martedì 19 gennaio 2016

A proposito di "Ecologia dell'informazione"...







Dal sito https://medium.com/@margotten/se-questa-è-informazione-97b907ddcc55#.y5l0adet3Come



Se questa è informazione

(aspettando l’Odg è sui social media che si agisce)




Sia chiaro: ne abbiamo le scatole piene. Sì, ne abbiamo. Parlo al plurale senza essere demagogico perché oramai è appurato
 che sono in tanti, troppi, ad averne le scatole piene di CastedduOnLine: un sito che vuole essere di informazione locale 
ma che di giornalistico non ha nulla. Ma proprio nulla.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è questa: stamattina (19 gennaio 2016) a Cagliari è avvenuto uno scontro tra due convogli della linea tramviaria (erroneamente chiamata metropolitana leggera o di superficie). Sui social giornalisti o semplici cittadini hanno subito postato le loro foto per informare di ciò che è avvenuto. Ad esempio:




Tutti gli organi di informazione parlano in modo corretto dell’accaduto: sia i principali quotidiani (cartacei e online) regionali, L’Unione Sarda e La Nuova Sardegna, sia altre testate locali come SardiniaPost e CagliariPadSardegna Oggi
sia i corrispondenti di testate nazionali.
Tutti tranne uno, CastedduOnLine, che invece titolava così:




“ESPLOSIONE”, capite? Hanno parlato di esplosione nel titolo sparato sul sito e rilanciato sui social dallo stesso 
direttore del sito:




“Una parte del vagone della metro è esploso […] Le cause sono ancora da accertare”. Parole del genere non sono 
un’interpretazione dei fatti, non sono cautela. Sono un vero e proprio travisamento volontario dei fatti. Perché bastava 
vedere cosa hanno scritto le altre testate, bastava vedere cosa riportavano i cittadini sui social, le foto, i commenti dei primi 
testimoni, bastava leggere cosa ha scritto la propria cronista, prima di fare un titolo del genere.
Il termine “esplosione” è stato scientemente utilizzato per creare apprensione, paura, emozioni forti che ci fanno 
pensare con la pancia invece che col cervello, che stuzzicano il nostro morbo, la nostra macabra curiosità e che ci 
inducono a fare click.
Se altre volte il gioco è riuscito, e il clickbaiting ha portato risultati (economici) sperati, questa volta no. Questa volta a CastedduOnLine hanno giocato troppo sporco. Anche se altre volte si è denunciata la loro malafede questa volta si è andati oltre: l’indignazione adeguata e generalizata di giornalisti e lettori, delle persone che hanno svelato il gioco e denunciato il 
comportamento da carogne (nei confronti dei lettori) di questa testata.




Un’esplosione effettivamente c’è stata a Cagliari questa mattina. Un’esplosione di indignazione contro questa pratica fraudolenta. 
Per questo ho esordito che ne avevamo le scatole piene, al plurale. Cinque screenshot non rendono bene la portata dell’accaduto 
ma se si va a vedere i “Mi piace”, le condivisioni, l’engagement allora si capisce questo epic fail di CastedduOnLine.

Perché il sito non è nuovo a sparate dinsinformative del genere. Lo hanno fatto con i rom, con i deboli. Lo fanno ancora 
più spesso con politici, imprenditori o semplici persone con cui hanno screzi o divergenze personali, mettendole alla berlina. 
E’ il loro modo di agire. Probabilmente lo faranno anche con me.
Questa volta, dicevo, il gioco si è rotto. E bisogna dire grazie ai social. Anche se con #twitterdown, come ha scritto
 Insopportabile, l’aggregazione e il commento di notizie con Facebook è stato meno agevole, è con i social che si è potuto smascherare l’inganno, i mistificatori, cialtroni che non fanno altro che prendere quotidianamente in giro i cittadini. 
Qualche lettera al giornale o commento a un articolo su un sito non avrebbero avuto la stessa forza dei post su Facebook, p
erché non sarebbero circolati così tanto.
Smascherare pubblicamente una continuativa pratica lesiva del diritto dei cittadini a una corretta informazione non basta. 
Non so se un articolo che riporti deliberatamente la parola esplosione sia un reato. So per certo che quella compiuta da CastedduOnLine è un grave violazione della deontologia giornalistica. E lo è perché non è la prima volta che accade. 
Lo è perché, oltre ad esprimere disprezzo per i lettori e fornire loro informazioni deliberatamente non veritiere, questa pratica rappresenta una grave lesione della dignità di tutti i giornalisti, intesa come categoria, e dell’Ordine a cui sono iscritti
che però ancora non è intervenuto in modo deciso per mettere definitivamente fine a certe pratiche.
La funzione principale dell’Ordine dei giornalisti è dare una tutela ai cittadini, sanzionando chi viola la deontologia e per questo dà un’informazione distorta, ingannevole. Un errore può capitare, non ho conosciuto giornalista che non ne abbia commesso uno. 
Però la deliberata e continuativa pratica fraudolenta è cosa diversa. E va fermata.

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