venerdì 14 novembre 2014

Minacce ad Abbate: “Er sistema” intollerante al giornalismo d’inchiesta. Da Art. 21


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di Edoardo Levantini*
Il giornalista Carlo Bonini racconta su La Repubblica delle recenti gravi intimidazioni nei confronti del collega dell’Espresso Lirio Abbate.Già sotto scorta per le sue inchieste sui clan di cosa nostra e sui loro legami con un pezzo d’economia e politica siciliana. Martedi sera – racconta Bonini- l’auto blindata di scorta di Abbate è pedinata, gli agenti addetti alla tutela del giornalista reagiscono al pedinamento e riescono,con grande abilità, a bloccare uno dei due uomini che segue la vettura blindata. Solo due mesi fa nei pressi della redazione dell’Espresso viene ritrovata una vettura, rubata, con un proiettile ed un biglietto per Abbate.
Lirio Abbate è autore di diverse inchieste sulla Roma criminale (fra le altre, Espresso 12 dicembre 2012) rimarrà alla storia quella sui quattro Re di Roma: Michele Senese, Carmine Fasciani, Giuseppe Casamonica e Massimo Carminati. Fasciani dopo decenni di arresti domiciliari come “malato terminale” finalmente è chiamato a rispondere, in regime di detenzione del 41 bis, di aver costituito e diretto un’associazione mafiosa operativa in Ostia. Fasciani attende la sentenza prevista per dicembre. Michele Senese detto “o pazzo” scampato, indenne, da diversi procedimenti penali. Fino a poco tempo fa anche Senese era “malato” ed inadatto al carcere ora è detenuto e condannato – in primo grado – all’ergastolo come mandante del delitto di Giuseppe Carlino: un omicidio, compiuto nel settembre del 2001, con modalità mafiose dice la sentenza di primo grado. E poi c’è Massimo Carminati ex esponente politico del Msi, ex terrorista Nar ex appartenente alla Banda della Magliana.Cervello fino, uomo di poche parole ma di grande affidabilità dicono di lui tutti i collaboratori di giustizia della banda della Magliana.
Uomo di “cultura politica e criminale” aggiungeva qualche magistrato negli anni Novanta. Perde un occhio in uno scontro a fuoco con gli uomini della Digos e dell’Ucigos mentre tenta di espatriare in Svizzera carico di denaro e gioielli. E’ il 21 aprile del 1981 e quella data gli cambia la vita. Negli anni Novanta è al centro dei misteri d’Italia uno per tutti il delitto del giornalista Mino Pecorelli, è accusato dagli ex compari della Magliana di essere uno degli assassini di Pecorelli. Da quest’accusa sarà assolto, come da altre che lo vedono arrestato alla fine degli anni Novanta assieme a vecchi amici.
Tutto questo accade mentre ad Ostia – per la prima volta – viene arrestato assieme ad un esponente della famiglia Spada un ex dirigente di alto rango del municipio con l’Accusa di aver commesso reati aggravati da modalità mafiose. Si affacciano negli atti giudiziari anche nella Capitale le contiguità tra pezzi delle amministrazioni locali e delle organizzazioni criminali. Tutto questo però sembra interessare assai poco la classe dirigente della Capitale, che rimane affaccendata in altre questioni.

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