venerdì 13 giugno 2014

Emergenza informazione

Emergenza informazione. La giunta batta un colpo. E in fretta

Articolo pubblicato il 13 giugno 2014
Censura+Internet
La giunta regionale deve intervenire al più presto su una delle principali emergenze della Sardegna: l’emergenza-informazione. I licenziamenti a Sardegna 1 e l’incredibile vicenda raccontata dai giornalisti di Sassari Notizie rendono evidente che questo settore fondamentale è totalmente allo sbando, lasciato nelle mani di “editori” che sembrano non avere alcuna idea del loro ruolo e delle regole di base delle relazioni sindacali.
Esistono da due anni tre disegni di legge che abbozzano un riordino del settore, delineano dei criteri per l’assegnazione della pubblicità istituzionale e prevedono interventi a sostegno delle nuove iniziative editoriali. Interventi molto poco onerosi per le casse pubbliche e subordinati al fatto che le società editrici applichino il contratto nazionale di lavoro. Alla fine della scorsa legislatura, il consiglio regionale aveva avviato l’istruttoria per arrivare all’elaborazione di un testo unificato. Non se n’è saputo più nulla.
Il mondo dell’informazione sta attraversando una autentica rivoluzione industriale in un momento di recessione economica. La combinazione peggiore che si possa immaginare. Nel Paese migliaia di posti di lavoro sono a rischio o sono stati già perduti e quelli nuovi – realizzati un po’ ovunque per la quasi totalità attraverso piccole iniziative editoriali – sono segnati da una condizione permanente di precarietà. Il rischio è che muoiano, assieme, gran parte del vecchio e tutto il nuovo. E che solo i grandi gruppi editoriali riescano a governare questa transizione. Col risultato di consolidare i piccoli monopoli regionali e di uccidere il pluralismo.
Eppure ci sono gli strumenti e le risorse per affrontare questa situazione. La giunta regionale provi per esempio a unificare le voci di spesa degli ultimi bilanci che sono riferibili, in modo diretto o indiretto, al mondo dell’informazione: pubblicità istituzionale, fondi erogati in base a criteri incerti per la promozione della lingua sarda, denaro sborsato per finanziare improbabili fiction o inutili convegni. Dopo averle individuate faccia la somma. Scoprirà che se solo una parte di questo fiume di denaro fosse stato destinato a interventi seri di sostegno alle start up (fornitura di servizi quali gli abbonamenti alle agenzie, contributi per l’acquisto delle tecnologie) nell’Isola già avremmo già oggi un’offerta di informazione ricca e articolata. Oltre che un numero non irrilevante di nuovi posti di lavoro.
Non intervenire in tempi strettissimi significa – al di là delle intenzioni dichiarate – accettare nei fatti che i cittadini sardi non abbiamo un’informazione pluralista. Significa, cioè, essere compartecipi della lesione di un diritto costituzionale. Non c’è tempo da perdere. La giunta batta un colpo. Siamo consapevoli che i problemi che il nuovo esecutivo si trova ad affrontare sono enormi. Ma questo problema – il problema della libertà di manifestazione del pensiero e della libertà di stampa – è uno di essi. Deve essere messo subito in agenda. Tra le priorità.
G.M.B.

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