mercoledì 11 novembre 2015

Giorgio Melis, il giornalismo etico e libero. Dialogo in pubblico con Gian Antonio Stella

Gian Antonio Stella
Sono passati poco meno di otto mesi dalla morte di Giorgio Melis. L’associazione Asibiri per l’ecologia dell’informazione e l’associazione Malik – nell’ambito della sesta edizione de “I libri aiutano a leggere il mondo” – lo ricordano a Cagliari, nella libreria Edumondo (via Machiavelli 73) alle 17 di venerdì 13 novembre, in una conversazione in pubblico dell’inviato ed editorialista del Corriere della SeraGian Antonio Stella con Giovanni Maria Bellu. Il tema dell’incontro è “Giorgio Melis, un esempio di giornalismo etico e libero”.
Era il 29 marzo scorso quando Giorgio Melis se ne andò dopo aver combattuto col consueto coraggio contro una brutta malattia. “Giorgio – ha detto Giovanni Maria Bellu annunciandolo l’iniziativa – ha lasciato un vuoto enorme, che difficilmente potrò essere colmato, nel mondo dell’informazione isolano, ma non solo. Era infatti un punto di riferimento stabile per colleghi delle testate nazionali che volevano capire quel che accadeva in Sardegna al di là dei comunicati ufficiali. Questa sua idea del giornalismo gli è costata moltissimo da tutti i punti di vista. Ma non si è mai piegato. Non ha mai rinunciato a scrivere e a sorridere. Due cose insopportabili per chi ritiene che l’informazione debba essere sempre una stampella del potere costituito”.
“Ho sempre avuto l’impressione – ha scritto Gian Antonio Stella nell’editoriale in suo ricordo pubblicato lo scorso 30 marzo su Sardinia Post (e visibile, assieme a tutti gli altri materiali, nello spazio permanente in memoria di Giorgio Melis sulla homepage del sito) che Giorgio avesse un’idea “morale” di questo lavoro. Centrata sul caposaldo della libertà. Dopo tanti anni, mi rendo conto oggi che non so neppure come votasse, questo nostro amico che se n’è andato. Non gliel’ho mai chiesto. Non era importante. Non perché io ritenga la passione politica secondaria, anzi. Ho orrore del qualunquismo. Ma sono assolutamente certo che quale che sia la fede di ciascuno, l’unica posizione possibile davanti a una notizia, alla scoperta di uno scandalo, ai risultati di un’inchiesta scomoda sia l’assoluta libertà di giudizio. Assoluta. Al di là di qualunque convinzione politica. E quando parlavi con lui avevi esattamente questa percezione: che fosse non solo un giornalista libero ma un uomo libero. Ricco di intelligenza e ironia. Quella che perfino dopo essere stato colpito dallo «stramaledetto» (così lo chiamava Curzio Malaparte) gli ha consentito fino all’ultimo di telefonare agli amici col sorriso sulle labbra”.

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