lunedì 22 giugno 2015

Un nuovo cittadino per Cagliari: il partigiano Vittore Bocchetta


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Un combattente per la libertà contro il giogo nazifascista. Un “Testimone del nostro tempo” – come il titolo della sezione curata per il nostro giornlae – che ha pagato il suo impegno con il carcere e la deportazione nei campi di concentramento Flossemburg e Hersbruck e che oggi si divide tra l’arte – le sue opere si possono ammirare in questi giorni al Ghetto degli ebrei di Cagliari – e l’instancabile opera di testimonianza su quel che fu uno dei periodi più bui della nostra storia recente. È Vittore Bocchetta, nato a Sassari il 15 novembre 1918, antifascista membro del Comitato di liberazione nazionale di Verona, al quale la città di Cagliari si appresta ad assegnare la cittadinanza onoraria. L’iniziativa è partita dal consigliere comunale dei Rossomori Giuseppe Andreozzi, primo firmatario di una mozione sottoscritta dal sindaco Massimo Zedda e da oltre due terzi dell’assemblea civica.
“Vogliamo evidenziare l’esempio di vita dell’uomo – dice oggi Andreozzi – perseguitato per le sue idee libertarie durante il fascismo e distintosi anche per la partecipazione alla liberazione di centinaia di militari italiani imprigionati dai nazisti nella città di Verona, dove viveva e vive tuttora, i successivi arresti e la deportazione nei lager tedeschi, dai quali si salvò miracolosamente. Ma vogliamo anche evidenziare l’attività artistica di Vittore Bocchetta, le cui sculture, mirabili esempi di arte contemporanea, sono esposte in importati musei e luoghi pubblici a Chicago, Verona e Hersbruck e la vasta e preziosa attività letteraria, con testimonianze sulla propria esperienza nei lager nazisti, ma anche saggi-denuncia sul coinvolgimento dell’industria chimico-farmaceutica tedesca nel nazismo”.
Non ultimo poi, “l’impegno per la nostra città di Vittore Bocchetta, che ancora oggi, nonostante le fatiche dell’età (97 anni, ndr), lo porta a raccontare ai giovani l’importanza della libertà fuori dai conformismi di ogni natura, della civile convivenza e della giustizia sociale. Questo – conclude Andreozzi – giustifica ulteriormente il riconoscimento della cittadinanza onoraria”.

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