venerdì 17 ottobre 2014

Vittore Bocchetta: “Le combattenti curde e l’eroismo della semplicità”

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Questa settimana, la domanda della rubrica Testimone del nostro tempo del partigiano Vittore Bocchetta, scaturisce dalla valanga di pessime notizie che ci arrivano dall’estero. Eccola.
Tutti i giorni seguiamo con passione e angoscia le vicende dell’avanzata dei tagliagole dell’Isis, l’esercito del cosiddetto Stato islamico. Giungono regolarmente notizie di interi battaglioni dell’esercito iracheno che se la danno a gambe alla sola vista della bandiera nera. Le donne curde sono molto più coraggiose dei soldati regolari di tanti eserciti in fuga.  Il problema dei soldati regolari che non sanno o non vogliono combattere è ormai mondiale. Che succede?
“Che succede? Intanto voglio dire che, con davanti agli occhi quelle immagini di sangue e di dolore, spero che queste assurde bestialità finiscano al più presto. Ho vissuto e non ho mai dimenticato le cataste di essere umani prodotte del feroce cinismo nazista. Mi hanno così tanto assuefatto alla morte che le commemorazioni funebri mi lasciano impassibile. E temo che quella che è in me assuefazione al dolore possa sfociare in un sentimento collettivo di assenza di pietà. Non so se verrà mai il tempo in cui la memoria di quelle stragi ci aiuterà ad arrivare alla conclusione che non si debbano più ripetere, anziché a considerarle fatti che devono ciclicamente riproporsi nella storia”.
“Intanto, mentre mi pongo queste domande, il presente mi smentisce: si continua a uccidere per uccidere. Poi, un giorno, anche questa assurda vicenda dello Stato islamico diventerà storia, e saranno ricordati gli eroi e le vittime. Ma quanto sarà ricordata quella donna curda che si è fatta saltare in aria per impedire l’avanzata dei miliziani che volevano sterminare il suo popolo? Chissà. Ripenso alle donne della nostra Resistenza. Così poco ricordate, in confronto ai partigiani maschi, rispetto a quanto fecero per liberare l’Italia. E mi chiedo se succederà lo stesso. Temo di sì, temo che anche la memoria di quella donna eroica si appannerà. Per la semplice ragione che, come tutte le donne, ha compiuto il suo gesto eroico con semplicità, come si assolve a un’incombenza familiare, perché era una madre che pensava ai suoi figli. Ecco, il giorno in cui riusciremo a ricordare l’eroismo della semplicità, allora potremmo dire di essere a una svolta”.
Vittore Bocchetta

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