martedì 6 maggio 2014

Due giornalisti coraggiosi. Dal sito di Art. 21:

Informazione

Libertà di stampa: Abbate e Maniaci, due italiani antimafia eroi dell’informazione nella graduatoria di Reporters Without Borders



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Stampa e coraggio: ci sono due italiani nella top 100 degli eroi dell’informazione compilata ogni anno dall’organizzazione internazionale Reporters Without Borders. Lirio Abbate e Pino Maniaci (nella foto) sono entrati in una lista che include molti nomi da paesi in guerra e del terzo mondo e, tra gli occidentali, Julian Assange e i due giornalisti che hanno pubblicato i segreti della Nsa, Glenn Greenwald e Laura Poitras.
Abbate, corrispondente dalla Sicilia dell’Espresso e della Stampa dopo anni all’ANSA, e’ un esperto di crimine organizzato e da anni vive sotto scorta di polizia, “ma le minacce di morte e la sua presenza nella lista nera di Cosa Nostra non lo hanno intimidito”, si legge nella motivazione dell’inclusione. Maniaci e’ il proprietario, direttore e conduttore della “piccola stazione televisiva antimafia” Telejato da un appartamento di Partinico. Ex imprenditore edile, nel 2009 e’ finito sotto processo per aver lavorato illegalmente come giornalista: “Per fare questo mestiere servono palle d’acciaio, non una tessera”, lo cita Reporters Without Borders.
La lista e i profili sono stati pubblicati in vista della Giornata Mondiale della Liberta’ di Stampa il 3 maggio.
“Attraverso il loro coraggio e il loro attivismo questi cento eroi aiutano a promuovere la liberta’ di cercare, ricevere e impartire informazioni e idee attraverso i media come si legge nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo”, afferma Rwb in un comunicato: “Sono un esempio”. La lista comprende uomini e donne di tutte le eta’ da 65 nazioni. Il piu’ giovane, Oudom Tat, ha 25 anni e lavora in Cambogia, il piu’ anziano e’ il 75enne pakistano Muhammed Ziauddin. Un quarto vengono dall’Asia-Pacifico, venti dal Medioriente e Nord Africa, otto dall’Europa. Iran, Russia, Cina, Eritrea, Azerbaijan, Messico e Vietnam hanno ciascuno almeno tre nomi.
L’elenco include Anabel Hernandez, autrice di un bestseller sulla collusione in Messico tra politici e criminalità organizzata, Hassan Ruvakuki, imprigionato per 15 mesi in Burundi per aver intervistato capi di un gruppo ribelle, e Gerard Ryle, capo dell’International Consortium of Investigative Journalists, che ha contribuito alla nascita del giornalismo investigativo globale. C’e’ Anche Assange nella lista: il fondatore di Wikileaks non e’ da tutti ritenuto un giornalista.
Il coraggio e’ il minimo comune denominatore. In Uzbekistan, le autorita’ non hanno avuto esitazioni a torturare Muhammad Bekzhanov per estorcergli la confessione, mentre in Eritrea, fanalino di coda per il settimo anno consecutivo nella classifica della liberta’ di stampa nel mondo, Dawit Isaac e’ in carcere da 13 anni.
6 maggio 2014

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