martedì 30 settembre 2014

Sardegna avvelenata, qual è il bilancio del governo regionale?


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Quanto scritto da Massimo Dadea oggi su SardiniaPost attiene all'ecologia ambientale ma, anche, all'ecologia dell'informazione. A quella informazione negata, sviata, nascosta contro cui combatte la nostra Associazione.


Sono in molti a storcere il naso quando sentono che la Sardegna è la regione d’Italia più inquinata: ben 445 mila ettari, 100 mila più della disastrata Campania. Un terzo della popolazione sarda è esposto all’impatto di materiali inquinanti che avvelenano l’aria, l’acqua, la terra.
In molti storcono il naso, altri  si limitano ad una alzata di spalle quando leggono che molte parti dell’isola, specie quelle più vicine agli ex siti industriali, presentano un eccesso di mortalità per l’alta incidenza di tumori polmonari e della pleura. Altri ancora non riescono a dissimulare il proprio stupore quando gli viene riferito che questi dati assai allarmanti si possono reperire nell’indagine epidemiologicaSENTIERI: da alcuni, anche tra chi ricopre responsabilità istituzionali, spesso scambiata per la più famosa telenovela.
Lo studio epidemiologico “Sarroch, ambiente e salute” – quasi un involontario ossimoro – portato avanti da anni dall’Università di Firenze, ha confermato l’alta incidenza di malattie respiratorie, anche di tipo tumorale, di ipertensione arteriosa e sindrome ansioso depressiva, che affligge quelle popolazioni. Lo scetticismo diventa quasi fastidio quando si scopre che intorno ai poligoni militari diQuirra, Teulada e Capo Frasca, lo Stato, invece di tutelare l’ambiente e la salute, ha seminato e continua a seminare veleni e morte.
Ora, a distanza di mesi dall’insediamento della nuova Giunta, è legittimo chiedersi: cosa sta facendo il governo regionale per avviare a soluzione questa drammatica sciagura ambientale e sanitaria che grava sui cittadini sardi? Badate, non lo Stato patrigno, ma la Regione sarda.
Vediamo un po’: ha prontamente avviato una indagine epidemiologica indipendente che prenda in considerazione l’intero territorio sardo? Ha sollecitamente istituito il Registro dei Tumori? Ha deciso di destinare a favore dei servizi territoriali di prevenzione qualcosa di più delle poche briciole contenute nel corposo bilancio della sanità? Ha perentoriamente deciso di destinare a favore delle bonifiche ambientali una fetta consistente di risorse, visto che questo comporterebbe anche nuova occupazione? Ha posto un ultimatum definitivo allo Stato per la chiusura dei poligoni militari? Per adesso pare di no, ma non bisogna disperare. D’altronde sono trascorsi appena sei mesi.
Massimo Dadea



mercoledì 24 settembre 2014

Vittore Bocchetta su SardiniaPost

Il “fanatismo dell’Io” si nasconde sempre dietro qualche dio


Abu Bakr al-Baghdadi
Decapitazioni filmate e diffuse attraverso i social network in tutto il mondo. Una strategia del terrore e dell’orrore che atterrisce l’opinione pubblica. Ma, a parte i mezzi moderni attraverso i quali queste atrocità vengono mostrate, c’è qualcosa di diverso rispetto a quanto accadde nel Novecento col nazismo? E’ quanto abbiamo chiesto, per la rubrica Testimone del nostro tempo, al partigiano Vittore Bocchetta. Ecco la sua risposta.
Il dato di partenza è che a una platea globale giovane e smemorata viene offerto questo spettacolo orribile. Non è necessario avere una memoria centenaria per inquadrare quel che sta accadendo oggi nella Storia. E comprendere che queste esecuzioni rivelano la disperata inferiorità di chi le mette in atto. Al contrario di quanto vorrebbero far credere i loro autori, non sono prove di forza. La loro pericolosità sta nel fatto che diffondono l’idea di una fede fanatica che si spinge fino al punto di “uccidere per uccidere”. Una riedizione moderna del “muoia Sansone con tutti i filistei”.
La strategia nazista era ben altra cosa. Là c’era un disegno “moderno”, “tecnico” e “scientifico”. C’era il progetto per una “soluzione finale” che non va mai dimenticato perché era fondato su un piano esecutivo possibile. Ma aveva finalità diverse rispetto a quelle di quanti oggi erigono questi nuovi patiboli davanti al mondo con i loro orribili e folcloristici riti satanici.
I mezzi per uccidere, e quelli per diffondere la notizia delle uccisioni, continuano a progredire e l’industria bellica non conosce crisi. Dentro questo terribile progresso nasce periodicamente qualche “io” fanatico. Che, magari, si nasconde dietro qualche Dio. Ma è questo “io” a doverci allarmare.
Vittore Bocchetta

martedì 16 settembre 2014

Vittore Bocchetta su SardiniaPost


Vittore Bocchetta: “Non dimentichiamo gli orrori di ieri se vogliamo cancellare quelli di oggi”




