenda agghiacciante dell’omicidio di madre e figlio nella periferia milanese compare su tutti e, addirittura, scala i titoli di TGLa7, solitamete distratto sulla cronaca.
Alberto Baldazzi
Dati auditel dei TG di lunedì 3 marzo 2014
Tg1 - ore 13:30 4.439.000, 23,61% ore 20:00 5.905.000, 22,73%.
Tg2 - ore 13:00 3.023.000, 17,34% ore 20:30 2.373.000, 8,36%.
Tg3 - ore 14:30 1.907.000, 11,27% ore 19:00 2.314.000, 11,68%.
Tg5 - ore 13:00 3.676.000, 20,38% ore 20:00 5.820.000, 22,27%.
Studio Aperto - ore 12:25 2.501.000, 17,93% ore 18:30 1.218.000, 7,46%.
Tg4 - ore 11.30 456.000, 6,10% ore 18:55 873.000, 4,42%.
Tg La7 - ore 13:30 722.000, 3,84% ore 20:00 1.770.000, 6,75%.