lunedì 14 luglio 2014

Vittore Bocchetta su SardiniaPost

Vittore Bocchetta: “Il Tribunale Russel e il dovere di prevenire l’odio”

Articolo pubblicato il 14 luglio 2014
vietnam
Al partigiano Vittore Bocchetta abbiamo proposto   – per la sua rubrica Testimone del nostro tempo – di commentare la richiesta, avanzata nei giorni scorsi a Roma da un gruppo di intellettuali e di politici, di avviare una nuova sessione del Tribunale Russel per accertare le responsabilità della morte di migliaia di migranti nel Mediterraneo. I promotori dell’iniziativa hanno paragonato la tragedia dei naufragi nel “mare nostrum” a quella dei desaparecidos argentini.  
ll Tribunale Russell nacque nel 1966. Fu un’idea generosa e piena di speranza. A quei tempi lavoravo a saggio sul Processo di Norimberga e la nascita del Tribunale Russel in un certo senso arrivò “a proposito”. Erano tempi in cui l’opinione pubblica nordamericana, dopo la guerra in Corea cercava, come al solito, un nuovo nemico. Gli studenti cominciavano ad agitarsi e presto, a smascherare le ingiustizie, sarebbe arrivato il movimento del ’68.
Personalmente di ingiustizie nel “Paese più democratico del mondo” ne ho visto tante, troppe: Ku Klux Klan, il maccartismo e la degenerazione dell’anticomunismo, poi dell’anticastrismo, dell’antimaoismo ecc. ecc… Ingiustizie antiche ed ingiustizie nuove. Una in particolare ha qualcosa a che fare con quanto accade nel Mediterraneo: la barriera eretta per impedire l’ingresso negli Usa dei migranti messicani e il loro rastrellamento. Ne ho visto alcuni catturati, spogliati dei loro pochi spiccioli, caricati su furgoni speciali e scaricati al di là della barriera di metallo del Rio Grande.
L’idea pacifista di Bertrand Russell e il “processo” alla guerra nel Vietnam che fu avviato col suo Tribunale mi riempie ancora di entusiasmo. Ancora mi fa sperare che si possano creare strumenti per opporsi alle guerre. Ma temo che col tempo anche questo sogno svanirà e il Tribunale rischi di diventare una tribuna. E poi una passerella per tanti personaggi esimi.
Ma immaginiamo che riprenda a funzionare e riesca a emettere una sentenza. Allora dobbiamo domandarci se questa sentenza sarà un atto di giustizia o di vendetta. E quale sarà la pena. E se alla fine i giudici saranno i vincitori o i vinti. E chi ne scriverà la storia: le vittime o gli esimi personaggi di cui parlavo? Intendo dire che l’idea di un Tribunale che giudichi delle guerre e dei crimini dell’umanità è giusta. Ma il mezzo più efficace per impedire le guerre e i crimini è prevenirli. Cioè prevenire l’odio.
Ci sono però degli odi antichissimi, che certo non possono essere più prevenuti. Quello, per esempio, tra israeliani e palestinesi che possiamo far risalire al 624, sei secoli dopo la morte di Gesù, quando Maometto compì la strage di Badr. Ancora e sempre quell’odio brucia senza sosta e senza tregua e quando con l’odio si giunge, come avviene, al suicidio, non resta spazio a logica umana e nessun Tribunale può porvi rimedio.
Vittore Bocchetta

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