domenica 29 giugno 2014

Su Art. 21

Nasce mediafreedom.ushahidi.com
una piattaforma accessibile per segnalare
in tempo reale episodi di censura

mediafreedom
Certo, l’Europa non è la Cina quanto a libertà d’espressione. Eppure anche nel nostro continente, sia pure con importanti differenze tra le varie nazioni, la libera informazione è limitata quotidianamente da episodi di manipolazione o di censura diretta che generalmente passano sotto silenzio. Nemmeno in Europa – nonostante l’attenzione sollevata a livello istituzionale sulla questione -  la bandiera della libertà d’espressione può dunque sventolare al riparo dall’insidioso e costante vento della censura. Ed è quasi superfluo ricordarlo sulle pagine di Articolo 21, che da anni si batte contro ogni forma di limitazione del pluralismo, a tutela di uno dei diritti essenziali e costitutivi della democrazia. Ma dove, nel vecchio continente, questo vento spira più forte? Con quali modalità la censura oltrepassa, spesso senza far rumore, la fragile barriera del diritto alla libera espressione per insinuarsi tra le righe dei giornali, sugli schermi televisivi, nel mare magnum dell’informazione on-line? Quali sono i mezzi di comunicazione più colpiti? Sarebbe interessante disporre di dati che permettessero di rispondere a queste domande; sarebbe utile individuare, mappare, misurare, quantificare, la censura sul territorio dell’Unione europea; e sarebbe istruttivo – e per alcuni sorprendente – scoprire quanti giornalisti, blogger, intellettuali, scrittori, sono minacciati e ostacolati ogni giorno nell’esercizio del loro diritto di informare, esprimersi, raccontare. “Riceviamo regolarmente proteste sul livello di libertà dei media, da parte di cittadini, Ong e parlamentari europei”, ha ammesso Lorena Boix Alonso, capo del dipartimento della commissione europea che si occupa di vigilare sulla pluralità dei mezzi di comunicazione. Ed è proprio con la finalità di raccogliere e mappare queste segnalazioni che nasce mediafreedom.ushahidi.com, un progetto avviato su iniziativa della Commissione europea (Directorate General for Communications Networks, Content & Technology) e sviluppato dal sito inglese Index on Censorship in collaborazione con l’Osservatorio Balcani e Caucaso. Si tratta di una piattaforma accessibile a tutti su cui è possibile segnalare in tempo reale episodi di censura. Bastano pochi click per denunciare un caso. Il progetto durerà un anno e consentirà di ottenere un’accurata diagnosi sullo stato di salute della libertà d’espressione sul territorio continentale. A giugno del 2015, se i contributi saranno numerosi, si avrà un archivio delle violazioni alla libertà di espressione indicizzato e consultabile on line, che sarà tanto più dettagliato quante più persone (professionisti della comunicazione o semplici cittadini) daranno il loro contributo.  Articolo 21, con la sua esperienza e la sua tenacia nella lotta ad ogni tipo di censura, è un partner ideale per questo progetto. Il suo sostegno e il suo contributo alla diffusione della piattaforma saranno determinanti per il successo di questa iniziativa ambiziosa ed innovativa. Così come quello di tutti voi che leggete queste righe. 