David Heines
Riprende oggi, dopo la pausa estiva, la rubricaTestimone del nostro tempo del partigianoVittore Bocchetta. Al quale abbiamo chiesto di commentare appunto questa estate di guerra e di violenze.
Va via via sbiadendo la memoria degli anni Quaranta e della Seconda Guerra Mondiale, e i tempi dell’oblio assecondando quelli della scomparsa dei testimoni di allora, cioè di quanti si accaniscono a non dimenticare. Papa Francesco ora parla di “guerra mondiale a pezzetti”. Chissà: non c’è ancora un bilancio “mondiale” di quanto sta accadendo, quel che è certo è che tutte le guerre sono “mondiali” per chi viene violentato, torturato e ucciso.
Torna l’eterna domanda. Se cioè ci sia un fato ineludibile che periodicamente induce gli uomini ad ammazzarsi. O se invece a determinare questo “fato”  sia l’industria bellica, perché, tutto sommato, anche la spada e lo scudo hanno portato, assieme a fiume di sangue, il guadagno del fabbro che li costruiva.
Non so se c’è una “guerra mondiale a pezzetti”, né se ci sarà una “pace a pezzetti”. Ma so che se vogliamo davvero una pace mondiale, dobbiamo imparare a non considerare ‘vero e giusto’ solo quello che lo è per noi. Considerarsi i detentori della verità assoluta è la causa fondamentale delle guerre e forse non è un caso che oggi tornino quei tipi di guerra che più di tutti si fondano su questa illusione, le guerre di religione.
E’ già successo. E’ la nostra storia. Anche recente. Io la ricordo ancora bene, ricordo bene Hitler con le sua armate di pecore dotate di zanne di leone e i sessanta milioni di morti. Basterebbe fare memoria dei nostri sbagli per non ripeterli ancora.

Vittore Bocchetta

lunedì 8 settembre 2014

In un libro la sconvolgente storia di Nicolò Businco

venerdì 19 settembre  alle ore 18 alla Feltrinelli point, in via Paoli 19 verrà presentato il libro di Tonino Serra. Con  l’autore   dialogherà  il  giornalista Giovanni   Maria Bellu. L'Associazione ASIBIRI, che è tra i promotori dell'iniziativa, invita soci e simpatizzanti a partecipare.





Presentano

Nicolò Businco.
Storia di un errore giudiziario
di Tonino Serra



Le edizioni Condaghes in collaborazione con la libreria Feltinelli point e l'associazione Asibiri hanno il piacere di presentare il nuovo lavoro di Tonino Serra  Nicolò Businco. Storia di un errore giudiziario.

Uno sconvolgente spaccato della giustizia e della società sarda di fine  ottocento  che  racconta  la  devastante  povertà  delle  zone interne, le faide sanguinarie e le lotte politiche senza esclusione di colpi tra chi voleva mantenere corruzione e privilegi e i coraggiosi innovatori come Niccolò Businco che per questo suo impegno pagò un altissimo prezzo personale senza mai arrendersi fino al recupero della libertà e dell'onore.

Tonino  Serra, Ierzese con ascendenti di Tertenia e Ulassai,  medico fisiatra,  vive e lavora a Cagliari dal 1975.
Sindaco    del   suo   paese   negli   anni   ’80,   è   stato   consigliere provinciale e comunale  di Cagliari  dal 1990 al 1998. Ha pubblicato Ierzu,  storia  di  un  paese  contadino, Ierzu,  la  gente,  i  luoghi,   la memoria,  e alcuni  saggi su Quaderni  Ogliastrini. Con vari autori  ha curato  il libro  monografico Ogliastra.  Sta ultimando la monografia Ulassai, i percorsi della memoria.



Il giovedì del 16 luglio 1914, Nicolò Businco lasciò il carcere dopo quasi diciotto anni di detenzione. Con altri tre compagni di sventura - Giosuè Piroddi, Antonio Lorrai e Antonio Parlatariu di Tertenia - fu condannato all´ergastolo, in seguito a un processo che all´epoca fece scalpore, per l'omicidio di Ruggero Tedde, segretario comunale di Perdasdefogu, commessola notte del 16 agosto 1894.
Nel 1911, in seguito a pazienti investigazioni, i famigliari dei condannati erano riusciti a far incriminare per suborno e falsa testimonianza chi aveva determinato la condanna del 1898 e a ottenere la revisione del processo. Il nuovo si concluse tuttavia con l´assoluzione degli accusati, nonostante alcuni di loro avessero confessato.
Per via della logica perversa della burocrazia, Piroddi e Businco (gli altri due  erano  nel  frattempo  deceduti  in  carcere),  pur  essendo  stati
riconosciuti implicitamente vittime di un grossolano errore giudiziario,
furono ricondotti in prigione nell´attesa che si chiarisse la loro posizione processuale.  Giosuè  Piroddi  fu  liberato  il  17  febbraio  1912  mentre Nicolò Businco dovette attendere altri ventinove mesi nel penitenziario di Oristano.


Il libro  sarà presentato venerdì 19 settembre  alle ore 18 alla Feltrinelli point, via Paoli 19.
Con  l’autore   dialogherà  il  giornalista Giovanni   Maria
Bellu.

L’attrice Maria Luisa Businco leggerà alcuni  brani scelti del libro.

Durante  l'incontro verranno  proiettate immagini inedite dei  protagonisti della  vicenda  e dell'Ogliastra del periodo.