domenica 29 marzo 2015

La morte di Giorgio Melis, grande giornalista, nel ricordo di Carlo Dore

‘L’Altra voce’ e la battaglia legale contro il giornalista-spia

giorgio melis 3
Quello che stiamo vivendo è veramente un periodo nero. Dopo la scomparsa, a pochi giorni di distanza l’uno dall’altro, dei due eccellenti magistrati Carlo Piana e Michele Iacono e dello straordinario medico Pier Franco Biddau, è venuto a mancare  Giorgio Melis, grande giornalista, forse il migliore che la Sardegna abbia espresso nel dopoguerra. Per intuito, per prontezza , per capacità di sintesi, per coraggio,per efficacia. Un tumore lo ha letteralmente devastato, sottoponendolo ad un calvario durato tre anni, da lui affrontato con un coraggio che ha avuto del sovrumano.Saranno state causa della malattia le troppe sigarette fumate durante le notti in bianco passate in redazione, sarà stato l’ambiente malsano, impregnato di fumo, dove lavorava, sarà stata la natura crudele che, spesso, si accanisce sui migliori risparmiando i peggiori. Ma, certamente, sono state anche le preoccupazioni e le amarezze che lo hanno tormentato negli ultimi anni, dopo il pensionamento da La Nuova Sardegna quando Giorgio ha visto, pian piano, crollare l’illusione, che era forse utopia, a lungo coltivata, di portare avanti, dopo che lo aveva creato, un nuovo giornale,che facesse da contrappeso alla stampa tradizionale, lottizzata e sclerotizzata, portando una ventata di novità e di freschezza in quell’ambiente nel quale Giorgio – da quel combattente irriducibile che era – non si riconosceva più.
La speranza era rappresentata da L’altra voce, che, Giorgio aveva fondato, impegnando buona parte dei suoi risparmi e mandava avanti, di solito on line, ma talvolta anche, splendidamente, su carta, avvalendosi di due giovanissimi collaboratori che, con la sua maestria, in poco tempo, aveva trasformato in eccellenti redattori.
L’altra voce, per alcuni anni, è stata, in Sardegna, l’unica reale e genuina espressione della libertà di stampa. Una palestra nella quale Giorgio poteva dire personalmente, o lasciar dire ai collaboratori esterni, generalmente autorevoli, ai quali dava spazio, “pane al pane e vino al vino”. Senza condizionamenti di sorta, ma nel rispetto della verità, scoperchiando, quando era necessario,le pentole maleodoranti del potere più bieco.
Certo, nel suo generoso impegno, Giorgio non si è mai inventato nulla. Anche se le sue denunce erano espresse con il suo linguaggio graffiante, da polemista e giacobino. Sta, peraltro, di fatto che – quasi per un passaparola fra i “potenti”- ben presto scattavano le querele in sede penale e le azioni di risarcimento danni in sede civile con la richiesta della sua condanna a pagare decine e talvolta centinaia di migliaia di euro, alle quali, certamente, non avendo dietro le spalle un editore, non poteva far fronte .
Emblematica, fra tutte, la sentenza, addirittura grottesca, di un giudice del nord Italia, che per aver Giorgio dato della “spia” ad uno che spia lo era davvero, come accertato da altre più autorevoli sentenze, lo condannava a pagare, a titolo di risarcimento, oltre centoventimila euro, costringendolo ad affrontare, anche per il mio tramite, una lacerante e costosa causa d’appello davanti alla Corte di Milano che, solo alla fine, gli rendeva giustizia.
Ora resta il ricordo di una persona buona e generosa, di un “cattolico adulto”, come amava definirsi, di un uomo coraggioso, che credeva nel suo lavoro, nella famiglia, che amava profondamente, nella solidarietà e nell’amicizia. Di quell’amicizia della quale, anch’io e mia moglie abbiamo goduto negli ultimi anni, quelli più dolorosi, della sua vita. Non lo dimenticheremo.
Carlo Dore
(foto Studio Rosas)

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