martedì 27 maggio 2014

Vittore Bocchetta su SardiniaPost

Vittore Bocchetta: l’ideale europeista di un ragazzo al tempo del fascismo

Articolo pubblicato il 25 maggio 2014
Altiero Spinelli
Questa settimana, per la rubrica Testimone del nostro tempo, abbiamo posto al partigianoVittore Bocchetta una domanda che prende spunto dalla cronaca politica, dalle elezioni europee. A partire dalla constatazione che l’idea dell’Europa unità viene sviluppata da Altiero Spinelli, un antifascista al confino. La domanda riguarda dunque l’idea dell’Europa che il ragazzo Vittore Bocchetta aveva al tempo del fascismo. Ed è questa: se  in quegli anni le avessero detto che un giorno sarebbe andato a votare per eleggere un parlamento assieme ai tedeschi, ai francesi, agli spagnoli etc come avrebbe reagito? Avrebbe detto: siete matti? O avrebbe considerato possibile quell’evento? 
“Altiero Spinelli? Io sono nato undici anni dopo di lui: la mia testimonianza non va troppo lontano da quella che potrebbe essere la sua stessa. Anch’io, come lui, ai primi passi della “ribellione” sono stato contaminato dalla giustificazione marxista. Non c’era altro! Non avevamo altra speranza razionale e disponibile che la rivolta delle masse. Non potevamo fare altro che offrire una guancia alla tirannia squadrista”. 
“Ma chi era dunque Altiero Spinelli? Nessuno! Nessuno come nessuno era chi scompariva tra la grande folla degli italiani che non potevano resistere ai propri dubbi e alla propria coscienza. Era uno delle centinaia di condannati per eresia mentre noi giovani scomparivamo dentro la grande folla plaudente. Matteotti, Gobetti, i fratelli Rosselli e quelli che personalmente ho abbracciato a Verona per vederli finire in cenere in un campo di sterminio tedesco. Le ombre loro, solo le ombre, sono rimaste dei nostri dottori eretici, torturati a morte dalla follia fascista. Anch’io, allora, come neofita illuminista, non potevo giustificare il rinnovato totalitarismo russo e anch’io, come Altiero Spinelli, mi son ritrovato ‘indipendente’”.
“Il grande disegno di un federalismo europeo ha un lontano passato. Portare il mondo a diventare un paese unico comune è un sogno antico, un’utopia permanente ripercorsa costantemente. E’ la storia politica della società umana. Questo ideale, però, è passato spesso e purtroppo da sogno a incubo. Da Alessandro a Mosè, da Cesare a Maometto e da Paolo ad “Urbis et Orbi”, dall’impero dei sette colli fatali a piazzale Loreto e da Napoleone a Sant’Elena e dal terzo millennio del Reich al muro di Berlino”.
“A questo punto devo una spiegazione: il mio paragone non nega il nostro desiderio di unire l’Europa in una grande repubblica. Questa realizzazione federalista è avvenuta felicemente in molti degli attuali stati federali che nel mondo funzionano e durano meglio dei paesi governati da campanilisti e da sciovinisti. Il federalismo è quanto di meglio si può finora attendere, ma la mia testimonianza insegna a riflettere sui risultati e sul percorso. Ogni rivoluzione deve finire in conservazione per riaprire ad altra rivoluzione. Ma dopo? Anche questa meta non sarà mai conclusiva e finale perché tutto, nel tempo e nello spazio, non può cessare di muoversi”.
Vittore Bocchetta

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