martedì 24 giugno 2014

Su Art. 21

Egitto, giornata nera per la libertà di stampa

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“Un feroce attacco alla libertà di stampa, una giornata nera per l’Egitto”: così Amnesty International ha commentato la condanna di tre giornalisti di Al Jazeera English, giudicati oggi colpevoli di aver diffuso notizie false e di aver favorito il movimento fuorilegge della Fratellanza musulmana. Peter Greste, Mohamed Fahmy e Baher Mohamed, arrestati il 29 dicembre 2013, sono stati condannati a sette anni. A Baher Mohamed sono stati inflitti altri tre anni perché era stato trovato in possesso di un bossolo. L’organizzazione per i diritti umani ha dichiarato subito i tre giornalisti “prigionieri di coscienza” e ne chiede il rilascio immediato e incondizionato.
Degli altri sei imputati processati insieme ai tre giornalisti di Al Jazeera, due solo stati assolti e quattro sono stati condannati a sette anni. Altri giornalisti sono stati condannati, in contumacia, a 10 anni di carcere, tra cui Sue Turton, Dominic Kane (di nazionalità britannica) e Rena Netjies (olandese). Un osservatore di Amnesty International al processo ha riscontrato numerose irregolarità e una lunga serie di inettitudini. In 12 udienze, la pubblica accusa non è stata in grado di presentare una sola prova concreta che collegasse i giornalisti a un’organizzazione terrorista o che confermasse che gli imputati avessero “falsificato” delle immagini televisive.
La pubblica accusa ha ostacolato le richieste della difesa di riesaminare e contestare le prove a carico, dimostrandosi spesso impreparata e disorganizzata, spesso impegnata a esibire prove irrilevanti. Le testimonianze contro gli imputati ascoltate in aula sono apparse in contrasto con quelle rese precedentemente per iscritto. Nel corso dei contro-interrogatori, gli esperti hanno dichiarato di non essere in grado confermare se i giornalisti di Al Jazeera avessero falsificato delle immagini o avessero portato con sé materiali non autorizzati.
Insomma, un verdetto aberrante nei confronti di giornalisti giudicati alla stregua di terroristi solo perché il loro lavoro non andava bene alle autorità. Del resto, oggi in Egitto chiunque osi sfidare la narrativa di stato è considerato un bersaglio legittimo.
A rischio non sono solo i giornalisti. Nell’ultimo anno migliaia di persone sono state imprigionate nell’ambito della repressione del dissenso. La pena di morte è stata usata massicciamente: dall’inizio dell’anno 1247 condanne a morte emesse, 247 confermate e  7 precedenti condanne eseguite tramite impiccagione il 16 e il 19 giugno.
23 giugno 2014

venerdì 13 giugno 2014

Emergenza informazione

Emergenza informazione. La giunta batta un colpo. E in fretta

Articolo pubblicato il 13 giugno 2014
Censura+Internet
La giunta regionale deve intervenire al più presto su una delle principali emergenze della Sardegna: l’emergenza-informazione. I licenziamenti a Sardegna 1 e l’incredibile vicenda raccontata dai giornalisti di Sassari Notizie rendono evidente che questo settore fondamentale è totalmente allo sbando, lasciato nelle mani di “editori” che sembrano non avere alcuna idea del loro ruolo e delle regole di base delle relazioni sindacali.
Esistono da due anni tre disegni di legge che abbozzano un riordino del settore, delineano dei criteri per l’assegnazione della pubblicità istituzionale e prevedono interventi a sostegno delle nuove iniziative editoriali. Interventi molto poco onerosi per le casse pubbliche e subordinati al fatto che le società editrici applichino il contratto nazionale di lavoro. Alla fine della scorsa legislatura, il consiglio regionale aveva avviato l’istruttoria per arrivare all’elaborazione di un testo unificato. Non se n’è saputo più nulla.
Il mondo dell’informazione sta attraversando una autentica rivoluzione industriale in un momento di recessione economica. La combinazione peggiore che si possa immaginare. Nel Paese migliaia di posti di lavoro sono a rischio o sono stati già perduti e quelli nuovi – realizzati un po’ ovunque per la quasi totalità attraverso piccole iniziative editoriali – sono segnati da una condizione permanente di precarietà. Il rischio è che muoiano, assieme, gran parte del vecchio e tutto il nuovo. E che solo i grandi gruppi editoriali riescano a governare questa transizione. Col risultato di consolidare i piccoli monopoli regionali e di uccidere il pluralismo.
Eppure ci sono gli strumenti e le risorse per affrontare questa situazione. La giunta regionale provi per esempio a unificare le voci di spesa degli ultimi bilanci che sono riferibili, in modo diretto o indiretto, al mondo dell’informazione: pubblicità istituzionale, fondi erogati in base a criteri incerti per la promozione della lingua sarda, denaro sborsato per finanziare improbabili fiction o inutili convegni. Dopo averle individuate faccia la somma. Scoprirà che se solo una parte di questo fiume di denaro fosse stato destinato a interventi seri di sostegno alle start up (fornitura di servizi quali gli abbonamenti alle agenzie, contributi per l’acquisto delle tecnologie) nell’Isola già avremmo già oggi un’offerta di informazione ricca e articolata. Oltre che un numero non irrilevante di nuovi posti di lavoro.
Non intervenire in tempi strettissimi significa – al di là delle intenzioni dichiarate – accettare nei fatti che i cittadini sardi non abbiamo un’informazione pluralista. Significa, cioè, essere compartecipi della lesione di un diritto costituzionale. Non c’è tempo da perdere. La giunta batta un colpo. Siamo consapevoli che i problemi che il nuovo esecutivo si trova ad affrontare sono enormi. Ma questo problema – il problema della libertà di manifestazione del pensiero e della libertà di stampa – è uno di essi. Deve essere messo subito in agenda. Tra le priorità.
G.M.B.

martedì 3 giugno 2014

Nuova iniziativa di art. 21 su un tema fin troppo vecchio:

Conflitto d’interessi, un seminario di Articolo21 e di Astrid. Domani a Roma



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E’ difficile trovare un tema tra quelli proposti da Articolo21 che sia più ricorrente di quello sulla disciplina del conflitto d’interessi. Quando il Parlamento ha affrontato la questione della legge elettorale abbiamo stigmatizzato il fatto che questo argomento non fosse presente. Abbiamo detto però che avremmo preso sul serio la proposta di alcuni parlamentari di procedere con atto separato.
Ora che la Commissione affari costituzionali della Camera dei deputati ha messo la questione all’ordine del giorno ne abbiamo preso nota con grande interesse. Quindi abbiamo dato un’immediata adesione all’iniziativa di Astrid di convocare un seminario sul tema. Come è noto questo seminario su “La disciplina del conflitto di interessi ”avrà luogo mercoledì 4 giugno, dalle ore 17.00 alle ore 20,00, presso la sede di Astrid di Corso Vittorio Emanuele II, 142, Roma, Astrid e si realizza  in collaborazione.  Verrà presentata e discussa la proposta elaborata dal gruppo di studio di Astrid e di Articolo 21, su “La disciplina del conflitto di interessi” coordinato da Roberto Zaccaria e Stefano Passigli. Presiede Franco Bassanini, introducono Roberto ZaccariaStefano Passigli e Andrea Pertici. Hanno già confermato la propria partecipazione i deputati Alfredo D’Attorre, Andrea Giorgis, Francesco Sanna e il senatore Miguel Gotor e Giuseppe Civati.
Il testo introduce un sistema di prevenzione dei conflitti di interessi che nascono dalla presenza in capo alla stessa persona di interessi economici privati e interessi pubblici da perseguire in ragione della carica ricoperta. In questo modo si cerca di rispondere all’assenza in Italia di una normativa in merito, la c.d. “legge Frattini” prevedendo un sistema del tutto inefficace come sottolineato anche dalla “Venice Commission” (parere no. 309/2004 del 13/06/2005).Il sistema previsto si basa sulla c.d. “incompatibilità concreta e controllata”, per cui, premesso che per tutti i titolari di cariche pubbliche deve essere assicurata la assenza di interessi economici in grado di condizionarne il mandato, gli strumenti di prevenzione risultano differenti per le diverse cariche e in relazione alla diversa entità del conflitto, in tal senso assumendo un ruolo di rilievo anche l’Autorità preposta o anche una di quelle già esistenti.
3 giugno 2014